Mare! Blu! Splash!

Blu! Splash! Mare!
Fa caldo. E al mare ci si abbronza sicuramente.
Le dita saranno esauste. Condivisione, fb, msg, faceapp, videochiamata.
Si è persa: la calma che si assapora con una musica di sottofondo, la riflessione di una frase sgualcita.
Si è perso: il tempo per chiedere “Come stai?”, il gesto di una carezza non interrotta.
Più facile mettersi in posa. Lucente per causa artificiale. Ammiccante per guadagnare cuoricini.
E l’essenza dove sta?
Forse smarrita nei fondali marini!
Mare! Blu! Splash!

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Vicini, senza toccarsi ora #7

Una musica jazz,
una tazza di caffé.
Occhi che si guardano.
Luci soffuse in un bar di periferia.
Assordanti silenzi interiori
scompaiono per un attimo.

Quello sguardo!
Complice, vero, mistico
e nascosto da un paio di
occhiali di tendenza.

Come beve il caffé? Mmm
Come nessuno, fino ad ora.
Eccitante situazione.
Nulla di porno, né di sentimentale.

Sguardi che continuano fissi,
a dirsi “vorrei fare qualcosa!“,
no, non la voglio fare!
Meglio gustarsi questo
momento. Sospesi su
una nuvola bianca.
Vicini, senza toccarsi ora.

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Anche solo con un fiore #6

Già domani.
Sarà luce, a primavera.
Urla di bambine davanti a scuola.

Già domani.
Non come ora.
Rinchiusi in casa.
Negati abbracci.

Già domani.
I ciao come stai?
saranno trasformati in
due baci che schioccano.

Già domani
Non come ora.
Le parole circoscrivono.
Gli affetti si allontanano.

Già sarà domani
e tutto sarà passato.
I mostri svaniranno.
Le amiche si stringeranno.
Le mamme baceranno.
I caffé brinderanno.
Le aiuole rinvigoriranno
anche solo con un fiore.

Vorrei essere indaco #4

Caro diario,

questa zona rossa, sinceramente, ora, non mi fa paura.

Mi fanno paura le persone sciagurate, che non danno importanza alle regole. Tanto a me non capita!

Pensano di essere invincibili. Di essere immuni. Da un dolore, un sintomo, una perdita.

Vorrei essere indaco. Indefinito. Non celeste, né viola.

Vorrei essere un pianeta, senza nessuno (Perché la gente non riesce a capire? Riesce solo a correre? A farsi venire il panico?).

Vorrei pormi degli obiettivi giornalieri: vedere meno tv, sì a qualche serie; isolarmi dai social, tanto servono solo ad aumentare tensione e ansia; sì a studiare, conoscere. Leggere un bel libro che avevo iniziato. Lasciato a metà; vorrei passeggiare, isolato naturalmente, con i cani. E lasciarmi trasportare da questo freddo e questo sole, che non sono niente male.

Questa mattina ho ascoltato una bella storia, te la lascio di seguito: (https://www.raiplayradio.it/playlist/2019/04/Rai-Radio-Playlist-Item-50799f66-7077-49c0-9ffe-4baa0f2949e0.html)

Per oggi ti saluto, forse a domani.

Em@

Mancanze #3

Caro diario,

io, ho vissuto in una grande città. E la percezione delle cose è diversa. Tutto corre veloce, senza sosta. Tram, automobili, metro. Gente. Gente e altra gente.

La gente, che torna dal nord, per la questione di cui tutti sappiano (#coronavirus), secondo me non si è resa conto del problema.

Non ha letto nulla, non si è informata. Non ha capito.

Ha continuato a vivere come sempre, salutandosi amorevolmente, correndo da una parte all’altra, facendo aperitivi. E chi più ne ha, più ne metta.

Quando, ieri, ha capito che la Lombardia “veniva chiusa”, ha fatto le valigie.

E, a tarda sera, ha preso il treno…direzione sud.

Questa per me è una mancanza di rispetto. Una non curanza della propria persona e delle famiglia. Un “vado a casa dalla mamma, che sto a fare per un mese a Milano!”

Posso capire il panico, l’ansia, il non riuscire a gestire la situazione. Ma, non capisco la mancanza di informazione, l’ignoranza (nel senso di ignorare) e la mancanza di responsabilità.

Detto ciò, caro diario, ti saluto da una città piccola. Dove tutto trascorre lento, dove gli anziani non hanno ancora capito che si devono stare a casa. Dove il tempo è lento. E la paura, forse, ridimensionata, perché col tempo lento già percepita.

Em@

Gattino bianco e nero #2

Caro Diario,

oggi sono stanco. Al limite. Ci sono quei giorni che vorresti chiudere a chiave la porta, e mandare a fanculo il mondo.

Ma… non sono depresso, né ansioso.

Sono stanco e vorrei un po’ di calma. Essere compreso. Ma chi ti capisce?

Devi fare due passi indietro, non assolutizzare nulla e calmarti. Kar(l)ma.

Dalla finestra vedo un gatto. Gattino. Bianco e nero. Gioioso e calmo, non pensa a nulla. Sulle scale soggiorna, da mattina a sera. Ora, sotto uno stendino di panni neri, si stira. E’ scappato…poi tornerà.

Torneranno i giorni senza #coronavirus. Prima o poi.

Oggi c’è il sole. Ma, fa freddo.

Vado a prendermi una tisana, ma prima passeggio un po’!

A domani!

Em@

Era nuova #1

Caro diario,

è difficile scrivere qualcosa in quest’era da coronavirus. Paura, non conoscenza, superficialità. Andiamo nel panico!

Il panico mi distoglie dai pensieri di sempre. Chi lo ha generato? I media ed una politica frammentaria.

Vorrei parlare, anzi parlo della fragilità umana.

Fragile uomo seduto su una panchina. Osserva chi passa. Non si avvicina nessuno. Tutti hanno paura degli starnuti. Goccioline, che volano come pugnali. Lavarsi le mani, con insistenza, come in ospedale. Fino a dieci giorni fa, non sapevo cosa significava lavarsele!

Perché tu ti lavavi le mani?

Evitiamo i contatti umani. Baci, abbracci. Cultura.

Sì: stringersi con un abbraccio, con un semplice bacio, con una carezza è qualcosa che ci appartiene. Come l’aria, come il sesso, come l’odore di maschio. Quanto amo annusare il maschio!

Sono le 17:18 ed oggi ho appreso:

  • che la pioggia mi isola, mentre passa l’aggiustatutto che vorrei farmi (scusate la volgarità!);
  • che siamo fragili. Io lo sono, ma molto meno di altre persone. Forse quando si è abituati a sprofondare perennemente, la fragilità altrui sembra maggiore. Più potente, d’impatto;
  • che la mamma di Luca ha un nuovo gattino. E…ora andrò a vederlo!

Ciao caro diario!

Forse a domani!

Em@

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Senza parole…

Il viaggio è una scoperta continua.
Una meta mai definita.
Un appiglio alle giornate di noia. Alla monotonia.

Il viaggio non è una stanza d’albergo.
Un selfie definito alla perfezione.
Una notte di sballo. Ubriacarsi fino a vomitare.

Il viaggio è un’aria nuova. Un albero definito da foglie ancora verdi.
Un bambino che parla francese.
Una donna che ha un colore diverso.
Una musica nuova, anche se ascoltata parecchie volte.

Il viaggio è un libro vero. Che racconta, anche senza parole.

Aspettando la pioggia

Mi siedo.
Vedo fuori.
Una nuvola.
Forma distratta di un temporale che sta arrivando.
Grigio.
Rosa.
Rosso.
Verde è il mio colore preferito.
La Primavera. La natura. Gli Alberi che delimitano.
Delimitano giorni, vite. Situazioni.
Qualcuno da lontano mi saluta.
Gli dico: “Ciao! Come stai!”
Lui:”Bene!”
Se ne va!
Sono ancora fuori.
Seduto.
Aspettando la pioggia.

Sembrerà fermo

Da novembre, improvvisamente siamo arrivati ad Agosto.

Il cielo è limpido. Nessuna nuvola. Forse un caldo atipico. Tipico, forse, dopo un mese di frescura e pioggia incessante.

I cani soggiornano, lieti, nella loro cuccia.

Io, cerco di capire cosa voglio. Voglio solo riposarmi e vivere, senza l’ansia di dover essere qualcuno. Apparire. Godere perché si deve godere.

Oggi, cucinerò, studierò. lavorerò, prenderò un po’ il sole.

E leggerò.

Andrò lontano con la mente.

La calma si impadronirà di me.

Il tempo sembrerà fermo. Per un attimo.