4: Una giostra accesa senza nessuno


Neve. Oramai lontana.
Ora è ferma senza un perché. Decide di sciogliersi in determinati punti. In altri, rimane impassibile. Ferma. Persistente.
I bambini non ci sono. Sono le 4. Molti fanno il tempo pieno. Molti vanno in palestra, a danza, ginnastica, piscina, scherma. Pallavolo, pallacanestro.
Altri vanno sia danza che a piscina. Lo stesso giorno.
Le mamme non ci sono perché impegnate a prendere i figli e a portarli nelle loro attività. I padri assenti, giustificati o no, sono a lavoro. Torneranno a casa solo tardi.
Quando il più grande sta per addormentarsi. Ed il più piccolo già dorme.
Fuori. Vicino alla neve, a una giornata serena e a degli alberi verdi c’è una giostra accesa. 

Senza nessuno.

Em@💘

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3: Tutto mi sembra diverso

Buenas (ora inizio 18.45, ora fine 19:12),

  • Ho incontrato questo signore, che forse leggeva questa storia o quasi sicuramente, un’altra:

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Ho spento le candeline poco fa. Trent’anni. E non pensare di averceli. Fino a quest’età, ho sempre detto, pensato: “Tanto c’è tempo!”

C’è tempo per rimandare, fare dei sacrifici, studiare, leggere, imparare.

C’è tempo per incontrare, forse vedersi per caso in un bar di provincia, conoscersi e dirsi addio.

Dopo aver festeggiato il compleanno, sono uscito. Eri sempre al mio fianco, anche se non c’eri. Non ci sei più. Non ti sei degnata di mandarmi un messaggino. O un whatsapp per questo giorno.

Ma, io mentre passeggiavo ti vedevo. Eri come un’immagine sfocata, che mi parlava. Mi accarezzava, asciugava le lacrime. Faceva finta di ridere con me, anche se forse, anzi ne sono sicuro, non c’era nulla da ridere. Non c’è nulla da ridere.

Una mattina ti sei svegliata, hai messo tutto nella borsa della mandarina duck, e te ne sei andata.

La sera prima nemmeno un cenno di disapprovazione per la nostra relazione, che andava avanti da un anno.

La mattina, quella mattina, ho trovato il nostro letto vuoto. Non c’era nulla di te: nemmeno il profumo che si intersecava nelle coperte di lana, che io scansavo, perché sono allergico.

Quella mattina, sei scomparsa. Ora, ho capito che è per sempre.

Ho trent’anni da un’ora.

E tutto mi sembra diverso,

L.

  • Ho fatto un dolce per il pranzo della domenica. Solo nella mia cucina nuova. Senza cani e persone. Dolce riuscito. Buono e sicuramente nei canoni di chi non vuole prendere troppi chili.
  • Ho passeggiato per mezz’ora. Ora relax. Stasera non cucino. Domani nemmeno.

Buona serata,

Em@

2

Buen@s (inizio 19.10, fine 19.35)

questa mattina, mentre facevo ripetizione di spagnolo, mi sono concentrato sulla descrizione di uno spazio. (Fa freddo questo pomeriggio di novembre. Odora di chiuso nella casa di Roman. Attraverso una finestra senza tende, entra una luce forte, come la luce di uno scenario espressionista. Sono seduti mentre si guardano. Li separa solo un tavolo).

Ho comprato un tappeto e due cuscini per la mia nuova camera. Ho concordato il pezzo del tappeto, che stava già in offerta.Un tappeto blu. Blu come il mare. Blu come gli occhi di qualcuno che si ama. Di qualcuno che fugge. E non riusciamo a prenderlo. Perché forse è distante. Siamo distanti.

Ho mangiato pasta in bianco per depurarmi. Stomaco sottosopra.

Mi sono depurato. E dopo aver atteso un tecnico, che doveva vedermi il piano cottura e che pensavo fosse bono, sono uscito.

Ho fatto questa foto:

Un padre che riprende il figlio da scuola e ci discute. Forse il bimbo non vuole capire e il padre cerca di riportarlo sulla retta via. Una signora con un cappotto nero viene verso di me, mentre l’altra con il cappotto marrone, un cappello e una borsa rossa si reca dalla sua migliore amica. Escono sempre insieme. Le vedo sempre. Fumano e basta. Litigano e discutono. Ma, alla fine sempre insieme le vedi. Siamo in centro storico, il corso. E’ un giorno come tanti. Oggi era sereno. Tutto sembrava tranquillo. Quasi tornati alla normalità.

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Stasera mangio hamburger. Ho dimenticato gli spinaci in studio. Ma, non esco per riprenderli.

Notte,

Em@

1

26 settembre (ora inizio 18.23, ora fine 18.35)

Una stanza della mia casa ha la muffa.Facile toglierla, anche se non mi sembra giusto che ci sia, visto che abito in questo posto da un mese. Più o meno. La muffa mi fa schifo. Più di una cacca del cane, che oramai raccolgo volentieri.

Oggi, non ho fatto la passeggiata lunga perché dovevo scannerizzare dei documenti. Nel mentre (non mi piacciono molto queste due parole insieme!), ho ascoltato un’intervista dove uno scrittore spagnolo diceva che oggi vale più il corpo fotografato di un selfie, che il corpo che viviamo tutti i giorni: quello che ci accompagna al lavoro, a prendere un caffé, discutere con un’amica del più e del meno.

Bianca, ora miagola, nonostante sia un cane. Vorrei staccare la spina e mandarla a fanculo. Insieme a Pedro. Staccare la spina e iniziare di nuovo. A tutti capita di voler essere trasparente almeno per qualche giorno? Di togliersi di dosso i problemi di sempre. Non definitivamente. Almeno per un po’.

Stasera mangio un rustico. Ricetta della nonna. Adesso ascolto un po’ di musica, vedo un programma spagnolo, per tenere aggiornata la lingua, e poi farò il rustico. Pasta e condimento preparati in anticipo, per rilassarmi un poco ahora.

La tragedia di Rigopiano (distante 20 minuti da casa) mi ha scosso. In un attimo tutto finisce. Siamo come un soffio senza valore. Oppure siamo qualcuno che ha un valore prima del soffio?

Buona serata,

Em@

Oggi

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#21 gennaio

Rimandiamo sempre. Lo farò domani!

Oggi, a volte,e quasi sempre, non esiste. Per paura di scontrarci con la vita vera. Con chi siamo veramente. Con l’altro. L’altra.

Domani è una nuvola che scompare. All’improvviso. Una nuvola che immaginiamo. E pensiamo di vedere. Ma, non c’è. E’ una nuvola a cui diamo un valore aggiunto. Una pienezza senza contenuto.

Domani farò i compiti, andrò a vedere quel paesaggio, quella mostra. Domani ci vedremo! Andremo a prenderci un caffè, seduti davanti a un caminetto di un bar di tendenza. E rideremo. Fino a sentirci male.

E oggi?

Oggi, non rimando nulla. Guardo. Ti chiamo. E ti incontro.

Mangio una mela davanti alla finestra.

Anche se fa freddo e fuori ci sono: un lampione spento, una panchina vuota. E la neve lasciata a terra, perché qui non passa mai nessuno.

La nevicata del 2017

Neve.
Bianca.
A tratti confortevole. A tratti deprimente.
Ti imponi con insistenza da giorni.
Come se avessi voglia di farmela pagare.
Che ti ho fatto? Io nulla.

Neve.
Che addobbi le case a festa. E le rendi sempre natalizie. Oramai è due natali che vivo in due settimane. E non ne posso più.
Ora. È troppo.

Neve.
Ho sentito che domani torni. Con il tuo fare elegante ed insistente. E non lasci gente passeggiare tranquillamente, negozi guadagnare. Persone, vivere.

Neve.
Ieri siamo andati anche al Tg.
Al tg1. Non sei contenta?
Questa notte vuoi tornare, per presenziare domani al telegiornale spagnolo o francese?

Neve.
Mi hai rotto.
Ti odio.
Come quel ragazzo che desidero tanto e non mi calcola. Perché a lui piace il mio migliore amico. E me lo ha pure detto.

Neve.
Odi et amo.
Ora ti odio.
E lo sai bene.

Le parole non dette

E’ il non detto, non espresso: quello che avremmo voluto dire, che sappiamo come dire e che non diciamo (cit.)

Leggevo queste parole, questa mattina, mentre il sole si faceva vedere e gridava, anche se da lontano: ” Ci sono anche io!”

Queste parole mi hanno colpito subito perché vorremmo dire parecchie cose. E molte volte ci stiamo zitti perché abbiamo paura, non abbiamo il coraggio. Forse abbiamo paura delle azioni a seguire, di cosa accadrà, forse, poi.

Io ho da dire parecchie cose. Ma, ci sono cose che non dico perché la situazione non me lo permette. Altrimenti, dovrei fare le valigie ed andarmene.

Alcune volte, per me, le parole non dette servono a mediare le situazioni. I legami di coppia, i rapporti non facili tra colleghi di lavoro.

Altre volte, mi rendo conto che quelle parole che ho da dire devono uscire per forza. In qualche modo. Come le parole che scrivo, quelle che pronuncio in casi di ingiustizie. O quando qualcuno mi passa davanti alle poste. E pensa di fare il furbo.

Il non detto, non espresso, non sempre è da dire. O esprimere.

Almeno per me.

Buona serata o notte,

Em@

Niente di più vero…

Ho visto sempre i genitori come supereroi, ma ora che mi sono fatto grande li vedo più umani (cit.)

Niente di più vero.

Con il tempo che passa, le cose cambiano.Cambiano gli approcci, i modi di esternare le proprie emozioni. Accettare, anche quando quel qualcosa o qualcuno ha mille difetti. Tanti. Tantissimi.

I miei genitori, quando ero piccolo, li ho visti sempre inarrivabili,in maniera differente.

Mia madre sempre pronta a rialzarsi. In qualunque situazione. Non capivo come faceva a stare sempre sul pezzo. Poi ho capito che quella era la parte che ci faceva vedere a noi figli. La parte che ci mostrava. Poi, ho visto gli altri aspetti e mi sono accorto che molte volte era debole. Come sono debole io, ora, in alcune situazioni. Ho visto la sua umanità.

Mio padre sempre assente. Non riusciva a capire come mai si ritrovava solo. Lottava per essere diverso, ma non aveva le basi per cambiare. Ora ho capito che non è semplice essere un altro che non si è. Un altro noi.

Ora rispetto la loro umanità. Non li giudico più. Rispetto la mia, la tua…

E vado avanti!

Buona sera/notte!

Em@

#Attraversando gli anni

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Chieti, l’altro ieri.

 

Nevica da giorni. Interrottamente. Fuori case si intravedono. Solo l’immaginazione può portarmi a capire che cosa succede oltre le finestre. Forse bambini giocano, cambiando l’ordine dei soprammobili. Forse genitori, insofferenti, gridano e sgridano perché la neve rende nervosi.

La tua coperta è ancora sul tuo letto. La neve non l’ha sgualcita. Forse l’ha fatta diventare più umida. Per via di questo freddo interiore e reale, che mi tormenta. Tormenta il mio stato d’animo da quando hai lasciato questa terra. Da quando, quella mattina mi hai detto: “Ci vediamo dopo!”

Ma, non sei più tornato.

Eri felice quel giorno. Era agosto.

Avevi una camicia a righe, perché avevi una riunione importante. Avevi voglia di dire la tua. Ti eri preparato un bel discorso, che avevi preparato nei dettagli. Eri un perfezionista. Lo so, lo sapevo. Lo sapevi.

Quella mattina, avevi lasciato il caffè, come fai sempre. E avevi dato due morsi alla torta al cioccolato. Che ti avevo preparato con tanto amore. Anche perché eravamo appena sposati. E ti amavo, come non ho mai amato nessuno. Nessuna.

Ti amavo perché eri altruista. Eri testardo, come me. Eri ansioso, come me. Ma, a differenza mia, ti alzavi ogni mattina e cercavi di allontanare quel mostro nero, che conoscevamo entrambi. Quel mostro nero che ogni tanto appariva e lasciava cadere a terra posate. Senza un perché.

Quella mattina, ci siamo allontanati per sempre. Il destino ha voluto così. Senza darmi la possibilità di attraversare gli anni insieme. Quegli anni che avrebbero potuto darci un bambino, una casa bella e nuova, un posto nel mondo diverso.

Nevica da giorni. E il tuo letto è rimasto intatto. Perché dicevi sempre che per dormire avevi bisogno di una camera singola. Una camera dove pensare, riflettere e riposare.

Una camera da dove avresti potuto vedere fiocchi di neve, che cadono come lacrime versate in continuazione.

Ann@

Un bacio,

Em@

Spero di ritornare.

Buenas,

buon anno a tutti. Da un po’ che la mia incostanza ha preso il sopravvento. Ma, ho traslocato. Ed il trasloco non è una cosa semplice. L’ho fatto durante le vacanze di Natale, e quindi niente riposo.

Inoltre, la neve ci ha messo il carico. E da due giorni che nuvole bianche buttano giù pezzi di neve. Che ora non sopporto più. Adesso, il sereno ha un po’ reso quieta la situazione. Ma, dubito che duri.

La neve, inoltre, ha fatto cadere un albero del giardino. E un pino di proprietà comunale, che ha quasi distrutto l’altra parte di giardino. Ma, per fortuna siamo tutti sani e salvi. Compresi i cani, che amano il bianco della neve. Amano perdersi, e nascondersi. Nascondersi, fino a scomparire. Poi, tocca a me ritrovarli!

Vorrei iniziare a riscrivere il blog, trovando una chiave di lettura diversa, pur mantenendo fede a quello che sono.

Spero di ritornare.

Em@