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La nevicata del 2017

Neve.
Bianca.
A tratti confortevole. A tratti deprimente.
Ti imponi con insistenza da giorni.
Come se avessi voglia di farmela pagare.
Che ti ho fatto? Io nulla.

Neve.
Che addobbi le case a festa. E le rendi sempre natalizie. Oramai è due natali che vivo in due settimane. E non ne posso più.
Ora. È troppo.

Neve.
Ho sentito che domani torni. Con il tuo fare elegante ed insistente. E non lasci gente passeggiare tranquillamente, negozi guadagnare. Persone, vivere.

Neve.
Ieri siamo andati anche al Tg.
Al tg1. Non sei contenta?
Questa notte vuoi tornare, per presenziare domani al telegiornale spagnolo o francese?

Neve.
Mi hai rotto.
Ti odio.
Come quel ragazzo che desidero tanto e non mi calcola. Perché a lui piace il mio migliore amico. E me lo ha pure detto.

Neve.
Odi et amo.
Ora ti odio.
E lo sai bene.

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Niente di più vero…

Ho visto sempre i genitori come supereroi, ma ora che mi sono fatto grande li vedo più umani (cit.)

Niente di più vero.

Con il tempo che passa, le cose cambiano.Cambiano gli approcci, i modi di esternare le proprie emozioni. Accettare, anche quando quel qualcosa o qualcuno ha mille difetti. Tanti. Tantissimi.

I miei genitori, quando ero piccolo, li ho visti sempre inarrivabili,in maniera differente.

Mia madre sempre pronta a rialzarsi. In qualunque situazione. Non capivo come faceva a stare sempre sul pezzo. Poi ho capito che quella era la parte che ci faceva vedere a noi figli. La parte che ci mostrava. Poi, ho visto gli altri aspetti e mi sono accorto che molte volte era debole. Come sono debole io, ora, in alcune situazioni. Ho visto la sua umanità.

Mio padre sempre assente. Non riusciva a capire come mai si ritrovava solo. Lottava per essere diverso, ma non aveva le basi per cambiare. Ora ho capito che non è semplice essere un altro che non si è. Un altro noi.

Ora rispetto la loro umanità. Non li giudico più. Rispetto la mia, la tua…

E vado avanti!

Buona sera/notte!

Em@

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Spero di ritornare.

Buenas,

buon anno a tutti. Da un po’ che la mia incostanza ha preso il sopravvento. Ma, ho traslocato. Ed il trasloco non è una cosa semplice. L’ho fatto durante le vacanze di Natale, e quindi niente riposo.

Inoltre, la neve ci ha messo il carico. E da due giorni che nuvole bianche buttano giù pezzi di neve. Che ora non sopporto più. Adesso, il sereno ha un po’ reso quieta la situazione. Ma, dubito che duri.

La neve, inoltre, ha fatto cadere un albero del giardino. E un pino di proprietà comunale, che ha quasi distrutto l’altra parte di giardino. Ma, per fortuna siamo tutti sani e salvi. Compresi i cani, che amano il bianco della neve. Amano perdersi, e nascondersi. Nascondersi, fino a scomparire. Poi, tocca a me ritrovarli!

Vorrei iniziare a riscrivere il blog, trovando una chiave di lettura diversa, pur mantenendo fede a quello che sono.

Spero di ritornare.

Em@

Pensieri di Dicembre · RealTime

3 gradi e tanto amore

Sceso dal pullman osservo una madre e due figlie, visibilmente forti.
Erano con me sul mezzo, poco prima: la mamma, non vedente, una delle due figlie non vedente, l’altra vedente.
Camminano come se non avessero un problema reale, ridono senza sapere se domani è un giorno diverso. Sono goffe e sempre pronte a prendersi in giro.
La mamma accompagna le figlie a scuola, in questa giornata fredda di dicembre. 3 gradi e tanto amore.

Pensieri di Dicembre · RealTime

#CaneAbbandonato

#CaneAbbandonato

Vagava solo per il mercato: un cane abbandonato.

Piccolo, marrone e anziano.

Aveva paura. Ed attendeva vicino alla piazza della frutta.

Attendeva in un determinato punto, vagava e tornava nuovamente nello stesso posto.

(Forse qualcuno ha deciso di lasciarlo lì. Proprio lì. E se n’è andato.

E’ andato lontano. Forse a casa, forse a fare compere, ma con un peso addosso.)

Per un po’ gli sono stato vicino. Gli ho messo da mangiare. Ma, non si faceva toccare.

Impaurito tornava in quel posto. Indifeso e spaesato.

Vagava solo per il mercato. Un cane abbandonato. Che aveva paura giustamente di chi si avvicinava. Che giocava, con i cani degli sconosciuti. Che, per fortuna, ora ha trovato ristoro. Per ora in canile, domani forse altrove.

Spero per lui altrove: lontano. Lontano da colui che lo ha abbandonato.

libri · RealTime

Martedì quasi di neve.

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La suora giovane, Giovanni Arpino. Foto: Me.

Buen@s, 

il freddo è iniziato  a farsi sentire. Con esso la neve e le giacche pesanti, che ci riscaldano amorevolmente. Bianca dorme in poltrona. Si sa i cagnolini amano il caldo della casa e le coccole.

Ho appena finito di leggere “La suora giovane” di Giovanni Arpino. Un romanzo breve, scritto nel 1959.

Il protagonista, Antonio, è un ragioniere che vive la sua solitudine in una Torino descritta benissimo, che fa da sfondo alle sue avventure.

Antonio lavora tutti i giorni, con gli stessi orari, ma è stanco della sua vita convenzionale, dove la monotonia prende il sopravvento e la (pseudo) relazione con una certa Anna non va oltre il flusso quotidiano (per lui monotono).

Antonio, Antonino, trova la sua valvola di sfogo in una suora; una novizia di nome Serena, che incontra alla fermata del tram.

Inizialmente, immagina questo incontro. Poi, realmente e fortunatamente, la conosce.

Parlano per ore all’interno della casa di un avvocato gravemente ammalato, che la novizia accudisce. Ore che acquistano valore per Antonio, che trova il suo “se stesso” in qualcosa e qualcuno, che non avrebbe mai immaginato di vivere e incontrare.

Ciò che ho amato maggiormente, oltre allo stile, è la modernità di questo romanzo.

E come diceva la mia prof. di francese al liceo :”Un romanzo è attuale quando è moderno”. Quando le problematiche e le emozioni rispecchiano la realtà che viviamo. Ora.

Bianca si è svegliata. E’ ora di uscire, per il bisogno quotidiano.

Mil besos,

Em@

P.S.: Il libro, che personalmente ho trovato al mercatino, si può trovare su amazon:

https://www.amazon.it/La-suora-giovane-Giovanni-Arpino/dp/8860739969

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LUNEDÌ DI PIOGGIA ⛆⛆⛆

Buen@s,

mi sembra strano scrivere sul portatile, che avevo appositamente messo nella lista di oggetti da buttare. Mi ero stufato e avevo voglia di cambiare. Cambiare soprattutto perché non funzionava e si bloccava.

Oggi, accendendolo per caso, senza dare peso alla riuscita, ho scoperto che il mio caro computer aveva ripreso a camminare. Sempre in maniera limitata, questo sì. Ma, lasciandomi in pace, mentre scrivo queste parole.

Parole che escono, mentre fuori piove. E la giornata non è partita molto bene.

Ho litigato con Luca in macchina. Poi, come i film, sono sceso perché non volevo ascoltare sempre le solite frasi e i soliti pensieri ed ho preso l’autobus, immergendomi in una temperatura di 30 gradi, tra persone non molto pulite ed odori non piacevoli, che venivano offuscati dalla temperatura estiva.

In autobus, mi sono girato intorno ed ho visto i visi. Visi diversi, di cui non conosco la storia. Visi diversi che hanno sicuramente molto da raccontare. Dire.

Siamo passati anche per Ikea e macchine riempivano i parcheggi. Non è una cosa strana, ma oggi è un giorno lavorativo. E c’era comunque tanta gente.

Vi lascio con una recensione di un libro, che ho finito di leggere l’altro ieri. In questi mesi, vorrei leggere molto ed approfondire. Conoscere. 

Ora, dopo qualche minuto dall’inizio del post, scrivo con il cellulare. Il portatile ha interrotto la sua corsa. Forse è ora che me ne compra uno nuovo. Economico. Tanto mi serve solo per scrivere. 

Vi metto la recensione di seguito:

“La bambina e il sognatore” è un bel libro: una sorta di giallo, stile “Chi l’ha visto?”, dove il protagonista, Nani Sapienza, indaga sulla scomparsa di una bambina.

Nani Sapienza è un sognatore, un maestro che rompe le regole, che regala ai suoi alunni storie ed insegnamenti, che tutti dovremmo ascoltare. È una persona sola, che dopo la morte della figlia Martina e l’allontanamento della moglie Anita, si ritrova in una casa grande, tra libri e vuoti emozionali.

Nani è testardo. Vuole sapere a tutti i costi che fine ha fatto, Lucia Treggiani, figlia di un camionista e di una cucitrice di vestiti da sposa.

Nani è riflessivo. Porta il lettore a riflettere su esperienze di vita, che molto spesso non vediamo.  O facciamo fatica a percepire. 

Di questo libro ho amato: la scrittura semplice e profonda, la sensibilità femminile dell’autrice che viene fuori spesso, il mettersi in discussione del protagonista sempre. E comunque.

Della Maraini, amo la sua capacità di regalarci sempre qualcosa di nuovo. 

Quel qualcosa di nuovo, che viene raccontato senza orpelli e giochi di parole. Quel qualcosa di nuovo, che nasce da una ricerca approfondita e studio costante.

Amo la Maraini perché i suoi libri non sono mai uguali. Non sono mai scontati, né banali.

Amo la Maraini perché in ogni cosa che racconta, la verità viene sempre fuori. 
Grazie a tutti per l’attenzione.

Mil besos,

Em@💘