17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

118: Un po’ di me #21

Buenas,

stanotte, di nuovo terremoto. Bastardo nemico che mette in discussione le apparenti certezze della nostra vita.

Non voglio fare retorica e ripetere frasi fatte e dette, sempre e comunque, ma il terremoto, come qualsiasi evento naturale o tragico, ci fa comprendere quanto siamo piccoli di fronte a Madre Natura.

Il terremoto ci fa capire che non possiamo controllare tutto. E sta parlando uno che cerca sempre di controllare ogni istante della propria vita, per sentirsi al sicuro. Almeno nel proprio nido.

Come nel terremoto de l’Aquila, mi sono alzato prima e ho sentito tutto in piedi. Come se un sesto mi dicesse: “Alzati!”

E poi ho sentito tutto perché la distanza non è così esagerata! 155 chilometri.

Dopo la scossa, io, Pedro e Luca siamo usciti fuori.

Fuori tutte le persone, in pigiama e impaurite, si facevano delle domande. A cui, naturalmente, non sapevano rispondere. E neanche io!

In quegli attimi, l’aspetto positivo è stata la coesione. Unione.

Persone che non si sono mai scambiate parole, in quei momenti erano unite. E come familiari mettevano in evidenza tutta la spontaneità.

In quei momenti, le barriere quotidiane decadono e l’essere umano esce fuori.

Ho ripreso sonno alle 6.00, con Pedro attaccato. L’ho fatto dormire con me perché aveva paura. Anche se sono contro, solo per il semplice fatto che non riposo bene.

Vi lascio.

Spero che stiate tutti bene.

Un saluto,

Em@

114: Un po’ di me #20

Il diario (1)

Buenas,

stamane, io e Luca siamo usciti per goderci un po’ di relax in montagna.

Prima di questa uscita, ho riflettuto molto se uscire o no. Alla fine, ho ceduto.

E sono uscito.

Nel bel mezzo di una campagna sperduta, sento che ho un problema alla ruota. No, non è niente – mi dico. E continuo ad ascoltare la radio.

Radio che rifletteva il mio stato d’umore: sereno.

Continuo il percorso, sento una puzza. Luca ci dobbiamo fermare, perché qualcosa non va.

Ci fermiamo: ruota a terra.

Campagna sperduta. Clima fresco.

Luca cambia la ruota, sostituendola con un ottantino: una ruota tipo del motorino (un po’ più grande) che serve in caso di emergenza. Ruota che non avevo mai visto in vita mia.

Luca è stato in grado di cambiare la ruota. Io gli avevo detto sin da subito: “Chiama un meccanico, perché rimaniamo qui”.
In realtà, sono rimasto affascinato dalla sua estrema bravura.

Mentre, io e Pedro (che si è pure attaccato con un gatto selvatico), come Heidi e Clara, passeggiavamo in verdi campagne, alla ricerca dell’ombra. Che abbiamo trovato solo dopo poco tempo.

Siamo tornati indietro. Niente montagna.

Arrivati a Chieti, abbiamo deciso di andare a mangiare il pesce 🐟🐠, dopo aver lasciato a casa il simpatico cagnolino.

Arrivati al ristorante, mi siedo. E mi accorgo di essere seduto di fronte al tavolo (tipo cattedra e banchi studenti di prima fila) del mio psicologo. Che elegantemente ho salutato. E che elegantemente ha assistito a tutto il mio pranzo. Ma, devo dire che è stato cordiale.

Anche se ho avuto l’ansia di prestazione per tutto il tempo.

Vi lascio e vi mando un beso,

Em@

106: Un po’ di me #19

Il diario (1)

 

Buenas,

 

sono in studio, che ho trasformato per questo periodo di relax in un luogo di cultura. Luogo dove vorrei perdermi, leggere, senza l’ansia di essere controllato.

Quando si sta a casa in due, ed entrambi stanno in vacanza, gli equilibri cambiano. E la calma che si dovrebbe respirare in un periodo di riposo, si trasforma in litigio. Io e Luca abbiamo due caratteri abbastanza simili, che contrastano soprattutto nel periodo delle ferie.

Un anno siamo andati a Berlino e dopo due giorni volevo tornarmene chez moi. Non so realmente come ho fatto a gestire quella situazione. Un’entità superiore mi ha aiutato a non usare le mani.

Con lui la vacanza, quasi sempre, diventa un inferno. Nonostante il bene e la stima che nutro nei suoi confronti.

Quando si va in vacanza, se ci si va insieme a qualcuno, si deve trovare la persona giusta. Così come nelle relazioni.

La persona giusta, però, non sempre è la migliore amica che vedi tutti i giorni. Un anno andai a Bruxelles con una mia amica stretta, e ci siamo divisi appena arrivati. Ci siamo rivisti all’aeroporto dopo cinque giorni.

Ma, non sempre capita ciò. Ci sono casi in cui ho rivalutato persone, ho conosciuto storie mai narrate, amato le differenze. Mi sono lasciato trasportare dal non prestabilito ed in un attimo tutto era finito. E il giorno dopo mi mancava la libertà di quei momenti.

Stamattina, siempre con Luc, ho girato negozi di mobili, per trovare un armadio, per la camera nuova, della casa nuova, che “abiterò” a settembre. Fine settembre.

I negozi si trovano a Pescara e fortunatamente oggi la temperatura è stata clemente.

Pedro sta a casa, e ultimamente sta rompendo le palline. Educato male dal simpatico Luca, non fa altro che abbaiare quando non lo si considera.

Comunque, anche io sono pieno di difetti e un rompiballe!

In aggiunta, volevo farvi sapere che sto cercando di rimettermi in forma. Sperando di riuscirci.

Io ingrasso più d’estate che d’inverno.

Vi saluto, con un beso muy fuerte.

Em@

101: Un po’ di me #18

Buenas,
Pedro seduto sulla sua sedia, mi guarda. Mi guarda perché vuole fare pace. Ha trovato un rotolo di carta igienica, che ho dimenticato di raccogliere, e ha riempito la casa di carta. Carta che ho ritrovato ovunque. Sul letto, cucina, sala.


La carta e le sue funzionalità.

Serviva per scrivere. Fino a qualche tempo fa. Ora tutti preferiamo il computer e dimentichiamo di quanto era bello colorare il quaderno, tenerlo in ordine. Personalizzarlo. A volte, anche in modo esagerato. Ma, era nostro. Ci rappresentava, rendeva unici.📑📓📕

La carta del libro, invece, la associo sempre al suo odore. Odore di libro, antico, di qualcosa che non è commerciale.
Infatti, preferisco prendere i libri nei mercatini, perché è proprio lì che trovo titoli diversi. Titoli che non riuscirei a trovare in una libreria dove il Bestseller del momento è padrone della scena.
Nel pomeriggio, ho comprato tre libri in un mercatino di vestiti, libri e mobili usati.

Ho preso Maggie Cassidy di Kerouac, Gente di Dublino di Joyce, Il lacchè e la puttana di Nina Berberova. Quando li leggerò vi dirò se mi sono piaciuti.

Ora vi lascio! Pedro è appena venuto e ha cercato di fare pace. Gli ho detto di andarsene. E aspetterò ancora un po’ prima di perdonarlo.


Buona serata a tutti,

Em@

100: Un po’ di me #17

Buenas,
oggi mi prometto che scriverò tutti i giorni, almeno fino a settembre. È vero anche che non devo scrivere sempre e per forza, ma è anche vero che scrivere per me è anche equilibrio. Forma de ser.

Oggi, qui, di nuovo caldo. Domani lo sarà ancora ed io continuero’ con le mie lezioni di yoga personali e solitarie, che mi permetteranno almeno di sconfiggere il senso di calor, che mi rende nervoso.
Io e il caldo: opposti che non si attraggono. Non vado nemmeno al mare. Ci vado solo in villeggiatura (se ci vado), sapendo che non devo prendere macchina o mezzo. Perché io sono di comodo, diciamocelo! 😉 ❤

Pedro è uscito con Luca.
A settembre andremo a casa nuova e la scorsa settimana ho litigato pure per la cucina. Cucina scelta da Luc e l’architetto commerciante affarista, che è riuscito con la sua favella a far spendere parecchi soldi, per una cosa si’ bella e di design, che sinceramente trovo poco comoda. Comunque i soldi li ha spesi lui, cavoli suoi. Anche se credo che, quando si sceglie di condividere qualcosa, entrambi, indipendentemente dal dinero, devono scegliere. O almeno si devono mediare le opinioni, quasi sempre diverse, nel mio caso.

La serata avanza, e il clima estivo pure. Io preferisco l’inverno, ma le serate estive mi riportano al senso di libertà dell’adolescenza. A quando tutto era possibile, i problemi erano superflui e il giorno dopo non si andava a scuola. Yuppy.

Vi lascio con una foto, scattata adesso dalla mia finestra.

Un beso e buona serata

,

Em@

99: Treno

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Foto presa dal web, puglia

Immagini e situazioni sono una mezcla tra fantasia e realtà

Una mattina di luglio. Fuori fa caldo, troppo caldo. Attendo il treno. Ricevo una chiamata. Rispondo. Vado in bagno e litigo. Litigo con lei, che ieri mi ha lasciato. Lasciato solo, a piangere, in una scuola calda, senza insegnanti. Piena di bidelli, che leggono il giornale. A volte, anche libri. Libri comprati in mercatini di piazza.

Esco dal bagno, il treno è partito. Il mio migliore amico non mi ha aspettato. Mi ha lasciato un messaggio su whatsapp: “Prendo il treno, ci vediamo al bar oggi!”

Il treno! Oramai è una abitudine, una parte di me. Da quando cinque anni fa ho iniziato le superiori, lo prendo tutti i giorni. Giorni diversi, a causa del tempo diverso: pioggia, sole, neve (quando nevica!). Giorni diversi, a causa di gente diversa. Gente che si alza presto per andare a lavorare, che va in Ospedale per una visita importante. Che si sposta per fare una piccola gita. Come il bimbo, che ho visto questa mattina, che non vedeva l’ora di scoprire una città nuova e di mangiarsi un gelato in una gelateria nuova, con la sua nonnina, suo esempio. La sua sicurezza.

Sul treno leggo molto. Mi perdo nelle storie, nelle vite altrui. In attimi, che non vivrò mai. In secondi, che non mi apparterranno.

Sul treno osservo molto: il viso di una studentessa, che chiama contenta sua mamma, per aver superato il suo ultimo esame; la coppia che scoppia, che si ama, che si lascia. E poi si bacia nuovamente. Perdendosi in occhi profondi, che non sanno dire di no; la professoressa che corregge i compiti, posa gli occhiali da vista sul sedile, guarda fuori, sorride, riprende gli occhiali, e continua a correggere.

Una mattina di luglio, il 12 luglio, tutto è cambiato. Sono vivo per miracolo. Grazie a una telefonata. Il mio migliore amico è morto, così come sono morte altre persone. Persone come me, come te. Che avevano tanti sogni, progetti da realizzare. Abbracci da donare, baci da dare. Emozioni da vivere…

 

Buona giornata,

Em@

 

98: Un po’ di me #16

 

hoy

 

Buenas,

l’altro ieri ho scritto un post sulle case abbandonate. Case che amo, non perché vorrei viverci. Le amo perché mi danno un senso di distacco dalla realtà. Non depressione, intendiamoci. Ma, distacco.

Il distacco che mi permette di riposare e tornare alla realtà di tutti i giorni, di poter fare le cose che amo, di uscire tranquillamente con il cane e fare una passeggiata, senza il pensiero di dover alzarmi la mattina e rinchiudermi in una scuola calda, dove persone con egocentriche personalità dialogano, quasi sempre, senza capirsi.

Vi avevo detto circa un mese fa dell’esperienza che avrei fatto, come commissario esterno degli esami di stato. Ebbene è stata un’esperienza bella, che avrei dovuto raccontarvi. Ma, il tempo non me lo ha permesso. Il tempo è stato talmente veloce, che tornavo a casa, mangiavo e riposavo. Per stare non dico in forma, ma quasi, il giorno successivo.

Quel tempo veloce, mi ha scioccato però. Non essendo abituato a ritmi e a situazioni che non mi appartenevano. Arrivato alla fine, ovvero ieri, ci mancava poco che mi venisse un collasso.

Oggi, sto di nuovo qui, scrivendo. E mi sono reso conto che scrivere mi dà tanto. Mi permette di andare oltre il tempo e lo spazio e di focalizzarmi su vicende che non ho mai vissuto. E che forse, in futuro non vivrò.

Qui, oggi fa caldo. Temperature superano i 35 gradi. Sono tornato in studio, e qui si sta freschi. Per fortuna. I palazzi antichi isolano dal caldo. Wow.

Pedro sta a casa. Ora riposa! I giorni che non ci sono stato, ogni volta che uscivo, piangeva come un umano. Ha mangiato di meno e ha avuto anche un’infiammazione all’occhio. Pobrecito! Ora che sono a casa, è tornato quello di sempre: allegro, coccolone e rompicoglions!

Vi lascio con questa frase di Oscar Wilde, che mi piace tanto:

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
(Oscar Wilde)

 

Buon pomeriggio caliente,

Em@

 

 

95: Un po’ di me #15

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Buenas,

oggi ho preparato la terza prova. Facilissima! Non voglio essere severo perché non ho voglia di mettere in difficoltà persone che si trovano alla fine di un percorso scolastico. Già esaminato da docenti, genitori, zie e parenti tutti.

E poi con questo caldo, l’ansia e le notti insonni mi dispiacerebbe segnare a vita un ragazzo che ha in testa pensieri insormontabili. Mostri invisibili sempre presenti.

E poi, mi piacerebbe che uscisse sorridente da quell’aula calda, piena di teste diverse, che hanno idee diverse. Vorrei che avesse un sorriso:mrgreen:. Sì, quel sorriso che ho intravisto in uno di loro. Un sorriso pieno. Pieno di Sogni,  obiettivi. E voglia di sperimentare. Di andare in giro per il mondo e dire che bello, ora, sono libero.

E poi, mi piacerebbe che uscisse con quella voglia di tornare a casa, buttare i libri e fotocopie per terra, e di farsi una doccia lunga ore. Un modo per togliere quella tensione, che si percepisce in momenti importanti. Unici. Momenti indimenticabili che si ricordano per sempre.

Mi piacerebbe che per un attimo si guardasse allo specchio e dicesse al suo io, da poco adulto: Cazzo! Ce l’ho fatta!”

Ora, sono allungato sul letto. Stanco e diverso da ieri. Immagino di essere su un treno e guardare il mare, che passa. Mentre bagnanti si divertono e io guardo ciò che accade. Vedo solo immagini sbiadite e immagino ragazzi che giocano a palla. Senza pensare a nulla. Perché gli esami sono finiti!

Pedro abbaia 🐕🐶🐩 perché vuole mangiare il piatto di Luca. Luca, che purtroppo non riesce ad educare un cane simpatico. E terribilmente aggressivo con lui! 🙂

Notte!😚😚

Em@

90: Una po’ di me #13

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Legame artistico, Teatro Marrucino, oggi, Chieti

11 giugno

Buenas,

mi sono appena docciato ed il sabato anche la doccia ha un valore diverso. Diverso da giorni intensi, o quasi, che mi hanno portato a sentire i soliti discorsi di Luca, riguardo: la casa nuova. Una casa dove forse a breve andremo ad abitare, vicino a quella di ora, ma con giardino annesso. Perché il cane ha bisogno di spazio. E io pure, perché vorrei una sistemazione più consona alle mie esigenze individualistiche; un luogo ideale dove invitare chi voglio, dove starmene per i cazzi miei e dove gestire un bagno individuale, al fine di non stare a litigare tutte le mattine per chi si deve lavare prima. Giusto, no?

Oggi, qui, bella giornata, anche se adesso le nuvole stanno coprendo il cielo.

Stamattina, ho incontrato per caso una mia amica, che ha da poco partorito. Abbiamo passeggiato, per le vie del borgo, anche se il caldo si stava facendo sentire. Parlando, mi diceva che da quando ha partorito si sente meglio. Si sente una donna diversa. Oramai ha un legame indissolubile con suo figlio. Un legame, che le permette di capire il linguaggio non verbale del pargolo. Un linguaggio fatto di pianti, silenzi, preoccupazioni, notti insonni. Notti a tirarsi il latte, mentre il giorno nuovo spunta. E le persone, al di fuori di questo legame, iniziano a stirarsi sul letto, aspettando con ansia la sveglia. Una sveglia, che molte volte, si vorrebbe spegnere. Per via degli impegni giornalieri, che ci allontanano (a volte volentieri) dalla riflessiva notte.

Dopo aver abbandonato la mia amica Claudia, sono andato a fare la spesa. E mentre chiedevo due mele al fruttivendolo ripensavo al concetto di legame. Non voglio essere troppo filosofico (o romantico) ma, il legame che si crea tra mamma e figlio è unico. Un rapporto che con gli anni si trasforma, ma resta quel filo teso fino all’infinito, che (spero) non si spezzi mai. Un filo fatto di gioie, dolori, condivisioni, preoccupazioni, pianti, sorrisi, abbracci, carezze, amore. Un filo che se viene tagliato (qualsiasi sia la motivazione) porterà a un dolore immenso. Disperazione. Pianti a dirotto, notti gelide nonostante il caldo, vestiti neri in una giornata di primavera.

Dopo aver ripreso le due mele (generalmente, compro anche altro. Mi sembro quelle vecchiette che comprano una mela e ti chiedono pure lo sconto perché costa troppo!) sono tornato a casa, ho mangiato, e ho visto un film su youtube, uno dei capolavori del neoralismo, Umberto D..

A giorni ve ne parlerò. Perché è un film che mi ha molto toccato soprattutto per l’aspetto esistenziale e per il legame (restando in tema) tra Umberto, un pensionato, ed il suo cane. Un legame che salva la vita al protagonista.

Beh, ora vi lascio con la parola del giorno che è legame.

Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo.
(Banana Yoshimoto)

Vi lascio anche con una foto che mi ha fatto molto sorridere. Anche qui si parla di legame. Che purtroppo, a me non interessa! ahahahah.

Buona serata,

Em@

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A chi piace la figa faccia una riga