Il cruciverba

Avrei voluto scrivere tutt’altro. Ma, le parole scorrono verso direzioni sconosciute. Senza ascoltare la ragione, che vorrebbe portarle altrove. Verso verità prestabilite. Quasi conformiste.

Mentre scrivo, una musica di sottofondo mi sostiene. E anche un cane che piange perché vuole rientrare. Vorrebbe avere solo le coccole. In braccio. Mai solo.

Ora, abbaia per dispetto.

Ricordo una panchina, due ragazzi al primo appuntamento. Sguardi teneri, troppo imbarazzati. Silenzi ben dosati da un sospiro che interviene. Uno starnuto che accoglie la primordiale vergogna. Una vergogna che fa tenerezza. Si fa persona nel viso di lei: una cucciola da abbracciare. Lui, ben distinto, persona a modo. Giovane borghese di una Chieti bene, oramai decaduta. Mai fuori posto, mai disattento.

In lontananza, il vero protagonista di questo incontro: l’uomo col cruciverba.

Una macchina aperta, una radio anni ’70. E lui che osserva, coprendosi dietro al suo cruciverba, che tenta di risolvere. Non muovendo mai la penna. Sapendo di non sapere. 

La musica, ora, toglie il respiro a parole oramai sedate da un racconto senza storia.

Che osserva chiunque passi.

Rossetto Rosso

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