Quattordici: Riempire la nostra foto

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Riempire il tempo e’ la cosa più difficile. Mi spiego: tutti dobbiamo riempire il tempo, altrimenti cadremmo in un vuoto senza definizione, che non farebbe altro che aumentare il nostro panico, le nostre paure.

Ognuno riempie il tempo come vuole. Ma, ci sono dei riempitivi (forse) che ci lasciano maggiori soddisfazioni, come scrivere, leggere, fare una passeggiata tra la natura. Amare qualcuno. Amarlo fino all’infinito. Anche se, quando si ama troppo, si rischia di perdere il nostro riempitivo, favorendo un  “riempitivo” comune. E non sempre è positivo! :'(:'(

Riempire il nostro tempo, tralasciando i nostri obblighi, è la cosa più difficile. Perché dovremmo trovare un riempitivo senza obbligo, che facciamo giornalmente e curiamo con tutte le dovute attenzioni. Ma, trovare un riempitivo giornaliero potrebbe diventare un obbligo, che alla fine e non sempre ci dà soddisfazioni quotidiane.

Quindi? Che si fa?

Niente.

Con la calma tutto si risolve.

Le nostre passioni anche se potenzialmente diventano obblighi, in realtà, sono aspetti di noi che ci fanno sentire vivi e che hanno bisogno di regole per esistere. Punto.

By,

Il pippaiolo del giorno.

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Dodici: Arrivato a destinazione

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Le case passano, mentre tu le guardi da un treno. Vedi case diverse. Case colpite dal sole, che le rende diverse. Case colpite dall’ombra, che le rende statiche. Quasi anonime.
Mentre ti dirigi verso altre destinazioni, fuori, vedi storie. Di cui non conosci nulla. Puoi solo immaginare.
Vedi gente che mangia, che discute. Senza sapere che sta dicendo. Vedi bambini che giocano a calcio, sopratutto di pomeriggio. Dopo scuola.
Vedi panorami diversi, montagne innevate, campagne, distese.

Mentre ti dirigi verso altre mete, dentro, senti maggiormente la tua storia. Chi sei ora, chi sei stato, chi potresti essere. Ti vedi dentro ed è la cosa più difficile. Perché non puoi uscire. Andare altrove. Sei circoscritto alla carrozza del tuo treno. E lì devi stare. 

Mentre ti dirigi verso altre mete, rifletti dentro e fuori. Le due realtà si incastrano fino alla fine del viaggio. Forse è un bene perché c’è comunicazione tra poli opposti, che forse, e dico forse, in altri frangenti non si incastrerebbero. E questo non è un bene.

Le case passano, le storie si percepiscono. E tu sei arrivato a destinazione.
Ora tocca a te amalgamare Dentro e Fuori!

Buona serata.

Undici: Dopo la fermata

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Questa mattina ho incontrato una famiglia: madre, figlio e figlia. Una famiglia comune che fatica ad arrivare a fine mese, una famiglia che ha scelto di prendere l’autobus e non pagare il biglietto.
Passa il controllore e la mamma riceve una bella multa. Che non firmerà e che accetterà controvoglia.
Non giudico nessuno. Poiché la signora avrà avuto i suoi motivi per non pagare il biglietto.
Ma, la cosa che mi ha colpito di più in questa vicenda, apparentemente banale, è stato lo sguardo della signora. Occhi cattivi e sofferenti, aggressivi e pieni di risentimento. Occhi che hanno parlato e in due minuti hanno detto: “Non rompere,  caro controllore, perché non ho i soldi per mangiare. Figurati se li ho per pagare un misero biglietto di una misera corriera di una misera città provinciale” .
Quegli occhi hanno parlato. Hanno circoscritto una situazione di vita, che nemmeno la Leosini, giornalista di grande spessore, sarebbe stata capace di descrivere.
Alla fine, la signora è tornata mamma e i suoi occhi hanno rassicurato i figli, imbarazzati per la situazione.

Morale: gli occhi quasi sempre dicono più delle parole. Gli occhi feriscono, acconsentono e dicono sempre la verità. Sempre.

Buona serata!

Dieci: Silencio, por favor…

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Silenzio.
Un panorama fantastico, una panchina, due alberi verdi e un lampione.
Silenzio.
Una notte insonne, mentre fuori non passa nessuno. Vedi solo le luci delle vie, illuminate ad intermittenza.
Silenzio.
Il risultato di un esame, di un’analisi. Di un colloquio importante.
Silenzio.
Tu ed io mentre, mano nella mano, guardiamo il panorama. Ci stringiamo le mani, più forte che possiamo. Fino a farci male.
Silenzio.
Un uomo solo per strada. Non calcolato da nessuno. Solo! Solo! Solo!
Silenzio.
L’ amore che diamo, la cattiveria che facciamo. Le parole che dovevamo dire e che non abbiamo detto.
Silenzio.
Le opere di bene non raccontate, le ragazze che da sole mangiano il panino sull’autobus, le amiche che non hanno bisogno di parole per intendersi.
Silenzio.

Silencio, por favor!

Nove: Agosto

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Caldo afoso. Siamo in agosto. Un agosto, di tanto tempo fa. Un agosto spensierato, con il sole in fronte.
Nessun problema, nessuna preoccupazione, nessun modo di riempire il tempo.
Tutto era spontaneo, vissuto, senza “un rimandero’ a domani”. Perché quando si è piccoli non si vive per progettare. Si vive per divertirsi, giocare, buttarsi l’acqua addosso, farsi male, piangere e rialzarsi.
Quel caldo afoso me lo ricordo ancora, ma lo sopportavo a differenza di oggi. Lo sopportavo perché non gli davo un peso. Il peso della maturità.
Agosto: le litigate con mia sorella, la merenda della nonna, il gelato al bar. La felicità di poter condividere un pezzo di torta, fuori, perché allora in paese era tutto più semplice.
Si rideva per una parola detta a caso, per una storia raccontata dalla signora che le sapeva raccontare. E che ci metteva la giusta enfasi per farci sorridere. E poi ridere.
Questa mattina ha nevicato ed io ho ripensato ad Agosto.

Buona serata.

Otto: Dentro o fuori?

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Penna, quaderno. Fogli. Fogli sparsi, così, a caso. Guardi fuori, c’è la neve. Poca pochissima.
Guardi dentro e fai fatica. Perché guardarsi dentro è la cosa più difficile al mondo. Si scoprono le nostre imperfezioni, paure. I nostri blocchi. Si scoprono le vere realtà, le vere verità, che nascondi quando cammini per strada e vedi una tua amica, incontrata per caso.
Fuori è buio, dentro di più. Fuori c’è il sole, dentro le nuvole. Fuori la salute, dentro la malattia.
Il connubio fuori-dentro è un connubio perfettamente imperfetto.
Siamo imperfetti sia dentro che fuori, ma fuori è più facile vedere il sole, nonostante il buio.
Fuori siamo gente che passeggia, con il sorriso stampato, il trucco perfetto, il parrucco senza macchia. Dentro siamo un disastro.
Disastro imperfetto che ci rende umani.

Buona serata.

Sette: Sull’autobus

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Ci sono dei posti, delle strade, delle situazioni in cui ti senti a tuo agio. Stai bene. Senza dire una parola. Stai bene. Senza spiegarti il perché.

E’ proprio in quei posti dove le idee prendono forma, dove il tuo yo prende il sopravvento. Lasciando il “noi” fuori.

Il mio posto preferito è l’autobus. Un posto neutro, come lo chiamo io. Un posto in cui vedi gente che non conosci, a cui non devi dimostrare nulla. Gente anonima, che ha storie proprie. Ma non te ne frega un cazzo delle loro storie.
Puoi immaginarti cosa fanno. Ma, poi ognuno va per la sua strada. Una strada diversa dalla tua.
Sull’autobus, osservi fuori. Paesaggi sempre simili, se fai lo stesso tragitto. Ma, mai uguali. Oggi piove, domani c’è il sole, di sera vedi i negozi chiudere. Di giorno vedi il fruttivendolo aprire.

Sull’autobus, passano storie, vite diverse. Amori che nascono. Telefonate che fanno piangere. Ma, tu stai lì. Immobile e seduto, a volte. Pensando ai tuoi progetti immediati o prossimi. Pensando a te stesso. Per un momento. A quello che vuoi. Lasciando da parte il tuo yo personaggio, che forse per gli altri ha qualcosa da dimostrare.

Buona serata.

Sei: I tramonti

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I tramonti sfiorano i visi. Nonostante il giorno sia passato. Nonostante ci siamo visti per tutta la giornata.

È strano. Ma, non lo è. Allo stesso tempo.
Perché al tramonto, ad esempio, al mare,  tutto è più intimo. Ma è quell’intimita’ da primo appuntamento: ci si guarda negli occhi, a volte ci si perde in quelli dell’altro. A volte.

Mi piace il concetto di sfiorare. Perché nello sfiorare, quasi toccare, c’è tutto. C’è la voglia di conoscersi, di toccarsi, di baciarsi. La voglia di volere qualcosa e di non averla subito. Come quando ti sacrifichi per un obiettivo e a fine giornata sei felice, perché hai messo un tassello in più nel raggiungimento del tuo progetto.

I tramonti permettono agli innamorati di conoscersi, in un ambiente di sottofondo, tra la luce e buio.

Amo il tramonto. Perché c’è qualcosa di magico. Perché nulla è scontato. Perché tu ed io non siamo noi. Ma, siamo ancora tu e io.

Buona serata!

Cinque: l’albero della mia verità

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A volte mi chiedo se ci sia una verità. E mi  rispondo sempre che la verità assoluta non esiste. Non c’è una verità. Ci sono tante verità. Ognuno ha una sua verità, una propria legge. Che gli permette di capire cosa sia giusto o no per la propria vita.

Mi chiedo come fanno alcune persone a scegliere le verità altrui. Forse è più comodo? Sicuramente lo è. Scegliere le verità altrui è come dire sempre sí ad un capo ed essere succube della propria idea. Un’idea lontana dai nostri principi.

Che cos’è la verità? Non lo so. So solo che una verità assoluta non esiste. So solo che non mi fermo alla prima verità. Ma, vado avanti fino a quando trovo la mia verità. Una verità mai statica. Sempre in movimento.

Notte.