Diariodicarta · Senza categoria

Ci metto la faccia

Buen@s,

quando vado in giro, ci metto sempre la faccia. Non la copro di strati di trucco o di glitter che la impreziosiscono (a volte, per estetica, qualche glitter ci sta!). La tengo come quando mi sveglio la mattina. Poi, quando torno a casa vedo qualche chiazza rossa, o puntini di sudore. Ma, fa parte del gioco.

Il viso ci appartiene. E lo dovremmo portare con noi, sempre.

Ma, a volte, è più semplice celarsi dietro la foto di un figlio appena nato (parlo dei social) o coprirsi con un plaid, anche a 40 gradi all’ombra. Tanto è più facile nascondersi e avere consenso in queste maniere, che prendersi le proprie responsabilità. Agire, forse. Mettendo in discussione anche quello che si è.

Non sono un guru, né uno scienziato.

Sono un morto di fame, che ci mette la faccia. Che poi esistono ancora i morti di fame? Boh.

Mil besos,

Em@

IMG_20170714_172016_503
Il sottoscritto, questa mattina, alla Villa di Chieti.
pensieri · Senza categoria

Amiche per sempre

Oggi in palestra ho assistito a una conversazione tra due signore. Che amorevolmente si scambiavano frasi, emozioni e anche problemi. Non si sono dette nulla di che. Ma, la loro intenzione superava una frase di convenienza, una frase ad effetto.
Curavano inconsapevolmente e con minuziosità le parole da dire, i gesti da fare, i progetti da vivere insieme.
Erano autentiche. E innamorate della loro amicizia. Erano immerse nella loro unione, che un po’ le ho invidiate…

amiche

Senza categoria

93: Un po’ di me #14

image
Pedro

Buenas,

io e Pedro stiamo seduti in poltrona, al fresco. Fuori fa un caldo africano, che quando cammini, ti perdi nell’umidita’. Umidità che non ti permette di vedere chi ti sta affianco o davanti.

Io odio il caldo, come già vi avevo accennato, ma quest’anno devo combatterlo. Anzi spero che le giornate di caldo siano poche, perché di andare al mare non ne ho proprio voglia. Visto che il mare di Pescara è sporco e perdermi tra i bagnanti che sostano ore al sole, non mi interessa proprio.

Le prossime settimane sarò meno attivo (anche questa settimana lo sono stato), perché sono stato nominato commissario esterno di spagnolo per gli esami di stato. E questo mi impedisce di leggere i blog che seguo. Quindi, scusatemi da ora.

Ma, mi piacerebbe scrivere post giornalieri su questa esperienza, così da rendervi partecipi dei retroscena della maturità. Sempre rispettando il lavoro dei docenti e le ansie dei discenti.

Ora vi lascio, con la parola del giorno che è: esame.

 “Gli esami sono una prova temibile anche per i meglio preparati, perché l’uomo più sciocco può sempre fare una domanda a cui l’uomo più saggio non sa rispondere.” (cit.)

Io e Pedro usciamo e vi mandiamo un enorme beso Caliente. Ahaha.

Buona serata! Em@

Senza categoria

55: Un’altra Lei

image1 (2)
Un’altra Lei, Beebeep74

 

Questa storia nasce da una collaborazione tra me e beebeep74 (iStanti evanescenti). Beep mia ha gentilmente donato una sua foto. E il sottoscritto ha preso spunto dall’immagine per creare una storia. 

 

A beebeep74, che mi ha regalato una sua foto

Imma questa domenica è uscita. Si è preparata per bene. Trucco quasi perfetto, golfino di cotone in tinta con una gonna marrone anonima. Si è messa il girocollo di pelle della mamma e un cappottino non eccessivamente pesante. Ed è uscita. Destinazione pasticceria.

Da quando il marito è venuto a mancare e lei è rimasta sola, perché non ha nemmeno i figli, esce poco. Pochissimo.

Legge molto perché è stata insegnante di lettere al Liceo Gianbattista Vico di Chieti e telefona qualche volta alla sua amica ottantenne, Anna Gasbarri, maestra di campagna.

Questa mattina, Imma voleva una pasta con la crema. É golosa, ma da quando ha il diabete non può permettersi nessuna trasgressione.

Questa domenica, Imma è uscita perché voleva cambiare aria. Libera per un attimo di non pensare alla sua vecchiaia. Alla vita che volge al termine e che oramai la soffoca.

Durante il tragitto, verso la pasticceria, Imma ripensa alla sua infanzia. Giovinezza. Ripensa al suo amore e al fatto di non aver avuto figli. Ora sarebbe diverso, ora sarebbe forse più semplice.
Ripensa a sua mamma, che le ha donato tanto amore, forse non ricambiato. Forse espresso male da parte sua.

Arrivata in pasticceria, Imma ordina una pasta. Un bombolone alla crema. Si gira intorno per vedere se qualcuno la osserva, la guarda.  Ma, nessuno la conosce. E poi, sola, non deve rendere conto a nessuno.

Torna verso casa per assaporare il bombolone, incartato in una busta bianca. Bianca busta che trasuda olio.
Anche in quel momento, pensa a ciò che era. Ripensa alla voglia di essere un’altra. Libera. Libera di ballare sotto la pioggia. Di andare. Di sperimentare.

Ma, ora non può essere un’altra.

Arrivata a casa, Imma apre la porta. Si toglie il cappotto non pesante, si siede sulla poltrona vicino ai suoi amati libri. Apre la busta unta, prende il bombolone, se lo mangia, lo gusta.

E ripensa a quello che sarebbe stato, se fosse stata diversa. Un’altra. Un’altra Lei.

Buona serata, 

Em@

libri · Senza categoria

36: Pedro

IMG_20160329_175635.jpg
Lorenzo Marone, La Tristezza ha il sonno leggero, Longanesi, 16,90 euro.

 

 

Le giornate si sono allungate. Oggi c’è un sole che spacca le pietre, qui in Abruzzo. Pian piano torniamo alla quotidianità di sempre e recuperiamo pensieri, chiusi per qualche giorno in un cassetto.

Durante queste feste, ho mangiato il giusto, ho passeggiato il giusto e sono stato uno zio presente, il giusto. Perché ho avuto la brillante idea di portare dai miei il mio cagnolino (Pedro), che per tre giorni è diventato la mia ombra, il figlio adottivo con la sindrome dell’abbandono.

Durante queste feste, mentre riposavo, con Pedro in braccio, tra le gambe o sul petto, ho finito di leggere un libro che parla di famiglia, rimanendo in tema natalizio-pasquale.

Un libro interessante, scorrevole, profondo. Un romanzo dove le dinamiche di una famiglia non tradizionale rappresentano il fulcro di una narrazione per nulla scontata.

Si parla di famiglia, dunque.

Personalmente credo che la famiglia sia la parte più importante di una persona. La parte essenziale. Credo che se due persone non stanno bene insieme (soprattutto per il bene dei figli) devono separarsi, mantenendo un legame di rispetto reciproco e stima. So che molto spesso non è possibile, ma l’amore per i figli deve diventare quel motore, capace di portare lontano dissidi e dissapori.

La famiglia è quel luogo in cui una persona deve sentirsi libera. Libera di essere chi vuole, libera di poter esprimere la propria opinione, libera di poter agire per un bene comune e individuale.

Credo fermamente nel concetto di famiglia allargata, perché non si deve soffrire per rispettare i canoni della famiglia tradizionale. Credo nella famiglia tradizionale, quando si danno i giusti valori. Credo nella famiglia non tradizionale quando si danno i giusti valori.

Le giornate si sono allungate. Oggi c’era un sole che spaccava le pietre. Vi lascio perché la mia famiglia, più precisamente, il mio cagnolino Pedro mi aspetta per la solita passeggiata.

Buona serata,

Em@

Senza categoria

25: Ragazza alla finestra

finestra

 

Dalla finestra si osserva il mare. L’orizzonte. Si vive la calma del momento, la meditazione. Tutto appare calmo, anche se fuori qualcosa si muove.

Si muovono le barche, le persone che discutono, le realtà che non ci appartengono. Si muovono i ricordi, quello che eravamo ieri. Quello che siamo diventati. Ora. E non per sempre.

Ana María, la sorella di Dalì, osserva dalla finestra. Così come faccio io d’estate, per sbirciare le vite altrui, che passano ora. Che forse non passeranno di nuovo.

Le finestre, le persiane sono luoghi a metà strada tra il dentro e fuori. Luoghi dell’anima che ci servono per riflettere. Capire, curiosare. Luoghi dove da esterno scruti le dinamiche di qualcuno che non sa che ci sei. Di qualcuno che per un momento è se stesso e deve indossare, a breve e di nuovo, la sua maschera da personaggio. Che ahimé tutti indossiamo.

Buon@ serata,

Em@

Foto: Ragazza alla Finestra di Salvador Dalì

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Senza categoria

24: Oltre Spiderman

IMG_20160315_153223.jpg

Delle persone guardiamo i volti. Guardo i volti. Non so voi.

Mi immergo nelle loro storie, quando passano. Quando per strada mangiano un panino. Quando piangono. Mi verrebbe voglia di abbracciare questi signori e dire loro: “Scusa che problema c’è? Perché piangete? Vi posso abbracciare?”

I volti, i sorrisi, le emozioni che trasmettono gli sguardi complici tra un padre e un figlio, appena uscito da scuola, mi danno tanto a livello umano. Più di parole dette a caso e frasi sconnesse.

La mia vicina di casa è una brava mamma single. E’ sola. E’ straniera, lontana dalla sua patria. Cresce un figlio, nonostante non abbia un lavoro stabile, con molta dignità. La mattina, quando esce, ha un viso preoccupato, perché vive alla giornata. Senza una stabilità borghese. Ma, la sera, quando torna a casa con il bimbo, il suo sguardo cambia. E’ felice. Come se si immergesse in una bolla di sapone, dove loro due rappresentano il fulcro del mondo.

Il mio vicino, invece, è un falso. Saluta giusto per farlo. Per cortesia. Sorride per aumentare la sua presenza e sminuire quella altrui.

Delle persone, guardo i volti. I volti parlano. Dicono tanto, dicono molto. Sono forme di espressione che vanno subito al sodo. Sono realtà genuine, nel bene e nel male.

Buona serata,

Em@