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85: Un po’ di me #10

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Experiencia, Chieti, ieri

7 giugno

Buenas,

una volta mi è capitato di lavorare per una parrucchiera. Non facevo i capelli, né mi occupavo di make up. Facevo il receptionist in questo centro, che era provvisto di sauna, sala massaggi, solarium, estetiste, e naturalmente parrucchieri.

E io, insieme a una mia amica (che mi disse di mandare il curriculum) facevamo sti cazzo di receptionist. Ma, in realtà eravamo dei servi. Infatti sono durato più o meno due mesi. Poi, mi erano iniziate ad uscire le bolle e il medico mi disse che era causa dello stress.

Comunque, quando lavoravo lì ero come l’assistente del “Diavolo veste Prada”.

Svolgevo le mansioni da receptionist: accoglienza della clientela, sempre sorridente; dovevo rimettere i giornali in ordine, dovevo pulire l’ingresso, le postazioni del solarium e il cesso; dovevo avere un contatto diretto con gli occhi dei parrucchieri, che a seconda di come mi guardavano, dovevo capire se far entrare o no la signora, in sala d’attesa, che sfogliava una rivista di glamour; quando la signora entrava, dovevo chiederle sempre gentilmente se aveva la necessità di prendere un caffè o qualsiasi altra bevanda e se voleva continuare a leggere la colta rivista posta all’entrata. Tutto questo diretto dalla fantastica titolare, e anche simpatica, che rinchiusa nella sua stanza controllava la situation, attraverso lo schermo del suo computer dove apparivano le telecamere di tutto il negozio.

Quando la signora col capello rifatto usciva, dovevi farla pagare e farle i complimenti per il lavoro svolto dai fantastici parrucchieri. Anche se la signora aveva un pelo in testa dovevi dirle farsi tipo: Signora, così sta veramente bene!; Signora, che bel taglio! Vedrà che quando tornerà a casa tutti le faranno i complimenti!; Signora, questo taglio dà risalto ai suoi occhi! E ora che la guardo, le posso dire: “Che occhi!”.

Svolgevo le mansioni di addetto stampa: la titolare, senza nome (per privacy), comprava costumi su internet e molti dei quali non erano di suo gusto. Quindi, il sottoscritto, doveva scrivere mail alle aziende ricche e famose dei costumi, che dovevano essere lette da senza nome (che correggeva le costruzioni delle frasi senza aver scritto mai in vita sua), affinché la merce tornasse indietro.

Oltre alle mail e a telefonate alle case di moda, all’epoca senza nome aveva appena aperto il suo account Facebook. Lei sceglieva in maniera accurata le foto da mettere sul suo profilo e, ogni volta che riceveva un mi piace, dovevo andare nel suo studio (o mentre tagliava i capelli) e renderle nota chi era la persona che le aveva messo mi piace. Se riceveva un commento, e lei era al reparto taglio, dovevo telefonarle. Aveva il cellulare accanto alla postazione del cliente e diceva al povero sfortunato che era una telefonata importante. Si spostava un attimo e mi parlava come se stesse parlando al Papa. Se era un suo amico bono, che commentava, lasciava la postazione e veniva direttamente a rispondere, perché doveva capire come le parole si susseguivano. E se c’erano faccine o punti esclamativi.

Oltre alle mansioni precedentemente citate, e a quelle di contabile, ricercatore di bollette, di professore di prezzi delle varie manicure (manicure semplice, manicure con curativo, etc), catalogatore di trucchi e rossetti, dovevo gestire la clientela che aveva appuntamento con il dottor Sxxxos (non posso svelare il nome), mago dei tarocchi. Ebbene sì, aveva anche questo dottore, oltre al nutrizionista, dietista e preparatore atletico.

Non vado oltre, perché finisce il tempo a disposizione.

Comunque, è stata una bella esperienza che è durata il tempo giusto. Ma, con il senno di poi la trovo molto divertente. Tutto quello citato, è vero! Speriamo che non mi legga senza nome! Ma, credo di no. Lei preferisce blog di costumi! 😉

Vi lascio, con la parola del giorno che è Esperienza.

L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione. (Oscar Wilde)

Pedro dorme, Luca vede la tv, e io vi mando un saluto.

Notte,

Em@

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