Storie

73: La borsa di María Soledad

busta
Busta Bianca, Templi romani, Chieti, oggi.

 

Una busta a terra. In una stanza singola, che da un paio di giorni condivide con Nessuno.

Sola, in un altro paese apre gli occhi. Tutti i giorni da un anno a questa parte. Parte del mondo che non conosce bene, per via di usi e costumi dissimili. Per via di colori che mettono in luce situazioni che lei apparentemente non apprezza.

Parla una lingua diversa e fa fatica a farsi capire. Fa fatica ad unire parole che poi formano frasi. Poi concetti, poi pensieri articolati.

Ha un viso da modella esotica. Con lineamenti marcati ed occhi profondi. Che a volte sono talmente ricchi di vissuto, che ti ci perdi. Ti perdi in una famiglia, piena di figli, che ha lavorato. E ha accettato passivamente la condizione di miseria, in un Paese che aveva e ha poco da offrire.

Un giorno di maggio, María Soledad ha deciso di partire. Per avere una vita diversa ed essere libera di essere donna. Una donna con poche pretese, con tanto da offrire. Una donna fiera di comprarsi un bracciale di bigiotteria e di farlo vedere alle sue amiche venezuelane, che incontra alla villa, tutti i giovedì, alle ore 18.00.

María Soledad esce tutti i giorni con una busta bianca di cotone naturale. Come quelle che trovi alla Conad, a un euro e cinquanta. E a volte, a prezzo scontato.

In quella busta, di mattina, trovi frutta e verdura e una confezione di uova fresche. Uova amate dal cane viziato del suo datore di lavoro, che mangia uova crude e macinato, a pranzo e a cena.

Di pomeriggio, si trasforma in luogo d’incontro di insaccati, formaggi e scontrini. Che ripetutamente e ossessivamente controlla, a causa di un “padrone” estremamente fiscale. Privo di fiducia e essenzialmente razzista.

Di sera, alle 9, la busta si trasforma in una chanel classica e vintage.

María Soledad si chiude a chiave in una stanza singola, priva di orpelli e accessori, si mette un completino che ha comprato ai cinesi sotto casa. E sfila, come una modella, davanti a uno specchio recuperato nei pressi di un cassonetto giallo, che raccoglie plastica e vetro.

Poi prende la sua finta chanel, nella quale ha messo amuleti che le ricordano la sua famiglia e foto del suo fratellino piccolo, e si sente più sicura.

Sfila per altri dieci minuti, poi si sdraia sul letto per la troppa stanchezza, poi si addormenta profondamente, sperando di dimenticare per qualche ora la sua solitudine.

Una busta a terra. Una camera senza orpelli. Una donna venezuelana che dorme. Una donna forte senza affetti vicini. Vicini virtualmente, ma lontani fisicamente. Lontani da una vita nuova, difficile. Difficilmente comprensibile da colui che parla e la giudica, mentre beato accarezza il suo gatto, in una casa di proprietà, situata in una campagna sempreverde. E sempre fiorente.

Buona serata,

Em@

Per contatto epistolare:

Emanuele Potere

c/o Studio Di Iorio

Via Ravizza, 84

66100, Chieti (CH)

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10 thoughts on “73: La borsa di María Soledad

  1. Che tristezza che mi fa questa donna. Una vita senza molte prospettive e per di più, lontana dalla sua famiglia. Posso mettere una nota positiva..da girlpower…dai? Un giorno stufa di non essere felice..manda a quel paese il suo datore di lavoro, incontra un uomo che capisca i suoi occhi profondi e carichi di vissuto e finalmente scopre che la vita può anche essere bella.

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    1. Brava girlpower!!!!!;))) Che bel seguito 😙. Il mio testo, in realtà, era una denuncia della condizione di molte donne straniere, che vengono in Italia e molte volte (anzi quasi sempre) non hanno voce in capitolo. Ma, secondo me, nonostante siano sole, sono donne forti che riescono ad apprezzare anche quel poco che hanno. Buon pomeriggio! 😍😍😍

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  2. La solitudine di questa donna si sente tutta. L’ultimo paragrafo mi è piaciuto particolarmente, c’è il senso completo di questo racconto concentrato in poche righe, quindi bravo.
    Per il resto non posso far altro che augurarti buona serata 🙂

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  3. Il personaggio mi piace. Apprezzo soprattutto di Maria Soledad e di quelle come lei il coraggio , la voglia di lottare e non darsi per vinte.
    Ciao Em@ buon pomeriggio e buona serata a te.

    Immagine di Chieti: dalle parti della Biblioteca (c’è ancora?) e quante volte ho girato intorno a quel tempietto e sulla sinistra si sfocia in uno slargo che dà sul corso marruccino. Vero?

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    1. Ciao tesoro. La biblioteca purtroppo è crollata anni fa e purtroppo o per fortuna solo ora la stanno risistemando. Domani faccio delle foto della zona perché le volevo mettere in un post. Si’ da quella zona si entra a Piazza Vico, quindi al corso. Un bacioooo 💋💋💋💋💋💋

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