Fuochi

Ci sono delle persone malvagie che appiccano fuochi, trasformando la natura, flora e fauna, in cenere.
Cenere che distrugge storie, abitudini, vite. Vite e persone che non sanno spiegarsi il perché.
Perché si fa un simile gesto? Perché tutto ciò è possibile?
É possibile perché ci sono, purtroppo, persone malvagie, cattive, quasi mai sicure di quello che fanno (molte volte spinte da altri). O sicure di quello che stanno per fare: distruggere, accrescendo enormemente il proprio EGO ed i propri affari.

Domeniche

Ci sono delle persone che amano le domeniche delle seguenti stagioni: primavera, autunno e inverno. In queste domeniche, il pranzo della mamma o della nonna allieta i commensali. Commensali mai nervosi per via della sabbia o acqua sporca. Commensali che a fine pranzo dicono: “Ho mangiato troppo!” E poi continuano a mangiare con altri parenti. E che vedono le interviste “barbariche” di Barbara D’Urso. E che a fine giornata si concedono un cinema per rilassarsi. Rilassarsi e, a volte, dormire per non pensare al lunedì.

Le Professoresse

Ci sono delle persone che fanno a vita “le Professoresse”. Tipo quelle di scuola, che comandano e sanno tutto loro. “Le Professoresse”, quelle di razza, sono moraliste, paladine della giustizia e ti guardano dall’alto in basso. Inoltre, non sbagliano mai, vogliono avere il controllo su tutto e non ti lasciano mai dire “Ci sono anche io!” Per loro, Tu, non esisti. Esistono solo le loro amiche di uguale lignaggio.

Inverno

Ci sono delle persone che amano il freddo, la coperta di Linus davanti alla TV, preparare due dolci di seguito. E riscaldarsi con il forno acceso.
Ci sono persone che dormono bene, anzi benissimo, d’inverno. Facendo anche il riposino pomeridiano e la “calma” merenda sostanziosa perché “tanto fuori fa freddo”.
Il freddo: nostro amico. Complice e leale. Attivo e disinteressato.

Buongiorno 🌦🌦🌦

Stanca

Oggi ho visto una donna stanca. E anche un po’ ansiosa.
Quelle donne che non riescono a stare ferme, pensare. Sedersi
con la famiglia e dire: “Oggi che avete fatto di bello?”
Nei suoi occhi una vita frenetica, stanca. Pulizie la mattina in due famiglie, poi in palestra. Poi casa, figli, marito, cucina e cane.
Viso spento che da anni non si gode una vista panoramica, un
mare in tempesta, una sabbia di settembre.
Anima che non riesce a trovare un equilibrio. Forse.
Forse dentro un male, come un temporale di novembre, che non
smette per giorni.
Non ho saputo dirle nulla. Ho solo ascoltato. E assecondato.
Oggi ho visto una donna ansiosa. E anche un po’ stanca.

Volevo aiutarla, ma non è compito mio.

Casa Gialla

Abito in una casa gialla.
Oggi ho un mal di testa tremendo, forse per via di questo vento fresco. Forse perché questa mattina non ho messo la sciarpa. E soffro di cervicale.
Non amo particolarmente agosto. Prima del 15, in particolare.
Le città non turistiche si svuotano, i negozi chiudono e le tre parole “chiuso per ferie” diventano un must. Ovunque ti giri, le trovi.
Dicevo: odio questo periodo perché due sono le cose: o fai qualcosa o non fai nulla. Ed io, che non sono particolarmente socievole, opto per la seconda opzione. Mi pesa un po’. Rimanere da sola ingigantisce tutto ed il nervosismo prende il sopravvento. Quindi penso di leggere un po’ e fare delle passeggiate. Per scaricare l’adrenalina e rimettermi un po’ in forma. Anche se non ne è ho la necessità. Ma, l’attività fisica serve sempre. No?
Abito in una casa gialla. Ho un gatto di nome Simo (perché il mio primo ragazzo si chiamava Simone). La casa è spaziosa, nonostante abbia solo un salotto-cucina, una camera ed un bagno.

Kiss,
Giovanna

Diverso

#3

Regina Orsino è una pittrice. La sua passione la fa essere autentica. Anche se la sua diversità, molte volte, non lascia spazio alla sua accettazione. Un po’ come sono io. Diversa e quasi mai capita. Da una realtà che ci vuole tutti uguali, fatti con lo stampino.

Regina, viene da una famiglia nobile di Chieti. Una famiglia che ha sempre preteso rigore: a tavola, a scuola. Negli impegni. Una famiglia che le ha permesso di studiare, ma che non l’ha mai accettata per quella che è: uno spirito libero.

Mi ha anche raccontato che, nella sua giovinezza, in un periodo in cui aveva chiuso con i genitori, per guadagnare soldi, si era messa a fare la puttana per strada. A Via Veneto a Roma. È stata persino minacciata con una pistola.

Ora sono a casa, e l’immagine di Regina permea la mia mente. Mi fa sorridere, perché io sono il suo lato razionale. Conservo quell’equilibrio che non mi fa andare oltre, ma ho la sua stessa pazzia. Che mi fa flirtare con i vecchi porci arrapati, con i padri con il carrozzino, con uomini di potere che a Natale passeggiano con la moglie. E di notte, mentre tutto è fermo, scopano con vecchie puttane in stanze buie. Poi, quando li incontri in giro, non riescono nemmeno ad alzare la mano per accennare un gesto di saluto.

Vi lascio con una poesia di Regina che, oltre ad essere stilista e pittrice, è anche una scrittrice. Poetisa, come si definisce Lei.

Diverso o diversa? di Regina Orsino

Diverso come il

cielo nero.

Che si allontana

dal sole. Veloce.

Sai, sento una

musica? La musica

del niente, che

forse mi fa scoprire

la verità.

Nascosta in una

casa. Fuori

è buio.

Come stai? – mi dico.

Bien, rispondo.

Ma, non sto bene.

Forse sì.

Sono solo diversa

come il cielo

nero. Che

non ama il sole.

Diverso. O diversa?

Lo sguardo

#2

Fili si intersecano, senza sapere come. Come le storie, che pian piano si adagiano su vissuti diversi. Che hanno molto da dire. Raccontare.

Oggi, il vento ha dato un segno. Per fortuna.

Sono uscita di buon ora e, allontanandomi dal solito spazzino, ho calpestato mattonelle, che purtroppo sanno ancora di caldo. Ho bevuto un caffè, con molta cura, pregustandomi anche l’ultima goccia.

Sono andata all’edicola, ho preso il giornale, e mi sono seduta ai bordi di una panchina.

Nonni a volontà con nipoti mai educati. Padri con pacchi enormi, che toccavano avidamente, quando li guardavo. È una mia perversione guardare i pacchi. Scoprire se aumentano di grandezza, ma senza far nulla. Mi piace istigare. Giocare con lo sguardo.

Lo sguardo.

Quel gioco tanto desiderato un tempo. Un’emozione che non aveva bisogno di gesti. Si dice basta lo sguardo. Guardare negli occhi chi si ama o si cerca di amare. Capire come sta, se ha bisogno di qualcosa. Capire se oltre agli occhi, in profondità, c’è quel sentimento. Quella cosa che ci rende vivi. Vivi più di ieri.

Guardarsi come due adolescenti di liceo, che non hanno mai amato. Scoprire con lo sguardo i gesti semplici, le debolezze, i pianti fatti poco prima.

Inizio a leggere e prontamente vengo disturbata da una mia amica. Regina: pittrice e stilista.

Kiss,

Giovanna

Dover essere qualcuno?

#1

Guardo il sole dalla finestra. In realtà, non riesco a vederlo. Troppo forte. Potente come il calore che ha sprigionato. Rendendo tutto fermo: gli alberi, passanti, donne con il cane che di solito di mattina escono.

Un caldo africano, che ha rinchiuso una giovane donna come me, tra le mura di una casa. Casa piccola: bagno, cucina, e salottino. Salottino con una poltrona ed una coperta estiva, su cui per giorni sono rimasta a guardare fuori. Nessuno mai è passato. Se non l’uomo dell’immondizia, come lo chiamo io. Un uomo prestante, che si è sempre toccato il pacco. Sperando che cedessi alle sue avances.

Ho letto molto, bevuto (acqua) altrettanto e pensato alla mia vita. Al fatto di dover diventare per forza qualcuno. Ma,dove sta scritto? Il fatto di dover essere chi non sono mi rende strana. Inadatta. Perché devo uniformarmi a un contesto che non mi appartiene?Perché non posso indossare un vestito strettorossoprovocante in una cena formale?

Ora cerco di mangiare qualcosa, frugare nel frigorifero quello che ho, ed arrangiarmi un po’ come tutti. In estate.

Kiss

Giovanna

Agosto

Sottofondo musicale.
Gli ombrelloni vuoti. Sono solo le 8.00.
E l’estate volge quasi al termine.
Siamo già in agosto.

Uccelli volano su distese senza onde.
Alla radio l’ondata di caldo non cessa di dare notizia. Notizie estremamente destabilizzanti.
Destabilizzano signori e signore che non riescono a capire come il sudore oramai sia diventato parte integrante di un corpo che non comandiamo. Senza comandi. Ahimé.

Ho abbandonato, per un paio di giorni, contatti e media. Che a volte aiutano a sentirsi. Forse anche a esistere.
Esistere in un mondo dove sul piatto devono per forza esserci caviale e champagne.

Vorrei allontanarmi da questa virtuale esperienza. Viverla forse diversamente. Assaporare anche pasta e fagioli. Forse non con questo caldo.
Forse non pensare che riconoscere qualcuno sia legge.
E vedere gli altri come essere umani.
Non come likedipendenti.
Esseri che hanno bisogno di andare in bagno. E non lo dicono.

Agosto. Sfioriscono bellezze.
Bellezze estive.
Che perdono vigore e valore in inverno.
Quando la neve rende tutti uguali.