Storie

63: Essere che ti distrugge

oltre nero
Oltrenero, marzo2016

 

A tutte quelle persone che vivono periodi bui nella loro vita

 

Un giorno di luglio, mentre pareti bianche delimitavano la mia casa, fui colpito da un male. Un male che purtroppo si pronuncia, come se si stesse parlando di gelato, o pizza, un male che non è una fantasia o una scusa, un male che colpisce tante persone, come me. Persone ricche, povere, spazzini che girano con la loro divisa arancione. Ma, tu non sai che stanno male. Perché questo Essere che ti distrugge, come lo chiamo io, è invisibile agli occhi degli altri. Per periodi di tempo è una tua ombra, un’ombra che pian piano si impossessa della tua persona, del tuo sorriso, della tua voglia di giocare al parco con tuo figlio.

Questo male, già si era impossessato della mia mente, ma trovavo escamotages per non farlo permeare ancora di più. A volte, compariva quando mi guardavo allo specchio, attraverso dei tic che mi destabilizzavano. A volte, si palesava in un supermercato, mentre famiglie sorridevano e io vedevo dall’esterno il mio corpo, che pian piano iniziava a sudare. Non riuscivo a controllare questo sudore, in un luogo realmente freddo. Ma, correvo fuori, lasciando la spesa a terra, per respirare e cercare una soluzione. E finalmente la trovavo.

Quel giorno di luglio, mentre la mia vicina andava al mare con le figlie, io rientravo a casa. Erano le tre, e tutto sembrava uguale a ieri, a questa mattina. Ma, in realtà non era così. Non mangiai. Mi andai a mettere al letto. Ero stanco. Stanco più del solito. Stanco di vivere.

Dormii fino alla mattina dopo. Dovevo andare a lavoro e non ci andai. Dissi che stavo male. Dissi che avevo la febbre e sarei rientrato tra qualche giorno. Dormii anche quel giorno. Mi alzavo solo per bere. Mangiai solo una mela e pasta in bianco, che avevo preparato la mattina prima e che dovevo mangiare dopo lavoro.

Quel male iniziava a divorarmi. Pensavo di non farcela. Pensavo di morire. Che la scelta più giusta era quella di buttarmi dal balcone. Avevo pensieri strani. Strani come i pazzi psichiatrici che incontri per strada e dicono parole tanto per dire. Ti dicono ciao e poi ti mandano a fanculo.

Dopo mesi ne uscii, grazie alla forza di volontà e l’aiuto. Grazie al mio io che aveva iniziato a essere razionale. A pensare alle piccole cose, agli affetti, al non tutto e subito. Uscii di casa, senza la paura di svenire. Fiero di quello che ero, fiero di avercela fatta.

Solo così si sconfigge quell’Essere che ti distrugge, che non ci mette niente a coprirti con il suo mantello nero e a prendersi con sé. Che ti isola per mesi in case chiuse, tra pareti bianche che sanno di nero. E vuoto.

Buona serata, 

Em@

 

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15 thoughts on “63: Essere che ti distrugge

  1. Ho un’amica che proprio in questi giorni è ricoverata per una depressione sfociata all’improvviso ed ancora non riesco a capacitarmi. Evidentemente covava qualcosa e non l’ho capito. Non penso che da soli si possa uscire da questa situazione, ci vogliono farmaci e colloqui con uno psicologo oppure psichiatra.
    Tu sei stato in gamba a venirne fuori e ti auguro che non ti accada mai più. Ciao Em@ un sorriso 🙂

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    1. Ciao cara! Questo che ho narrato in realtà non appartiene a me, nel senso che non rappresenta la mia storia. Ma, quella di una persona che conosco. Anche io ci sono passato e fortunatamente ne sono uscito attraverso anni di analisi. E molta forza di volontà. Sono cose che accadono e che hanno una matrice profonda, che non si vede. Ma, c’è. Comunque spero che tutte le persone che soffrono di questo male abbiano la forza di combattere. E la fortuna di uscirne. Buona serata! Un bacio. 😍😍😍😍

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  2. I mali dell’anima sono tanti e diversi, tutti ugualmente logoranti e profondi, solo che non si vedono e vengono molto spesso sminuiti perché a torto attribuiti ad una debolezza…o magari ad una mancanza di volontà. Credo siano invece proprio le persone più sensibili e preziose quelle che si ammalano “dentro”. E quando ne escono sono ancora più forti e speciali!
    Un abbraccio al tuo amico o amica. ❤

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    1. Vero Ari, i mali dell’anima passano quasi sempre in secondo piano, e molto spesso non capiti. E poi, come dici tu, nelle persone più sensibili trovano una manifestazione più evidente. Poiché sentire le cose molto spesso ti porta a oltrepassare il razionale e a soffrire. Buona giornata. Love, Em@

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  3. Ciao e buona sera. Ne sono uscito, ma ci ho lasciato anni, là dentro. E’ passato un anno, quasi. Un bell’anno intenso di gioie piccole, ma profonde e di vita calda al sole. Ricordo ancora con piacere la prima volta in balcone nella quale, dopo anni, mi sono sentito felice… fiinalmente mi mancava quella vibrazione avvilente di fondo. E’ durata 30 secondi, la prima volta e poi sempre più. Era l’ansia che se se andava. Bello ciò che hai scritto (seppure terribile per certe esperienze comuni), un abbraccio.

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    1. Caro, ti capisco perché anche io sono stato anni vittima di questa situazione. E capisco anche quando per la prima volta ti sei confrontato nuovamente con il sole. Ho scritto quello che ho scritto, perché nonostante sia doloroso, credo che se ne debba parlare. Perché quasi sempre questa condizione viene buttata nel dimenticatoio, come se fosse un oggetto qualsiasi. Un abbraccio a te e tanta forza! ;9

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  4. Non si vede ma è importante e grave quanto un male fisico, in alcuni casi anche di più.
    Ormai seguo da un po’ il tuo blog e devo dire che hai un bel modo di scrivere, buona serata 🙂

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  5. I mostri che invadono l’anima distruggono e divorano ogni parvenza di luce e bellezza. Essere travolti dalla loro forza distruttrice ti annienta, ti svuota, ti rende un automa. Io credo che solo la fiducia in se stessi, una forza d’urto superiore, l’amicizia con i propri mostri e l’amore, possano aiutare a venir fuori dalle sabbie mobili e a rinascere. 💖

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