L’estate di ieri

Anche quando ero piccolo faceva caldo.

Ma, forse, non lo percepivo.

Ieri, d’estate, la musica non terminava.

Si perdeva nel giorno, a casa della nonna.

Con Matteo, giocavamo a Giochi Senza Frontiere.

Il gelato chiudeva la sera, tra silenzi e risate.

Risate quasi mai nascoste.

 

Il giorno dopo e il giorno prima

mangiavo pane e nutella, giocavo a maestri.

Io, ero, sempre il maestro.

Che poi non lo sono mai stato.

E’ un duro lavoro.

Il giorno non finiva mai,

ma non ci pensavi mai alla fine.

Ora, conti numeri, ore, minuti.

Sempre con l’orologio in mente e sul/nel telefono.

 

L’estate di ieri

non finirà mai.

Sarà la gioia dei nostri ricordi,

quelli più veri.

Quelli che non hanno una spiegazione.

Solo azione.

Forse.

Unghia mezza tagliata

Buen@s, 

Oggi, parlerò di convivenza. Convivenza cane-gatto, cane-cagna, lei-lui, lei-l’altro, lui-l’altra e l’altro.
E’ una condizione che ti porta all’esasperazione, soprattutto nei giorni dove vorresti pensare a te stesso, definire situazioni, farti un bagno caldo, rilassandoti per cinque minuti. Solo cinque minuti.
E arriva lui che ti chiede una cosa, poi non va bene come l’hai fatta. Per il tuo equilibrio psico-fisico, accetti di fare quello che dice lui/lei secondo le sue esigenze. La rifai. E non va bene un’altra volta. Ti arrendi!
Vai in camera, inizi a tagliarti le unghie. Da un po’ che non le tagli. Capita, no? Durante il semplice atto, proprio semplice, del taglio di quella povera unghia, oramai dura e nera, senti bussare alla porta, e Lei che ti dice: “Hai visto…?”
Tu, rispondi:”Vedi bene sulla sedia, l’ho poggiata lì?”
Lei, insistentemente e con garbo, sussurra: “Non c’è!”
Ti alzi, con una mezza unghia tagliata e l’altra attaccata al dito, vai in cucina e improvvisamente sulla sedia trovi quella cosa che Lei cercava e non trovava.
Torni in camera, oramai senza parole, con un mezza unghia tagliata e l’altra attaccata, chiudi a chiave la porta, spegni la luce e fai finta di dormire.
Toc Toc, senti bussare, non rispondi.
E lui che ti dice: “Ma, oggi i cani a passeggio, non li dovevi portare tu?”
Mil besos,
Em@

Domande

Buen@s,

​Quanti figli hai? E quanti nipoti hai? E quando ti laurei? E quanti esami ti mancano? Perché hai fatto l’Università?  (Sapevo che stavi fuori). E quanto tempo ci sei stato? E perché sei così dimagrito? Ti trovo ingrassato? (Ma, se mi hai visto una volta in vita tua. Come fai a dirlo, che sono ingrassato!)

Dove abiti? Con chi abiti? Quanto paghi d’affitto? Che macchina hai? (Io non ce l’ho, me la faccio prestare!)
Queste sì che sono domande! Domande a cui sempre rispondi inventando la risposta. Risposta mai sincera, quasi sempre enfatizzata. Colorita o esagerata.
Che dite? (Se non mi rispondete, capisco. Io raramente rispondo).

Mil besos,

Em@

Ci metto la faccia

Buen@s,

quando vado in giro, ci metto sempre la faccia. Non la copro di strati di trucco o di glitter che la impreziosiscono (a volte, per estetica, qualche glitter ci sta!). La tengo come quando mi sveglio la mattina. Poi, quando torno a casa vedo qualche chiazza rossa, o puntini di sudore. Ma, fa parte del gioco.

Il viso ci appartiene. E lo dovremmo portare con noi, sempre.

Ma, a volte, è più semplice celarsi dietro la foto di un figlio appena nato (parlo dei social) o coprirsi con un plaid, anche a 40 gradi all’ombra. Tanto è più facile nascondersi e avere consenso in queste maniere, che prendersi le proprie responsabilità. Agire, forse. Mettendo in discussione anche quello che si è.

Non sono un guru, né uno scienziato.

Sono un morto di fame, che ci mette la faccia. Che poi esistono ancora i morti di fame? Boh.

Mil besos,

Em@

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Il sottoscritto, questa mattina, alla Villa di Chieti.

L’amicizia è…

Buen@s,

Oggi, di ritorno dal tribunale, mi sono fatto una domanda.
Che cos’è, per me, l’amicizia?
Ho risposto, tipo tema delle elementari, nella seguente maniera.
Per me, l’amicizia è:
una pausa di silenzio che non ha bisogno di spiegazioni;
un sorriso inatteso a cui segue una risata fragorosa;
un rincorrersi senza mai prendersi;
una passeggiata tra due amiche di vecchia data, che calpestano il pavimento, distruggendolo, per averlo troppo consumato.
Punto finale.

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Mil besos,

Em@

 

 

Immagine in evidenza:

Il suo unico amico – Briton Rivière

Otto lunghi giorni

Buen@s,

anche oggi il caldo è sulla bocca di tutti. Mentre, bambini pestiferi tornano a casa, accompagnati da nonne premurose.

Girovagando per il centro, questa mattina, tra un impegno ed un altro, mi sono imbattuto in questo edificio. Non curato, né tenuto bene. Ma, storicamente importante per aver ospitato per otto giorni, Mafalda di Savoia, principessa italiana, moglie di Filippo d’Assia, figlia di Vittorio Emanuele III.

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Otto lunghi giorni, in cui Mafalda si sarà sicuramente affacciata alla finestra, forse di notte, per non essere disturbata. E avrà pensato ai suoi figli, che si trovavano a Roma, ospiti del Vaticano, poiché tra Italia e Germania le cose non andavano come dovevano andare.

Otto lunghi giorni in cui, forse, pensava al marito, che non sentiva da un po’. Un marito non presente, per via di ruoli politici. Un marito che l’ha sicuramente trascurata per molto tempo. Come donna, come essere umano.

Mafalda, come una di noi. Terribilmente fragile, fragile e forte.

La immagino, mentre guarda fuori. Forse il cielo, le stelle. Non pensando sicuramente al suo destino crudele: morire dissanguata un anno dopo, nel campo di concentramento di Buchenwald.

Mil besos,

Em@

Suonando musica.

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La suonatrice di chitarra, Jan Vermeer, 1672

 

Buen@s,

ascolto musica. Musica rilassante, quella che non mi permette di pensare. Inoltrarmi. In pensieri che non mi appartengono. Anzi, forse sì. Ma, quei pensieri hanno bisogno di un interruttore qualche volta, no?

Ultimamente, da qualche mese a questa parte, non ho pensieri difficili. Dilemmi insormontabili. Visioni distorte. Capisco chi non dorme a causa di quel flusso mentale e indecifrabile, che ogni giorno o sera, quando è buio, riaffiora. Viene fuori.

Quel flusso che ti bussa alla porta, e tu non vuoi aprire. Ma, non aprendo starai sempre con la tensione che quell’essere indefinito, prima o poi, entri.

Meglio farlo entrare prima e liberarsi di quella paura. Che conosco bene. E che rende le notti insonni. Le mattine d’estate offuscate ancora da più da una cappa di umidità. Che non ha via d’uscita.

La musica, quella rilassante, è come la scrittura: depurativa, silenziosa, fortemente vitale.

Anche oggi fa caldo, domani sarà lo stesso.

Mil besos,

Em@

Aria condizionata quasi neve.

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Paul Gauguin. Effetto neve, 1883

Buenas,

Oggi, che calor! Ci saranno almeno 50 gradi all’ombra e 18 gradi nei luoghi pubblici e/o privati. Stamattina alle Poste, sembrava di essere in Siberia. Che poi se non ti porti la maglia dietro, rischi di prenderti febbre, raffreddore. E sicuramente un bel mal di gola, per me che ci soffro.

E poi le signore, con minigonna e sospensorio, dicevano: “Che bella temperatura!” “Come si sta bene qui?” Le avrei prese a calci. Poi è anche vero, che ognuno pensa e fa quello che vuole. Ma, io l’aria condizionata non la sopporto.

L’aria viene condizionata da uno strumento esterno, che la rende non salubre. Si insedia nel corpo e ti pregiudica la giornata. Come un’incazzatura, che fai fatica a buttare fuori. Si insedia nel cervello, per ore, giorni, e anche mesi. E come le cicale d’estate ti frantuma il cervello.

Però è anche vero che con questo caldo, l’aria, condizionata (a livelli non esagerati), ti porta a un equilibrio, spezzato quasi sempre da un vento infernale. Che ti avvolge.

In sostanza: io non voglio essere condizionato per forza e obbligatoriamente da nessuno.

Figuriamoci dall’aria condizionata.

Mil besos da Em@ e da questo post nonsense.

Corpi nudi al sole.

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Edward Hopper – Second Story Sunlight, 1960 (immagine presa dal web)

Buen@s,

l’estate avanza. E io torno.
L’estate per me è direttamente proporzionale alle emozioni. Sia se si va al mare. Sia se si sta a casa. Nel primo caso, il contatto con le fisicità predispone la conoscenza. Emotiva, non lo so. Ma, coinvolgente sì. Nel secondo caso, il caldo ti rinchiude in casa. Almeno nelle prime ore del pomeriggio. E che fai? Leggo generalmente. E mi perdo, conseguentemente, nelle emozioni altrui. Mentre, nell’altra camera, Pedro e Bianca (per chi non lo sapesse, sono i miei due cagnolini) dormono. Dormono e litigano. Poi si fanno un po’ di coccole. E infine attendono Luca, che li tratta come figli. E continuano a dormire insieme nel suo lettone. Loro lettone.
Ritornando alle emozioni, le nudità estive (visibili anche da pantaloncini stretti in alcuni punti e magliette evidenti) portano a una sorta di avvicinamento. Avvicinamento e sguardo, che stuzzicano la tragressione. Trasgressione intesa nel senso piu’ semplice della parola. Non nel senso porno, che mi provoca piacere fino a un certo punto.
Amo la tragressione, presente in sguardi complici, in gesti semplici. In parole dette e non dette, in sottintesi che evidenziano frasi lasciate a metà.
Ci sentiamo domani,
sperando di essere piu’ attivo.

Mil besos,
Em@

 

5: Vento, sole e due alberi…

Ore 15.45

Vento. Sole. Due alberi.
Ho appena finito di sorseggiare un caffè in un bar insolito, dove radio 101 passava Rihanna, con “Te amo”.
Canzone di qualche anno fa. Che mi ricorda Berlino. Un’estate a Berlino, in cui ero ancora bambino e sicuramente non avevo l’esperienza di oggi. Che a volte mi travolge, innescando nella mia mente pensieri catastrofici. Pensieri che prontamente cerco di razionalizzare. Alla fine ce la faccio.
E torno in me.
Con il mio giaccone rosso e cappello grigio. Con il sole che mi acceca. Per fortuna. Oggi.
Questo per dire che con la crescita, che si evolve continuamente, si pensa molto. Si osserva. Si piange e ride, si ride e piange. Poi si riflette, ci si interroga e si cerca di dare spiegazioni a cose che non ce l’hanno. Ma, tu vorresti spiegarle perché vuoi essere più sicuro.
Ma, poi ti arrendi e cerchi di andare avanti. Andando oltre quei tre puntini che metti nelle frasi d’effetto. Puntini che lasciano spazio a un progetto di vita mai consono a quello che ti aspettavi.
Sempre diverso da quello che cercavi.
Due alberi. Sole. Vento.
Vento d’inverno non freddo che fa da sottofondo a una pausa niente male.
Buona serata