95: Un po’ di me #15

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Buenas,

oggi ho preparato la terza prova. Facilissima! Non voglio essere severo perché non ho voglia di mettere in difficoltà persone che si trovano alla fine di un percorso scolastico. Già esaminato da docenti, genitori, zie e parenti tutti.

E poi con questo caldo, l’ansia e le notti insonni mi dispiacerebbe segnare a vita un ragazzo che ha in testa pensieri insormontabili. Mostri invisibili sempre presenti.

E poi, mi piacerebbe che uscisse sorridente da quell’aula calda, piena di teste diverse, che hanno idee diverse. Vorrei che avesse un sorriso:mrgreen:. Sì, quel sorriso che ho intravisto in uno di loro. Un sorriso pieno. Pieno di Sogni,  obiettivi. E voglia di sperimentare. Di andare in giro per il mondo e dire che bello, ora, sono libero.

E poi, mi piacerebbe che uscisse con quella voglia di tornare a casa, buttare i libri e fotocopie per terra, e di farsi una doccia lunga ore. Un modo per togliere quella tensione, che si percepisce in momenti importanti. Unici. Momenti indimenticabili che si ricordano per sempre.

Mi piacerebbe che per un attimo si guardasse allo specchio e dicesse al suo io, da poco adulto: Cazzo! Ce l’ho fatta!”

Ora, sono allungato sul letto. Stanco e diverso da ieri. Immagino di essere su un treno e guardare il mare, che passa. Mentre bagnanti si divertono e io guardo ciò che accade. Vedo solo immagini sbiadite e immagino ragazzi che giocano a palla. Senza pensare a nulla. Perché gli esami sono finiti!

Pedro abbaia 🐕🐶🐩 perché vuole mangiare il piatto di Luca. Luca, che purtroppo non riesce ad educare un cane simpatico. E terribilmente aggressivo con lui! 🙂

Notte!😚😚

Em@

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94: Senso

 

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il mio senso, chieti, oggi

Ora scrivo quello che non ho scritto ieri. L’altro ieri. Quando non scrivo le cose sembrano perdere senso. Senso reale di ciò che vedo per strada, che a volte faccio fatica a capire. Che a volte, voglio non prendere in considerazione. Perché ho paura di quella tale cosa. Tale persona.

Ma, io amo dare senso a uno sguardo che piange, senza che io sappia il perché. Amo dare senso a una donna straniera, che tutti i giorni si alza presto per lavorare al mercato. Perché poi quell’immagine di donna, apparentemente o realmente forte, viene non considerata da coloro che camminano per strada o corrono veloci. Perché a loro interessa la velocità, che fa meno paura delle calma. La velocità disperde, ti fa sembrare che le cose vadano per il verso giusto. Ma, molte volte ti allontana da te stesso. Dal senso che vuoi dare alla tua vita.

Io amo dare un senso perché solo in questa maniera posso non aver paura. Perché la lentezza mi accompagna per terreni scoscesi, in viaggi senza aspettative, in situazioni difficili da comprendere, quando la velocità mi assale.

Ora scrivo quello che non ho scritto ieri. L’altro ieri. Perché la scrittura mi aiuta a essere quello che voglio essere oggi. Forse domani. Non so come farei senza di Lei: amica insostituibile, sempre con me. Sempre con me, oggi, e anche domani. Me lo prometto.

 

Buon martedì.

Em@

93: Un po’ di me #14

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Pedro

Buenas,

io e Pedro stiamo seduti in poltrona, al fresco. Fuori fa un caldo africano, che quando cammini, ti perdi nell’umidita’. Umidità che non ti permette di vedere chi ti sta affianco o davanti.

Io odio il caldo, come già vi avevo accennato, ma quest’anno devo combatterlo. Anzi spero che le giornate di caldo siano poche, perché di andare al mare non ne ho proprio voglia. Visto che il mare di Pescara è sporco e perdermi tra i bagnanti che sostano ore al sole, non mi interessa proprio.

Le prossime settimane sarò meno attivo (anche questa settimana lo sono stato), perché sono stato nominato commissario esterno di spagnolo per gli esami di stato. E questo mi impedisce di leggere i blog che seguo. Quindi, scusatemi da ora.

Ma, mi piacerebbe scrivere post giornalieri su questa esperienza, così da rendervi partecipi dei retroscena della maturità. Sempre rispettando il lavoro dei docenti e le ansie dei discenti.

Ora vi lascio, con la parola del giorno che è: esame.

 “Gli esami sono una prova temibile anche per i meglio preparati, perché l’uomo più sciocco può sempre fare una domanda a cui l’uomo più saggio non sa rispondere.” (cit.)

Io e Pedro usciamo e vi mandiamo un enorme beso Caliente. Ahaha.

Buona serata! Em@

92: Fiesta di Hemingway

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Ernest Hemingway, Fiesta, Oscar Mondadori, 9,50

Quando vivevo a Roma, soprattutto il primo anno di Università, mi sono trovato molto spesso, e quasi sempre, ad uscire tutte le sere. Uscivo tutte le sere perché volevo scoprire cose nuove, realtà che non mi appartenevano. Ma, che volevo in qualche maniera sperimentare. Ho vissuto per un periodo una vita senza regole, fatta di amici ed intrecci. Intrecci che avevano un loro perché.
Perché vi sto dicendo questo? Perché il libro che ho appena finito di leggere parla della vita senza regole di un gruppo di giovani quasi adulti, che vivono le notti della Parigi bene del dopoguerra, tra alcol e non detti amorosi. Questa vita di notte trova il suo apogeo nella Fiesta de los sanfermines (San Firmino), che si svolge a Pamplona (Spagna) la seconda settimana di Luglio (6-14 luglio). Una Pamplona, che ricordo bene. Perché in un quarto superiore oramai lontano, in una vacanza studio a Valladolid, la mia profesora ci portò una giornata nella città estiva dei tori.
Ho ritrovato nelle parole di Hemingway le caratteristiche di una città calda, mai silenziosa, e sempre in movimento, nel periodo della festività. Una città nella quale los encierros  rappresentano l’attrazione prioritaria. E persone venute da qualsiasi parte del mondo corrono dietro ai tori per il semplice gusto di farlo. O/E per rinnovare una tradizione che va avanti da anni.
Nel libro sono presenti fatti storici realmente accaduti e sono spiegate in maniera dettagliata tutte le fasi di preparazione del torero. Dalla vestizione, alla fase finale in cui viene tagliato l’orecchio al toro. Segno di vittoria e di acclamazione popolare.
Consiglio questo libro a tutti coloro che, incuriositi, vogliono sapere qualcosa in più sulla festa de los sanfermines. Una festa conosciuta oramai in tutto il mondo, da molti molto criticata. Da altri, amata.
Il libro, per concludere, è ben scritto. A tratti lento, per via delle descrizioni. Ma, non mi ha fatto impazzire.

Voto: 7

Buon pomeriggio, serata, notte.
Em@

91: PrayforOrlando

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PrayforOrlando, immagine presa dal web

Serata in discoteca.
Divertimento.
Sguardi d’incontro. Ti guardo. Mi guardi. Ci sediamo. Ci beviamo qualcosa. Non bevo alcolici. Voglio una coca. Anche tu.
La coca è fredda. Gelida. Gelida come prima. Senza di te.
Ti avvicini. Mi avvicino. Ci baciamo. Che bel bacio. Intersezioni di lingue e sapori. Sapori che restano.
Ma non resta nulla. Un uomo nero entra. Inizia a sparare. Corpi a terra.
Terra che sa di sangue. Il nostro sangue.
Sangue misto a pianto.
Pianto che rimane immobile. Non esce.
Perché siamo già morti.
Per sempre.

Notte,
Em@

90: Una po’ di me #13

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Legame artistico, Teatro Marrucino, oggi, Chieti

11 giugno

Buenas,

mi sono appena docciato ed il sabato anche la doccia ha un valore diverso. Diverso da giorni intensi, o quasi, che mi hanno portato a sentire i soliti discorsi di Luca, riguardo: la casa nuova. Una casa dove forse a breve andremo ad abitare, vicino a quella di ora, ma con giardino annesso. Perché il cane ha bisogno di spazio. E io pure, perché vorrei una sistemazione più consona alle mie esigenze individualistiche; un luogo ideale dove invitare chi voglio, dove starmene per i cazzi miei e dove gestire un bagno individuale, al fine di non stare a litigare tutte le mattine per chi si deve lavare prima. Giusto, no?

Oggi, qui, bella giornata, anche se adesso le nuvole stanno coprendo il cielo.

Stamattina, ho incontrato per caso una mia amica, che ha da poco partorito. Abbiamo passeggiato, per le vie del borgo, anche se il caldo si stava facendo sentire. Parlando, mi diceva che da quando ha partorito si sente meglio. Si sente una donna diversa. Oramai ha un legame indissolubile con suo figlio. Un legame, che le permette di capire il linguaggio non verbale del pargolo. Un linguaggio fatto di pianti, silenzi, preoccupazioni, notti insonni. Notti a tirarsi il latte, mentre il giorno nuovo spunta. E le persone, al di fuori di questo legame, iniziano a stirarsi sul letto, aspettando con ansia la sveglia. Una sveglia, che molte volte, si vorrebbe spegnere. Per via degli impegni giornalieri, che ci allontanano (a volte volentieri) dalla riflessiva notte.

Dopo aver abbandonato la mia amica Claudia, sono andato a fare la spesa. E mentre chiedevo due mele al fruttivendolo ripensavo al concetto di legame. Non voglio essere troppo filosofico (o romantico) ma, il legame che si crea tra mamma e figlio è unico. Un rapporto che con gli anni si trasforma, ma resta quel filo teso fino all’infinito, che (spero) non si spezzi mai. Un filo fatto di gioie, dolori, condivisioni, preoccupazioni, pianti, sorrisi, abbracci, carezze, amore. Un filo che se viene tagliato (qualsiasi sia la motivazione) porterà a un dolore immenso. Disperazione. Pianti a dirotto, notti gelide nonostante il caldo, vestiti neri in una giornata di primavera.

Dopo aver ripreso le due mele (generalmente, compro anche altro. Mi sembro quelle vecchiette che comprano una mela e ti chiedono pure lo sconto perché costa troppo!) sono tornato a casa, ho mangiato, e ho visto un film su youtube, uno dei capolavori del neoralismo, Umberto D..

A giorni ve ne parlerò. Perché è un film che mi ha molto toccato soprattutto per l’aspetto esistenziale e per il legame (restando in tema) tra Umberto, un pensionato, ed il suo cane. Un legame che salva la vita al protagonista.

Beh, ora vi lascio con la parola del giorno che è legame.

Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo.
(Banana Yoshimoto)

Vi lascio anche con una foto che mi ha fatto molto sorridere. Anche qui si parla di legame. Che purtroppo, a me non interessa! ahahahah.

Buona serata,

Em@

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A chi piace la figa faccia una riga

89: Tormento

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Bianco e Nero, Trinità - Chieti, l'altro ieri

Questo racconto lo dedico a una persona che conosco. Che ieri ha perso suo marito. Torno domani con il diario!

Katiuscia ora è in tormento. Suo marito le è morto tra le braccia. Braccia ora deboli a causa di una perdita che non si aspettava. Fino a ieri, Giuseppe giocava con i tre figli. Fino a ieri, sorrisi complici si mescolavano a frasi pronunciate con estrema severità.

Katiuscia ora è seduta. La bara è al centro della sala. Parenti le danno baci, abbracci. A volte, sentiti. A, volte no. Parenti si guardano da lontano con occhi lucidi. Anche se molti di loro non si sopportono, oggi fanno finta di condividere questo dolore. Dolore misto a pianto. Pianto che copre il viso di Katiuscia.

Katiuscia non ha un lavoro e ha tre figli. Sì, ha una casa di proprietà, ma come farà a pagare le bollette? Come farà?
Sicuramente le cose cambieranno. E lei, forse, sarà di nuovo quella di ieri. Ma, ora ha un tormento.

Tormento che racchiude rabbia, tristezza, ricordo. Ricordo di un marito dolce, che le dava baci tra coperte sempre pulite. Marito che ha fatto tanti sacrifici per comprare una casa. Una casa di proprietà, tenuta alla perfezione da Katiuscia casalinga. I bimbi sempre in ordine e pettinati. La colazione sempre in orario, alle 7.30, con dolci fatti con estrema cura e impegno. Perché Katiuscia prima di sposarsi non sapeva nemmeno fare il sugo.

Katiuscia, seduta su una sedia, piange. Anche se ci sono persone intorno, Lei, ottimista per natura, ora, ha un tormento. Che non la fa pensare, riflettere, agire. Un tormento che la isola nel suo dolore. Un dolore senza definizione, non circoscritto, immenso. Un dolore che offusca il suo sguardo sempre sorridente. Sempre dolce.

Katiuscia, sola nella sua disperazione, vorrebbe tornare a ieri. A quando suo marito le diceva: “Vai a dormire! Ci pensiamo domani”. Purtroppo, “domani” non c’è stato. E non ci sarà più.

Katiuscia, seduta su una sedia, piange. Piange perché ha un tormento. Che non passerà mai. Sì, diminuirà d’intensità. Ma, non passerà. Mai.

Buona serata,
Em@

88: Un po’ di me #12

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Lluvia, oggi, chieti

9 giungo

Buenas,

ho appena finito di fare stretching. Sto per terra, mentre vi scrivo. E mentre Pedro mi lecca con estremo ardore i piedi, affaticati da un lungo camminare per vie centrali. Vie oggi vuote a causa di una pioggia incessante. Che ha rinchiuso in casa i soliti passanti, che solitamente si trovano per il corso.

Ora, il solito Pedro, è salito sul letto e mi guarda con occhi spiritati, ma lo ignoro perché oggi mi ha rotto un bel po’. Ha pure ragione, però, perché nel pomeriggio non ha fatto la solita passeggiata.

Ho dovuto portarlo in un vicolo chiuso per fare i bisogni. Un vicolo dove la pipi’ dei cani regna indiscussa. Dove una signora predica perché ha la finestra che si affaccia su questa oasi di pipi’. Anche la signora ha ragione. E io non so che dirle. Mi porto l’acqua per pulire la pipi’. Ma, più di questo non posso fare.😦

Tornando a noi. Oggi mi sento “piovoso”. Come il tempo. Immagino di avere qualcuno al mio fianco, mentre distesi sul letto ci scambiamo dolci effusioni. Uno carino, giusto. Uno che si perda nei rumori della pioggia e si lasci riscaldare dal sottoscritto, che lo riempie di carezze (tipo film romantico dove uno dei due deve partire per un lungo viaggio e la sera prima si ritrovano sul letto dove hanno fatto amore per la prima volta! Ahhaha).

A voi vi è mai capitato di sentire la pioggia con uno/a che vi piaceva veramente? Con uno/a che si stava zitto/a e sapeva ascoltare, senza parlare per ore di filosofia orientale o di politica comunale?
A me no, quindi lo immagino. 😈

Stamattina, sono andato a comprare il pane a Piazza Malta, a circa 15 minuti da  casa mia. L’unica piazza del mercato abbastanza grande che è rimasta a Chieti. Ci vengono contadini dalle zone limitrofe e vendono frutta e verdura. La clientela è anziana perché le nuove generazioni prediligono il centro commerciale.

In questa piazza, c’è anche uno dei forni più buoni di Chieti. E oggi per voi, solo per voi, ho comprato il dolce che vedete di seguito. Un dolce inventato da Carmelina, una delle proprietarie del negozio. Si chiama “la cupola“. Esteriormente ha una presenza scenica limitata, ma è molto salutare.  Sembra un ciambellone, fatto con limone e mandorle. Ma che bontà! (Io generalmente mangio dolci solo a colazione! Eh!)

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La parola del giorno è pioggia. Vi lascio con una frase di Hemingway, autore che ho scoperto da poco (ora sto leggendo Fiesta).
 
Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai.”
 
Frase alla quale do un significato ulteriore, ovvero che anche le pause in un contesto d’amore, mentre fuori piove, vanno ascoltate. E non riempite per forza.

Stasera pizza. E non devo cocinar! Yuppy.

Buona serata,
Em@

87: Un po’ di me #11

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Imperfetta imperfezione, Chieti, oggi

8 giugno , ore 18.30

Buenas,

Pedro è accanto a me che dorme. Sto scrivendo dal cellulare e tra poco andrò a preparare la cena. Anche se non so cosa cucinare. Vedremo!

Siamo usciti, poco fa, per la solita passeggiata pomeridiana e come due sorelle assenti, dopo aver camminato, ci siamo seduti. Vicino a una signora, che attonita mi guardava. Ci guardava.

Siamo rimasti un po’ a guardare (non come la signora) chi passava. E ci siamo imbattuti, tra i tanti, con un ragazzo, alto e bono. E senza peli. Tutto liscio.

Questo bel fusto non faceva altro che guardarsi in ogni vetrina. Vetrine che in realtà non esaltavano la sua figura. Poi, per fortuna, ne incontra una con gli specchi e lì trova il suo godimento più estremo. Rappresentato da una permanenza di cinque minuti, mentre gente continuava a passare. E lui si aggiustava quel ciuffo, che in realtà volevo aggiustargli io.

Poi c’ho ripensato e mi sono detto tra me e me che non mi avrebbe mai permesso di fare quel gesto, nemmeno se fossi stata  Pamela Anderson, ai tempi di Baywatch.

Questo per dire che l’estetica per me non rappresenta tutto. Mi spiego: l’aspetto visivo  è fondamentale, sì. Ma, non necessariamente quelli boni oggettivamente mi piacciono. Oltre a essere un tipo, il mio tipo ideale deve avere delle doti nascoste che non sto qui a raccontarvi. Oltre alle doti nascoste, deve tenermi testa. Non deve essere un ministro della pubblica istruzione, avvocato o commercialista che usa il pezzo di carta (la laurea) pure per andare al bagno. Deve essere uno senza problemi, con storie alle spalle tranquille. Senza tragedie e situazioni con ex che non gli permettono di andare oltre la siepe.

Tornando alla poltrona, che accoglie il mio fisico oramai stanco, volevo mostrarvi un dolce commerciale, che non so se si vende altrove. Si tratta de “Il Piacere”, che si produce a Moscufo, vicino a Pescara. Ha due varianti: Nutella e frutti rossi. Stamane prima di andare dal dentista, ne ho comprato uno e ora ve lo mostro (mi sento come quelle youtuber che fanno le televendite sui prodotti che acquistano o sui libri, che non leggono mai. Pieta!)

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La parola del giorno è pazzia. Il mio tipo ideale deve essere folle come Holden (recensione de Il Giovane Holden, se volete leggerla, e’ presente nella categoria classici) che fa queste domande, a cui nessuno sa mai dare una risposta:

“Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?”

Pedro si è appena svegliato, io mi vesto per casa e vado a preparare la cena.

Buona serata!
Em@

86: Il giovane Holden

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Quando leggo, spesso, mi perdo nella storia. Ci sono casi in cui questo accade di frequente, ci sono casi in cui da esterno vedo quello che succede. E non vedo l’ora di finire il libro. Perché non tutte le storie, come è giusto che sia, ci appartengono. Mi appartengono.

Una storia che ho sentito mia è stata quella de “Il giovane Holden”, scritta da Salinger, autore americano, che ha avuto un enorme successo con questo romanzo, definito da tutti di “formazione”.

Un romanzo internazionale, oramai classico, che parla di Holden, un ragazzo di sedici anni, il quale dopo essere stato cacciato da scuola, vaga per giorni in una New York notturna e diurna. Una New York che fa da sfondo alle problematiche di questo ragazzo benestante. Che si perde nei meandri della sua mente. Si fa delle domande alle quali molto spesso non sa dare risposte. Cerca di fare l’uomo adulto, perché non vuole tornare a casa e dire ai genitori che per l’ennesima volta è stato cacciato da un’altra scuola. Cerca di fare  l’uomo adulto, volendo fuggire altrove. Perché ha paura di dire la verità sulla “questione scuola” a una mamma, che ha molti problemi, derivati anche dalla morte di un figlio, a causa della leucemia.

Di questo libro ho amato lo stile semplice e molto curato. Una scrittura che scorre veloce, come una pagina di diario. Ho amato la storia avvincente di questo giovane problematico, al quale mi sono molto legato. Sembrava il mio alter ego, che nella sua solitudine cercava di dare risposte a interrogativi, quasi sempre non chiari.

Ho amato soprattutto la psicologia del personaggio principale. Un giovane uomo che, pur di non affrontare un problema (ovvero di dire la verità sulla scuola), cerca soluzioni alternative. Che vuole affrontare subito. Vorrebbe essere già grande e non rendere conto a nessuno. Ma, questo non è possibile perché la realtà è diversa. Lui ha solo 16 anni, non ha soldi e, nonostante sia un giovane intelligente, non ha i mezzi per affrontare la vita. Durante il suo vagabondare, ha molte crisi di ansia, determinate appunto da voler avere una vita diversa. Che realmente non può avere.

A questa opera do 10. Perché è un capolavoro, che non è paragonabile a quello degli scrittori di oggi, che pubblicano libri solo per marketing. Qui c’è la letteratura dietro e molto altro. C’è la semplicità, che è il risultato finale di un lavoro di studio, di esperienza e curiosità. Risultato finale di dedizione e ambizione sana nel proprio lavoro.

Buona giornata,

Em@