Urlo.Fine.Sogno.Girotondo.Santità.

L’urlo nero del silenzio è come il gelo.

“La fine delle cose è un caso o la sua bellezza?” Si ripete sempre, all’angolo della strada. Invece di dire a se stessa: “Ciao! Come stai oggi?”

Lei non sa vivere senza Lui, il suo sogno. A volte, il grigio delle mattine pensierose.

Grr Grr fa ogni tanto. Come in un girotondo di parole dove l’edicola ed il pisello sono complementari.

L’urlo nero era solo eccitazione. Quando tutto è successo. Quando la santità, all’improvviso, viene fuori. Al posto della luce.

Urlo. Fine. Sogno. Girotondo. Santità.

 

Annunci

Dal dentista. Stanco e Svogliato, io.  Stanca e svogliata, lei.

Attendo dal dentista.
Forte e chiaro il brusio che si sente dentro.
Dentro la camera degli attrezzi.
Mi faranno male. Boh.
Un bambino chiama la mamma.
E lei non risponde.
Lui chiama e la chiama ancora.
L’aria condizionata mi ha distrutto il cervello.
Siamo in Alaska. In Norvegia o Scandinavia.
Mi viene quasi da vomitare? Vomitero’? Forse lo saprò tra poco quando
il pavimento si riempirà di marrone.
E non dico altro.
Gli altri dicono sempre qualcosa.
E io me ne strafrego.
Vado fuori ai Tropici.
Per sentire la differenza.
Sicuramente sarà traumatica.
Ma, almeno non sarà aria artificiale.
Sono le 4 e 10 ed avevo l’appuntamento
alle 4.

Poco dopo.

Uscito con sorriso non perfetto come
mi aspettavo.
Prendo la macchina e torno a casa.
Vento caldo e caldo dentro l’abitacolo.
Mentre mi guardo dallo specchietto,
mando a fanculo internamente la dentista,
che mi ha mezzo rovinato un dente.
Anche se tutto sommato quella imperfezione mi piace.

Scendo dalla macchina. Vado al bar
a prendermi un succo.
Alla pera.
Mmm.

Silenzio. Ed è subito vuoto.

 

Dove si trova il piacere?

E’ un dovere piacere?

Oddio. C’è un colore viola lì.

Dove?

In quella scuola di danza.

Dove c’è il linoleum. Nero.

Wow.

Ci sono gli amici, sai?

Amici per bene!

 

Come va?

Come un girotondo verde, azul, cielo.

Grr Grr.

È il pisellone?

No, è la suoneria.

È un’indole la sborra.

La si assapora, di sera,

quando ci guardiamo.

Nei nostri silenzi. Silenzi per cena.

 

Selenia, i tuoi occhiali fanno rumore.

Come uno sportello che si richiude.

Gli attimi che viviamo

nel caldo della foresta

vergine, mi chiamano.

Pronto?

Ed è subito vuoto.