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45: E così che si uccide di Mirko Zilahy

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Il libro della settimana è “E cosi che si uccide” di Mirco Zilahy, conosciuto soprattutto per essere il traduttore de “Il Cardellino” di Donna Tartt. Il romanzo, edito da Longanesi, con un costo di 16,40, di pagine 407, è un giallo scritto bene, sintetico, che coinvolge il lettore fino alla fine. Anche se nella parte centrale il ritmo perde la sua vera intonazione.

 

Le tre parole che ho scelto per analizzarlo (alla mia maniera) sono le seguenti.

 

La prima parola è:

Roma.

 
La vicenda si svolge a Roma, nei quartieri che sono stati importanti nel mio periodo universitario. San Paolo, per esempio. Roma è una citta magnifica e per chi non c’è mai stato dico che la cosa che mi piaceva di più era racchiusa nella parola “perdersi”. Perdersi tra la gente, mai uguale, di varia nazionalità. Perdersi nell’arte e respirare costantemente la storia. Il Colosseo, Piazza Navona, Trinità dei Monti, La Fontana di Trevi. La cosa che mi manca di più forse è la quotidianità del periodo universitario, le chiacchierate a Villa Mirafiori, sede universitaria della mia facoltà. Mi manca la spontaneità dei romani veraci e la voglia di riuscire, in una città sempre bella. Ma, anche difficile e complicata.

 

La seconda parola è:

Pioggia.

La pioggia, insieme a Roma, è la protagonista di questo romanzo. Una pioggia incessante, che non ha mai fine. Una pioggia, che fa da sottofondo alle vicende. La pioggia non mi fa paura come il caldo o la neve, ma mi fa quasi paura. La pioggia isola in una casa luminosa e a volte non ti fa andare verso destinazioni programmate la mattina. Ricordo che una mia amica mi raccontava che lei quando pioveva non usciva. Aveva l’ansia di cadere, di non farcela. Ma, la pioggia ha il suo aspetto positivo nelle giornate invernali in cui non lavori, e trovi conforto nelle coperte calde. Che ristorano il tuo sonno, mentre fuori piove.

 
La terza parola è composta da due parole:

Uomo e Solo.

Il protagonista “umano” è Enrico Mancini, un commissario che ha perso la moglie, a causa di un cancro. Trova la forza di reagire e di prendere parte al giallo che si delinea nella storia. Ma, durante la vicenda si scoprono le sue debolezze e le sue fragilità. Le fragilità di una persona che ha subito una perdita e che fa fatica a rialzarsi. Ma, grazie al suo lavoro, il commissario Mancini, riesce a superare la sua depressione. Un’ombra ostile che lo blocca. La depressione blocca, ci porta a soggiornare in una camera chiusa a chiave. La depressione non è una parola detta a caso, ma una malattia reale che ha bisogno di cure per scomparire.

 
In conclusione, posso dire che il libro è un bel libro. Il mio voto è 7+. Forse è un libro troppo lungo, ma merita di essere letto. Soprattutto per la scrittura moderna e senza orpelli dell’autore. Una scrittura caratteristica dei gialli, nella quale si denota la chiarezza, elemento fondamentale per un bravo traduttore, come lo è Zilahy.

 Buona serata e buon principio di semana,

Em@

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3 thoughts on “45: E così che si uccide di Mirko Zilahy

  1. Mi piace molto la tua “maniera” di analizzare i libri! Trovo che concentrare tutto in tre parole sia un modo molto intelligente e affascinante di parlarne destando curiosità senza svelare troppo! Bravo! E buon secondo giorno della settimana a te! 🙂

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    1. Grazie cara! Cerco di non addentrarmi troppo nel libro, perché ognuno deve trovare la sua chiave di lettura. Le tre parole rappresentano quello che sono io, perché poi ognuno trova nel libro un aspetto, una frase o parola, che sente affine al proprio carattere e alla propria storia. Buona giornata! Oggi sto in coma! Ahaha 😉

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