Settembre · Storie

134: 15 settembre (Chiamami, cazzo!)

Buen@s,

Una camera vuota. Non c’è nessuno. Ci sono delle scartoffie lasciate dal precedente proprietario, un telefono attaccato alla presa di un muro, quasi cadente. Forse pericoloso.

Questo telefono rosso diventa soggetto di una foto, che ho in mano, fatta dal mio migliore amico per il suo book. Che presenta alle agenzie. Agenzie che quasi mai rispondono, che lasciano sulla scrivania lavori fatti di sudore.

Questo telefono sembra parlare. Ascoltare le voci che un tempo provenivano da lontano. Voci che usavano questo mezzo solo per necessità e non per comunicare sempre e comunque.

Questo telefono sembra quello delle cabine. Che gli amanti utilizzavano di nascosto, perché volevano essere liberi di dirsi amore, ti amo, che bella che eri oggi.

Questo telefono sembra quello delle risposte importanti. Signora, la chiamo per dirle che ha superato il colloquio e da oggi è la nostra nuova segretaria.

Questo telefono per gli altri, invece, è un oggetto che fa da contorno ad un ambiente vuoto, nonostante ne sia il protagonista. Un oggetto senza anima, né parole. Senza attese, né ritorni. Senza adrenalina prima di ricevere una risposta. La risposta.

Ripongo la foto nel book ed esco.

Esco senza dire nulla, mentre un suono mi annuncia che mi è arrivato un messaggio su whatsapp.

Un messaggio di uno, che conosco di vista, che mi deve parlare di un lavoro. Che non chiama perché forse è più semplice così.

Mil besos, 

Em@

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