Anche se sono un altro

Quella mattina, mi trovavo a guardare fuori.
Non c’era nessuno.
Solo il tempo che passa.
I silenzi degli altri. Quelli che dormono.
Le finestre chiuse. Rotte, a volte.
Una mano di plastica. Forse di una bambola.
Le pagine di un libro, sfogliate dal vento.
Un vento gelido.
Che mi riporta ad ora.
Ora che guardo fuori.
Come quella mattina.

Anche se sono un altro.

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Tenero ottobre

Scatti rubati.
Scene di ieri.
Di quando vedevo il mare senza nessuno.
Solo, assaporavo l’acqua che si muoveva.
Onde travolgenti.
D’inverno il freddo.
Nebbia ai lati. Umidità.
Poi, d’improvviso il sole.
Che delineava i contorni.
E mi faceva paura.
Mi fa paura il sole d’agosto.
Ora meno.
Ma… soffoca in un attimo
le vite di sempre, il caffè dopopranzo.
Le passeggiate riflessive di un tenero ottobre.

Giocare

autumn moments (3)

Giocare quando si era piccoli. Vedevi solo il pallone. Che rotolava, senza direzione. Correvi, per non perderlo di vista.
Giocare tra sabbia e ombrelloni. Eravamo scavatori nati. Nati per costruire castelli, case nuove, diverse dalla realtà. Quanto amo la fantasia!
Giocare tra coperte sgualcite. Guardarsi, annusarsi, sperimentare un corpo, che abbiamo voglia di percepire. Con tutti i sensi. Compresa l’anima, che si nasconde. E che esce in quei momenti. Quanto godo!
Giocare suonando i campanelli. Che adrenalina, che si perdeva nel vento. Troppa velocità per allontanarsi, e non farsi scoprire.
Giocare ascoltando le pietre che cadono, i rami, che sorretti dal vento scivolano, a volte. A terra.
Quanto è difficile la terra. Alzarsi, camminare, ritrovarsi. Conoscersi. Di nuovo amarsi. Allontanare la monotonia.
Quanto è difficile essere, senza apparire. Nascondersi perché non si vuole per forza una conferma. Confermi?
Amo ancora giocare, sul balcone della nonna, che mi chiama e mi dice: “Ema, è pronta la merenda!”

 

Vite im(perfette)

punto nero

Ci sono delle vite perfette. Le vedi in giro. Ovunque. Bambini felici, mamme sorridenti, padri che giocano mentre riportano i bambini a casa da scuola. Quelle vite, in realtà, non sono perfette, perché c’è sempre un puntino nero nella vita di ognuno di noi. Un puntino grande o piccolo, che si insedia nei nostri pensieri. Nel nostro vissuto, in quello che abbiamo perso. E poi, forse, ritrovato. Quel puntino ci accompagna al mercato, mentre ridiamo con la nostra mamma, mentre fuori piove e sei sotto le coperte. Ogni tanto viene fuori e ci blocca per un attimo. Un attimo, a tratti, infinito. Che ci fa perdere l’equilibrio, il senno.
Ci sono delle vite imperfette, piene di puntini neri. Le vedi ovunque: sull’autobus, mentre parcheggi la macchina. Mentre fuori è buio. E, tu, vedi in tv il Grande Fratello Vip.

11 settembre

Ci sono dei giorni indelebili, che non si dimenticano. Per via di un fatto, un evento inatteso, una frase di circostanza. Che ti segna a vita.

Di quei giorni, ricordi tutto: la colazione, la maglietta che hai messo, i baci dati con tanta enfasi o con molta svogliatezza.

Ricordi anche i suoni, gli odori, i silenzi. Le percezioni e il brusio degli altri. Le immagini delineate che allora avevano un senso. E ora, forse, non più.

Buon lunedi.

Primo Settembre

Primo settembre. Tutto torna, come in un vortice: negozi finalmente aperti, sguardi più riposati in attesa dell’inverno. Le amiche che si scambiano i selfie dell’estate, quelli che hanno dimenticato in archivio. E non anno potuto mandare.
Primo settembre: un nuovo inizio. Programmi che si immaginano. Adrenalina a mille, per via del primo giorno d’asilo dei figli. Per via, dell’aria che dovrebbe pulirsi. Diventare limpida e con un colpo di vento darci uno schiaffo per ricominciare. Di nuovo. Un nuovo inizio che propone sempre speranza e voglia di riuscire. Di riuscire a fare qualcosa. Per noi e quello che siamo!

Buon Primo settembre!

Sedia a rotelle

Un corpo arreso

nel gelo della sua

routine. Quotidianità malinconica.

 

La noia di

quella sedia a rotelle

sempre uguale,

che la obbliga alle attese.

Anche nei silenzi forzati.

 

Fuori. Un mondo

di colori passeggiano.

Verde, giallo, rosa, arancio.

 

Dentro. Anime

strane, che si insediano

nei ricordi. Vacanze.

Panchine di liceo.

 

Vai! Dice sempre a se stessa.

Come per sentirsi viva.

perché se sta ferma,

soprattutto quando già lo è,

si può fare un BUU da sola.

 

Tanto

nessuno

ti/la ascolta.

Ti vede.

 

Nessuno

Ti/le dice

“Come stai?”

“Dove andiamo, ora?”

 

Liberamente ispirato al libro che vedete nell’immagine in evidenza