pensieri

38: Una mattina…

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Dormono, Gennaio 2016

Una mattina come tante ti vedi diverso. Diverso da come eri ieri. Da come hai vissuto fino a ieri. Ieri un tempo vicino, così lontano.

In lontananza, scruti quello che hai progettato: le tue aspirazioni, i tuoi sogni, gli obbiettivi raggiunti, quelli abbandonati. Oramai nel dimenticatoio.

In lontananza, ti rivedi giovane e spensierato. I pomeriggi per il corso con la tua amica di sempre, a parlare di vacanze studio. Di Università, della cena da organizzare per il compleanno di Sabrina.

Vedi i piccoli passi che ti hanno permesso di essere come sei ora. Oggi. Rivedi la tua ribellione, le tue risposte dette a caso. La voglia di esserci. Di diventare per forza qualcuno. La voglia di diventare qualcuno, non per te stesso. Ma, per chi ti stava intorno.

In lontananza, ti vedi piccolo. Lo spazio ed il tempo per un attimo diventano fratelli. Fratelli di sangue. Quell’essere piccolo che ora osservi con la lente di ingrandimento, ti fa tanta tenerezza. Ma, ti dà tanta forza. Quella forza che hai ora, grazie a quel piccolo bambino che giocava spensierato in una campagna sempreverde.

Una mattina come tante, ti vedi diverso. Cambiato. Ti guardi allo specchio. Apparentemente sei sempre tu, ma in realtà il tuo viso esprime qualcosa di nuovo, il tuo corpo parla un linguaggio diverso. Diverso da quello di ieri.

Una mattina di marzo, aprile, maggio, di un mese qualunque, ti guardi allo specchio. In te vedi qualcosa di nuovo. Sei cambiato. Sei cresciuto. E l’hai capito.

Buona serata,

Em@

Canzone di sottofondo, mentre scrivevo il post:

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pensieri

37: Scie di presenza

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Venerdì Santo, Marzo 2016

 

Conoscevo di vista una ragazza che scriveva un diario. Parole decoravano la sua elegante agenda. Tutti i giorni andava nello stesso bar, si accomodava nella postazione accanto alla vetrina. Tutti i giorni, con il vento, la pioggia, il caldo, era lì. Il suo appuntamento fisso, la sua dolce dimora. Il luogo per eccellenza in cui le parole dette a caso si trasformavano in testi sensati. Sensati per lei.

Ogni volta che passavo e la vedevo in quel bar, la sua immagine mi metteva in soggezione. Ero timido. Lei no. Era sicura delle sue parole, di ciò che scriveva. Diceva. Anche se non ho mai letto nulla. Era sicura, perché la scrittura la rendeva tale. Era brutta, ma appariva bella. Era simpatica. Lo sembrava. A volte, leggeva e rideva. E segnava tutto nella sua agenda elegante. Era diversa. Diversamente interessante.

Un giorno di fine marzo non la vidi più. Non vidi più i suoi occhi smarriti, la sua sicurezza. Il suo sguardo perso nel vuoto, la voglia di farcela. Nonostante tutto. Non ho visto più la valigia piena di scartoffie, le sue matite ansiosamente appuntite. Non ho visto più la sua presenza.

Ora, ogni volta che passo, ritrovo la sua scia. E ripenso a quello che è stato. A quello che pensavo ogni volta che passavo per quel bar, in pieno centro storico. Ripenso a quella presenza fissa a cui non davo importanza. Che a volte prendevo in giro, a volte analizzavo. Ripenso ad un immagine che non c’è più.

Ora, ogni volta che passo, ritrovo la sua scia. Perché ci sono delle persone, situazioni, cose o case che non cessano di esistere quando la presenza diventa assenza. Assenza reale. Realmente percepita.

Buona serata,

Em@

 

 

libri · Senza categoria

36: Pedro

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Lorenzo Marone, La Tristezza ha il sonno leggero, Longanesi, 16,90 euro.

 

 

Le giornate si sono allungate. Oggi c’è un sole che spacca le pietre, qui in Abruzzo. Pian piano torniamo alla quotidianità di sempre e recuperiamo pensieri, chiusi per qualche giorno in un cassetto.

Durante queste feste, ho mangiato il giusto, ho passeggiato il giusto e sono stato uno zio presente, il giusto. Perché ho avuto la brillante idea di portare dai miei il mio cagnolino (Pedro), che per tre giorni è diventato la mia ombra, il figlio adottivo con la sindrome dell’abbandono.

Durante queste feste, mentre riposavo, con Pedro in braccio, tra le gambe o sul petto, ho finito di leggere un libro che parla di famiglia, rimanendo in tema natalizio-pasquale.

Un libro interessante, scorrevole, profondo. Un romanzo dove le dinamiche di una famiglia non tradizionale rappresentano il fulcro di una narrazione per nulla scontata.

Si parla di famiglia, dunque.

Personalmente credo che la famiglia sia la parte più importante di una persona. La parte essenziale. Credo che se due persone non stanno bene insieme (soprattutto per il bene dei figli) devono separarsi, mantenendo un legame di rispetto reciproco e stima. So che molto spesso non è possibile, ma l’amore per i figli deve diventare quel motore, capace di portare lontano dissidi e dissapori.

La famiglia è quel luogo in cui una persona deve sentirsi libera. Libera di essere chi vuole, libera di poter esprimere la propria opinione, libera di poter agire per un bene comune e individuale.

Credo fermamente nel concetto di famiglia allargata, perché non si deve soffrire per rispettare i canoni della famiglia tradizionale. Credo nella famiglia tradizionale, quando si danno i giusti valori. Credo nella famiglia non tradizionale quando si danno i giusti valori.

Le giornate si sono allungate. Oggi c’era un sole che spaccava le pietre. Vi lascio perché la mia famiglia, più precisamente, il mio cagnolino Pedro mi aspetta per la solita passeggiata.

Buona serata,

Em@

pensieri

35: Mi emoziono

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Manoppello, marzo 2016

Amo quei visi soddisfatti. Seriamente. Quelli di uno studente che si è appena laureato. Di una donna che ha appena dato alla luce un bambino. Di un papà che  vede la figlia sposarsi.
In quei visi trovo la verità, la genuina emozione.
Emozionarsi per una cosa. Senza filtri e congetture. Emozionarsi per una cosa realmente sentita.
Ogni volta che torno dai miei, nella mia cameretta, ritrovo quell’emozione.
Ripenso a com’ero. A chi ero. E a cosa pensavo. Ripenso alle passeggiate con la mia amica Manuela, alle ansie di un’imminente interrogazione. Agli amori mai detti e a quelli consumati di nascosto. Ripenso ai periodi no e alla voglia di andare fuori. Uscire anche per poco da una realtà che mi stava un po’ stretta.
Ogni volta che torno dai miei mi emoziono. Guardo il panorama di una campagna apparentemente uguale. Uguale a quello che ero. Diversa da quella che sono.

Buona Pasqua.

Em@.

pensieri

34: Sempre lui

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A volte passano gli anni. Senza rivedersi. Solo i ricordi allietato le giornate, rendendole meno nostalgiche. Le passeggiate a Villa Mirafiori. La tappa al solito bar, alla solita ora. I profumi di primavera e soprattutto la luce di Roma. Una luce mai ferma. Sempre in movimento. A intermittenza.
Le lezioni che sembravano infinite. Le ore che non passavano. E gli esami che mettevano ansia. Quasi un’angoscia esistenziale.
Oggi, a distanza di anni, ho incontrato per caso in una città di provincia (la mia città,  Chieti) un mio amico dell’Università.
Un incontro – scontro piacevole. Un viso diverso, più maturo. Un sorriso uguale a come lo ricordavo. Qualche capello in meno. Ma, sempre un bel ragazzo.
Gli ho offerto un caffè. Come ai vecchi tempi. Abbiamo parlato per due ore, senza interruzione. Come se il tempo si fosse fermato.  Come se gli anni non fossero passati.
Ci sono delle persone che prendono strade diverse, ma quando le ritroviamo sembra che il tempo non sia passato.
Resta ancora quell’alchimia. Che non scompare. E non si dimentica.

Buona serata,

Em@

pensieri

33: Scrivere…

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Quasi come Vetusta, marzo 2016

 

L’antico racchiude molto. Spesso lo dimentichiamo. Dimentichiamo chi siamo, da dove proveniamo.

Mia nonna per esempio era una scrittrice. Scriveva lettere. Durante la guerra, era l’unica nel suo paese che sapeva scrivere. In cambio riceveva beni di prima necessità. Uova, pane, farina.

Rielaborava pensieri di donne sole, creava contenuti di storie di amore che iniziavano a sbocciare. Era un tramite. Un tramite utile, indispensabile. Una voce che permetteva di portare nello scritto emozioni, gioie, pianti e frustrazioni.

Scrivere è una cosa difficile. Si scrive, ma non si parla mai di scrittura. Ora scrivono tutti e democraticamente è giusto. Ma, la scrittura è tanto altro. Studio, lettura, passione, curiosità. Non basta avere il talento. Il talento è un punto di partenza. Non un punto di arrivo.

L’antico racchiude molto. Il nuovo, quello che stiamo vivendo. La scrittura racchiude tutto: oggi, ieri e forse anche domani.

Buona serata,

Em@

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pensieri

32: Particolare

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Una vista particolare, gennaio 2016

 

Lui mangia una mela. Raro trovare un ragazzo o una ragazza con una mela in mano! Oggi vanno di moda le Red Bull. Ieri le birre.

Comunque, lui mangia una mela seduto su una panchina verde, vicino alla scuola che frequenta. Oggi è uscito prima ed aspetta lei.

Il lui che mangia la mela dà un morso alla volta. Naturalmente. Ma, è calmo, quasi il contrario di un ragazzo di 18 anni. Calmo come le persona calme che vivono la vita senza immergersi nei perché che molte volte uccidono.

E’ ora. Suona la campanella.

Lei esce. Accanto, una sua amica: bella, alta, con il taglio rasato che portava Emma Marrone quando vinse Sanremo.

Lei, niente di che. Carina, occhiali da vista, all’apparenza particolare.

Particolare come un occhio imperfetto, particolare come una giornata estiva nel bel mezzo dell’inverno.

Particolare come indossa quei jeans, quegli occhiali da vista comuni.

Particolare è quel neo evidente spiaccicato su una fronte senza rughe. Una fronte bianca come Biancaneve.

Lui continua a mangiare la mela e guarda lei come se avesse visto Madonna o La Madonna.

Lui la guarda ancora. Lei si avvicina. Lui getta la mela quasi finita. Lei lo bacia. Lui la bacia. Se ne vanno.

Se ne vanno, seguendo un passo particolare. Particolarmente bello.

Buona serata,

Em@