Giocare

autumn moments (3)

Giocare quando si era piccoli. Vedevi solo il pallone. Che rotolava, senza direzione. Correvi, per non perderlo di vista.
Giocare tra sabbia e ombrelloni. Eravamo scavatori nati. Nati per costruire castelli, case nuove, diverse dalla realtà. Quanto amo la fantasia!
Giocare tra coperte sgualcite. Guardarsi, annusarsi, sperimentare un corpo, che abbiamo voglia di percepire. Con tutti i sensi. Compresa l’anima, che si nasconde. E che esce in quei momenti. Quanto godo!
Giocare suonando i campanelli. Che adrenalina, che si perdeva nel vento. Troppa velocità per allontanarsi, e non farsi scoprire.
Giocare ascoltando le pietre che cadono, i rami, che sorretti dal vento scivolano, a volte. A terra.
Quanto è difficile la terra. Alzarsi, camminare, ritrovarsi. Conoscersi. Di nuovo amarsi. Allontanare la monotonia.
Quanto è difficile essere, senza apparire. Nascondersi perché non si vuole per forza una conferma. Confermi?
Amo ancora giocare, sul balcone della nonna, che mi chiama e mi dice: “Ema, è pronta la merenda!”

 

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