Non passa niente

Mi lascio trasportare dal buio. Non so definirlo. Mi fa paura, ma blocca il tempo. Lo rende statico, per un po’. Una bolla di sapone, tu sei dentro. Tanto non scoppia quando è buio. Fuori non c’è nessuno. Forse qualche schiamazzo di adolescenti arrapati, dopo la discoteca. Gente trasuda sesso, divertimento senza precauzioni. Tu sei, lì, guardando il buio. Vuoi afferrarlo. Non puoi. Riempirlo, non puoi. Sognare, vivere vite di altri. Che di notte si nascondono, in macchine fredde, senza aria calda. Macchine che stazionano ai bordi di una stazione. Anche lì le lancette sono ferme. Vanno avanti, ma hanno più peso. Rispetto al giorno, quando bambini allegri fanno cadere lo zainetto. Zainetto che si apre: bavaglino, bicchiere. Rispetto al giorno, quando le lingue di due sconosciuti-conosciuti si legano, come un nodo. Nodo che non si scioglie. Troppo forte, intenso, quel legame. Legame che dura poco. Perché le lancette, di giorno, continuano a camminare. Fino a quando arriva la sera, la notte. Che paura! Eccolo lì, ci bussa alla porta. E’ il buio: arriva in una velocità estrema. Poi, si ferma. La notte è lunga. Molti dormono. Qualcuno osserva dalla finestra, quello che passa. Ma…non passa niente.

 

 

 

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