PREMIO STREGA

78: Conforme alla gloria

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Conforme alla gloria, Demetrio Paolin

Titolo: Conforme alla gloria

Autore: Demetrio Paolin

Editore: Voland (collana intrecci)

Prima edizione: Marzo 2016

Costo: 18 euro

Libro candidato al Premio Strega

Ci sono libri che ti lasciano qualcosa. Qualcosa che potresti non trovare in situazione comuni, che vivi giornalmente. Qualcosa che ti porta a riflettere, a pensare. A farti delle domande, che purtroppo non troveranno risposte. Risposte esaurienti, vere, realmente giustificate.

Ho appena finito di leggere “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin, uno scrittore “non famoso”, di quelli che però hanno molto da raccontare. E poi diciamocelo, non tutti gli scrittori affermati sono dei bravi scrittori, dei bravi comunicatori. In questo caso, ci troviamo di fronte a uno scrittore bravo, che pubblica con una casa editrice minore: Voland (Collana Intrecci).

La storia che Paolin ci propone è una storia dura, difficile. Si parla del campo di concentramento di Mauthausen e della storia di tre persone, che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che in realtà sono legate da un destino crudele che li unisce. Un destino fatto di ricordi, di situazioni familiari difficili, di realtà che ragazzi adolescenti fanno fatica a capire. Concepire. Come nel caso di Enea, che poco più che adolescente si ritrova in un campo di concentramento.

I tre personaggi della storia, che sono tre anime destinate alla dannazione, sono: Rudolf, un uomo di famiglia borghese, che ha avuto un padre fervente nazista e una mamma che si è suicidata per via delle sue idee estremiste e naziste; Enea, un ragazzo che diventa uomo, che è stato nel campo di concentramento di Mauthausen e che, per via delle sue velleità artistiche, viene destinato a disegnare acquerelli per il padre di Rudolf, un uomo che il figlio ha sempre rinnegato; Ana, una ragazza inizialmente anoressica, che trova la sua ragione di vita nel suo corpo, diventato, grazie ad Enea tatuatore e ormai lontano dal campo, un’opera d’arte, che mostra in allestimenti artistici e manifestazioni prestigiose.

Cosa lega questi personaggi?

Queste persone sono legate da un quadro, La gloria,  che Rudolf ha trovato nella casa del padre dopo la sua morte. Un quadro disegnato da Enea, durante la prigionia. Le cui immagini Enea le tatua sul corpo di Ana. Una donna tormentata e debole, che ha sempre ammirato la magrezza dei deportati nei campi.

Questo quadro nasconde un mistero, che non vi svelerò. Un mistero che mi ha scosso. E che mi ha portato ad immaginare (seppure in maniera superficiale e differente da chi ha vissuto il campo di concentramento) le condizioni in cui vivevano povere persone, senza colpe, in luoghi di tortura, dove l’aspetto umano veniva dimenticato. Dove corpi ridotti allo strazio, dopo poco tempo, cessavano di vivere.

Chi rimaneva, moriva dentro, nella propria interiorità. Un interiorità segnata per sempre da visioni inumane.

Ci sono libri che ti lasciano qualcosa. Qualcosa di forte ed estremamente difficile da digerire. Ma, ti lasciano anche un segno. Il segno del ricordo. Perché ricordare situazioni del genere, non ci farà mai dimenticare quello che è successo. Quello che è stato.

Ci sono libri scritti bene, con un messaggio forte, con storie realmente accadute. Che hanno molto da insegnare e da dire. E uno di questi è: Conforme alla gloria di Demetrio Paolin.

Voto: 8 ½

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando. 

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PREMIO STREGA

66: L’addio di Antonio Moresco

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Il secondo libro, candidato al Premio Strega 2016, di cui vi parlo oggi, è L’addio di Antonio Moresco. Edito da Giunti, 274 pagine, costo: 15 euro.

 E’ un libro ben scritto, non immediato, di difficile collocazione editoriale: a metà strada tra un giallo e un romanzo filosofico. Faticoso da leggere per chi, come il sottoscritto, è abituato a letture diverse. Letture meno impegnate, meno difficili da decifrare. Sicuramente, è un’opera ben strutturata; un’opera che ha molto da raccontare. Un racconto celato, che molte volte purtroppo rimane tale.

Le tre parole, o coppie di parole, utili per “analizzare” l’opera sono le seguenti:

Dualismo cosmico: il protagonista D’Arco, dopo essere stato ucciso, si ritrova nella città dei morti. Una città, simile a quella dei vivi, dove la vita scorre, dove le persone passeggiano tranquillamente per strada. D’Arco si pone interrogativi profondi riguardo alle due realtà. Interrogativi che non trovano una soluzione, poiché in entrambi i mondi ci sono i difetti e i pregi. Inoltre, il protagonista non riesce a capire quale delle due città venga prima: pensieri esistenziali che non trovano, però, una risposta.

Giallo: apparentemente il romanzo appartiene al genere narrativo del giallo, poiché D’Arco, poliziotto investigativo, dopo essere stato ucciso, viene mandato nella città dei morti. Lì sente dei canti di bambini che provengono dai grattacieli. E non riesce a capire dove queste povere creature si trovano. E perché piangono. Il suo capo, della città dei morti, lo spedisce nella città dei vivi perché è lì che potrebbe trovare la soluzione all’arcano.

Punto Interrogativo: è un libro che non so “valutarlo” appieno. Se da un lato, apprezzo la straordinaria complessità dell’opera, dall’altro non so che scrivere. Non riesco a capire se mi ha lasciato qualcosa o non mi ha lasciato nulla. La storia non mi ha fatto sognare, riflettere o pensare. Mi ha trasportato fino alla fine sì, ma con un punto interrogativo. Forse in quel punto interrogativo si trova il messaggio dell’autore?

Titolo: L’addio

Lo scrittore saluta i lettori con questo romanzo. Un romanzo d’addio. Dalla sua scelta, deriva il titolo.

Stile:

Romanzo ben scritto, frasi semplici, periodi brevi. Presenti parti descrittive e argomentative (domande esistenziali del protagonista) che molte volte rallentano la narrazione. Narrazione difficile, che non arriva a una conclusione vera e propria. O ci arriva e il sottoscritto non l’ha capita. Decifrata.

 Voto: 6 soggettivo / 8 oggettivo: 7

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando. 

PREMIO STREGA

60: La figlia sbagliata

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Cari amici, da oggi e per i prossimi quindici libri, mi occuperò dei finalisti del Premio Strega; un premio che mi ha sempre entusiasmato.

Quindi, il giorno che dedico il post ai libri, verrà dedicato ai finalisti dello Strega.

 

 Il primo libro, candidato al premio Strega 2016, di cui vi parlo, è “La Figlia Sbagliata” di Raffaella Romagnolo. Edito da Frassinelli, 170 pagine, costo: 15 euro.

È un libro difficile, ma bello allo stesso tempo. Un romanzo a tratti faticoso, ma molto centrato. Personaggi e immagini descritti in maniera minuziosa. Storia complicata e difficile, in cui la protagonista è Ines Banchero, una donna che ricorda Bernarda Alba di Federico García Lorca, per il suo carattere autoritario e dominante.

 

Per “analizzare” l’opera ho scelto delle parole o coppie di parole:

Donna autoritaria: la protagonista è Ines Banchero, una donna forte che è il perno della sua famiglia. Ha un marito, Pietro Polizzi e due figli, Vittorio e Riccarda. Due figli che Ines vorrebbe come dice lei. Mentre Vittorio rimane vittima del l’incantesimo materno, Riccarda sceglie un’altra vita.

Libertà: Riccarda è la figura positiva della storia. Sin da piccola ha assunto il ruolo di ribelle. Cantava le canzoni dei cartoni animati sotto un microscopico ombrellone, mentre la mamma le diceva di smetterla. Riccarda è andata a Milano per diventare attrice. Ha creduto nelle sue ambizioni, nonostante avesse intorno un ambiente ostile. Un ambiente che non l’ha mai aiutata. Mai presa in considerazione.

Inferiorità maschile: le figure maschili sono deboli. Deboli nei confronti di una mamma e moglie estremamente forte. Deboli nei confronti di una figlia e sorella ribelle, che ha scelto di lasciare la casa familiare per allontanarsi da un vero e proprio regime autoritario e raggiungere i propri obiettivi. Deboli nei confronti di due donne contrapposte, diverse, che nella loro diversità, forse, si assomigliano.

Spiegazione Titolo: La Figlia Sbagliata

La figlia sbagliata del titolo è Riccarda. Perché Ines avrebbe voluto una figlia diversa. Una figlia che la rispecchiasse appieno. Riccarda, che ha cambiato il suo nome in Amanda, quando è entrata alla scuola di teatro di Milano. Amanda, un nome che nasconde molto. Non solo una forma di ribellione nei confronti della mamma, ma anche una voglia di vivere lontano dalle regole prestabilite da una donna psicologicamente instabile, che sostanzialmente aveva paura della sua esistenza.

Stile:

La storia si apre e si chiude con una immagine, che non vi svelerò. Espediente importante, utile per la narrazione, e di forte impatto visivo. Anche se alla fine, vi è un ulteriore colpo di scena. Scrittura moderna, non troppo elaborata, che ci permette di addentrarci seriamente nella psicologia dei personaggi. Ritmo, a tratti lento (per via di molte disgressioni), ma utile ai fini di un buon risultato.

Voto: 8/10

Buona serata,

Em@