Storie

117: Quel motorino lasciato fuori…

motorino

Quel motorino lasciato fuori. Per ore. Mentre noi ci scambiavamo baci. Carezze. Dolci effusioni. Proprio dolci. Come dicevi tu.

Quella stanza vuota si riempiva del tuo odore. Di qualcosa di magico. Una magia che ci rendeva persone nuove. Diverse da quelle che vedevi per strada e che nemmeno si salutavano. Diverse dalla monotonia di una domenica di agosto, mentre negozi chiusi allietano passanti che vagano senza meta.

Quella stanza aveva un letto e una scrivania. Ed un armadio che era sempre chiuso. Non riesco ancora a capire se eri disordinato o nascondevi un segreto. Qualcosa che non riuscivi a dirmi. E che poi forse ho scoperto, senza che tu me ne parlassi.

Quella stanza chiusa a chiave per paura di…

Paura di essere scoperti. Paura di far vedere la nostra libertà. Paura di ammettere che realmente eravamo innamorati. E non ce lo siamo mai detti. Mai.

Ricordo l’ultima volta che chiusi la porta di quella stanza. Era una mattina di giugno e tu dovevi tornare al sud, perché avevi finito gli esami. Avevamo litigato perché sapevamo che era l’ultima volta che ci vedevamo. L’ultima, purtroppo.

Ricordo il tuo corpo nudo sul letto e i tuoi occhi che volevano dirmi: “E’ inutile litigare! Tanto non possiamo farci nulla! Le cose iniziano e finiscono”.

Quel motorino lasciato fuori. Per ore. Mi accompagnava e mi permetteva di essere felice.

Almeno per qualche ora.

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