Settembre

126: 5 settembre

Buenas,

oggi, piove. Bianca fa la pipì per tutta casa. Pedro la bacia, come se fosse la sua fidanzata.

Ora, sul mio letto, mi guardano, come se fossi una star del cinema. Mentre scrivo parole, che vorrei orientare verso il concetto di apparenza.

Apparire o essere? Essere o apparire?

Io appaio come sono. Anche se chi mi guarda dall’esterno potrebbe pensare male, bene. Potrebbe dire apparentemente che io sono un altro. Un altro me.

Ma, io, dritto per la mia strada so qual è il limite tra l’essere e l’apparire. A volte, esagero nell’apparire. A volte, tralascio l’essere. A volte, tralascio l’apparire. E come un poveretto vado in giro per la mia strada, indossando ciò che voglio. E so che chi mi guarda potrebbe dire qualcosa. E questo qualcosa generare un’ offesa. Offesa che non mi tange, ma che combatto attraverso le parole, l’eloquenza.

Dopo lo sguardo attonito di chi mi ha giudicato, le mie parole risaltano nell’aria, indebolendo le convinzioni di professionisti, che subito cambiano espressione. Faccia.

Oggi per esempio, davanti alla porta del tribunale, vengo fermato da un poliziotto, che non ha fermato la donna che entrava prima di me. Lei era ben vestita, ben truccata, esteticamente perfetta. Io, vestito decente, con maglietta semplice e jeans, con due orecchini a forma di foglia, su ogni orecchio. Apparentemente diverso dalla signora, forse ugualmente competente. Forse.

Perché la Signora non è stata fermata? Poteva tenere nella sua borsa una pistola.

Comunque, quando inizio a parlare in tono aulico (tono che uso molte volte in mia difesa), il poliziotto cambia espressione. La tensione del viso, si rilassa. E lo spirito inquisitorio scompare.

Io mi chiedo: “Perché devo usare il tono aulico per essere credibile? Perché?

Mi rispondo sempre che essere se stessi ti dà libertà, ma nello stesso tempo ti mette dei paletti. Paletti che mi obbligano ad usare un tono aulico, per essere ascoltato.

In un certo senso, è una sorta di bullismo. Che personalmente combatto. Ma, mi metto nei panni di chi non ci riesce. E che muto (per mancanza di mezzi) non combatte il finto conformismo.

Vi lascio! Mi sono troppo dilungato!

Vado a spupazzare quei due mostriciattoli che apparentemente si sono addormentati. Anche se con la coda dell’occhio non hanno mai smesso di guardarmi.

Buona serata e

Mil besos, 

Em@

 

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6 thoughts on “126: 5 settembre

  1. Buona serata Ema, non te la prendere, già con un uomo alla vigilanza le donne sono privilegiate, che vuoi farci, è sempre stato così e sempre sarà, ma tu, come hai fatto, sai farti valere in altri modi, e questo è un pregio 😉

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