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92: Fiesta di Hemingway

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Ernest Hemingway, Fiesta, Oscar Mondadori, 9,50

Quando vivevo a Roma, soprattutto il primo anno di Università, mi sono trovato molto spesso, e quasi sempre, ad uscire tutte le sere. Uscivo tutte le sere perché volevo scoprire cose nuove, realtà che non mi appartenevano. Ma, che volevo in qualche maniera sperimentare. Ho vissuto per un periodo una vita senza regole, fatta di amici ed intrecci. Intrecci che avevano un loro perché.
Perché vi sto dicendo questo? Perché il libro che ho appena finito di leggere parla della vita senza regole di un gruppo di giovani quasi adulti, che vivono le notti della Parigi bene del dopoguerra, tra alcol e non detti amorosi. Questa vita di notte trova il suo apogeo nella Fiesta de los sanfermines (San Firmino), che si svolge a Pamplona (Spagna) la seconda settimana di Luglio (6-14 luglio). Una Pamplona, che ricordo bene. Perché in un quarto superiore oramai lontano, in una vacanza studio a Valladolid, la mia profesora ci portò una giornata nella città estiva dei tori.
Ho ritrovato nelle parole di Hemingway le caratteristiche di una città calda, mai silenziosa, e sempre in movimento, nel periodo della festività. Una città nella quale los encierros  rappresentano l’attrazione prioritaria. E persone venute da qualsiasi parte del mondo corrono dietro ai tori per il semplice gusto di farlo. O/E per rinnovare una tradizione che va avanti da anni.
Nel libro sono presenti fatti storici realmente accaduti e sono spiegate in maniera dettagliata tutte le fasi di preparazione del torero. Dalla vestizione, alla fase finale in cui viene tagliato l’orecchio al toro. Segno di vittoria e di acclamazione popolare.
Consiglio questo libro a tutti coloro che, incuriositi, vogliono sapere qualcosa in più sulla festa de los sanfermines. Una festa conosciuta oramai in tutto il mondo, da molti molto criticata. Da altri, amata.
Il libro, per concludere, è ben scritto. A tratti lento, per via delle descrizioni. Ma, non mi ha fatto impazzire.

Voto: 7

Buon pomeriggio, serata, notte.
Em@
classici · libri

86: Il giovane Holden

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Quando leggo, spesso, mi perdo nella storia. Ci sono casi in cui questo accade di frequente, ci sono casi in cui da esterno vedo quello che succede. E non vedo l’ora di finire il libro. Perché non tutte le storie, come è giusto che sia, ci appartengono. Mi appartengono.

Una storia che ho sentito mia è stata quella de “Il giovane Holden”, scritta da Salinger, autore americano, che ha avuto un enorme successo con questo romanzo, definito da tutti di “formazione”.

Un romanzo internazionale, oramai classico, che parla di Holden, un ragazzo di sedici anni, il quale dopo essere stato cacciato da scuola, vaga per giorni in una New York notturna e diurna. Una New York che fa da sfondo alle problematiche di questo ragazzo benestante. Che si perde nei meandri della sua mente. Si fa delle domande alle quali molto spesso non sa dare risposte. Cerca di fare l’uomo adulto, perché non vuole tornare a casa e dire ai genitori che per l’ennesima volta è stato cacciato da un’altra scuola. Cerca di fare  l’uomo adulto, volendo fuggire altrove. Perché ha paura di dire la verità sulla “questione scuola” a una mamma, che ha molti problemi, derivati anche dalla morte di un figlio, a causa della leucemia.

Di questo libro ho amato lo stile semplice e molto curato. Una scrittura che scorre veloce, come una pagina di diario. Ho amato la storia avvincente di questo giovane problematico, al quale mi sono molto legato. Sembrava il mio alter ego, che nella sua solitudine cercava di dare risposte a interrogativi, quasi sempre non chiari.

Ho amato soprattutto la psicologia del personaggio principale. Un giovane uomo che, pur di non affrontare un problema (ovvero di dire la verità sulla scuola), cerca soluzioni alternative. Che vuole affrontare subito. Vorrebbe essere già grande e non rendere conto a nessuno. Ma, questo non è possibile perché la realtà è diversa. Lui ha solo 16 anni, non ha soldi e, nonostante sia un giovane intelligente, non ha i mezzi per affrontare la vita. Durante il suo vagabondare, ha molte crisi di ansia, determinate appunto da voler avere una vita diversa. Che realmente non può avere.

A questa opera do 10. Perché è un capolavoro, che non è paragonabile a quello degli scrittori di oggi, che pubblicano libri solo per marketing. Qui c’è la letteratura dietro e molto altro. C’è la semplicità, che è il risultato finale di un lavoro di studio, di esperienza e curiosità. Risultato finale di dedizione e ambizione sana nel proprio lavoro.

Buona giornata,

Em@