Viento

Il suono del vento mi ha frastornato.
Ubriaco agli angoli della strada.
La stessa di ogni mattina.
Alle 9 ho il corso.
Seduto.
Insistente, il vento, mi trapana il cervello realmente.
Mi disorienta.
Mi fa sbarellare.
E quel suono da dove proviene?
Dalle montagne, dal cielo o dai meandri degli abissi?
So solo che faccio fatica a riprendermi,
ripensando ai sogni ricorrenti di bambino,
quando il vento mi faceva volare.
Ho un ricordo talmente vivido che sembra reale.
Viento.

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Il bambino con la bici

Siamo in una città del centro Italia, agreste e incontaminata. Un tessuto urbano senza definizione. Un freddo rigido.
Un bambino gioca con la sua bici. Ha una casa piccola. Un bagno piccolissimo.
Lo vedo girare avanti e indietro con questa bicicletta. Forse regalata. Forse prestata da qualche cugino.
Lo spazio della sua pedalata è un quadrato. Circoscritto.
Il bimbo è felice.
I suoi occhi sorridono, mentre passo. E mi trascinano verso il suo mondo.
Una realtà senza pregiudizi, né competizioni.
Una realtà di azione, simbolo ed immagini.
Una realtà che vorrei vivere, almeno per qualche secondo, ogni giorno.
Pensiamo sempre ai grandi, ai vestiti firmati, alle raccomandazioni. Ma, dimentichiamo molto spesso, anzi sempre, la vita dei bambini.
Una vita che va ascoltata e presa d’esempio.
Una vita che va compresa e non abbandonata, come un soprammobile, solo perché piccola.
W i bambini!

Bambina con le trecce

Andare. Forse. Lontano.
Stazionare
e guardare chi passa.
Una bambina con le
trecce sorride seduta
su una panchina.
Nuvole si muovono.
Aprono e chiudono
un cielo limpido.
La bambina rimane.
Gioca con un ramo caduto.
Accarezza un gatto randagio.
Si emoziona.
Mentre altrove mascherine di uomini
fanno festa.
Stipati in un bar del centro.
Che gronda sudore e virus.

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Ho capito #8

In questi giorni ho capito che il tempo è lento e può fare male più di un colpo di fucile, che so pulire più di come faccio generalmente, che presto più attenzione alle cose, a una conversazione al telefono.
Ho capito che so apprezzare
la colazione con la tovaglietta e il tovagliolo a riporto e che riempire la giornata è fondamentale per non diventare pazzi. Che la mia camera non ha più polvere per quante volte l’ho pulita. Che siamo a marzo e tra un mese è il mio compleanno.
Ho capito che le domeniche sono più lunghe delle solite domeniche, che so apprezzare il caffè e la sua relativa tazzina. Che la calma imposta con cui faccio le cose, non l’ho mai avuta in vita mia.
Ho capito che le persone hanno paura, che molte hanno un finto senso civico. E che sono solidali ora, ma non lo sono mai state in vita loro.
Ho capito che devo rimettere in ordine dopo pranzo e che il sole esiste, così come esistono le giornate di pioggia e di vento.
Ho capito che le cassiere sono fondamentali e a loro deve essere aumentato lo stipendio. Ho capito che senza i medici, infermieri e personale sanitario il mondo non andrebbe avanti e che i calciatori guadagnano troppi soldi, rispetto ad altre categorie.
Ho capito che il postino è più bono del solito, così come il mio vicino di casa, a cui non davo mai attenzioni.
Ho capito che la disciplina è fondamentale perché senza quella sbanderei ogni minuto, secondo, attimo.
Mi mancano i “Ciao, come stai?”detti a voce e i caffè presi al bar, prima di andare in studio.
Ho capito che oggi il tempo sta cambiando e che abbiamo una forza interna, che ci potrebbe aiutare ancora. Ancora ed ancora.
Spero che arrivi domani e sarà tutto finito. Intanto, ho capito molto.
Buona domenica!

Mattina, pomeriggio e sera #5

Sono a Marbella. Fa caldo. Spiaggia piena. Gente che si scambia sguardi ammiccanti. Sudore. Baci dati a persone a caso. Easy.

Sono, in realtà, a Chieti. Cani abbaiano per finta. Un silenzio assordante rimbomba nelle case. Sono abituato all’asocialità, ma quando si vive, tutti, nell’asocialità, mi fa strano. C’è una percezione strana. Sembra agosto, a primavera. Sembra quando nevica e non puoi uscire.

Stamattina: ho studiato, pulito, letto, cucinato. Rimesso a posto la spesa. Guardato una puntata di una serie.

Pomeriggio: ho studiato, letto, letto, iniziato a cucinare, ho raccontato una storia al telefono ai miei nipoti, tramite un vocale di whatsapp. Sono uscito con i cani.

Ora: farò esercizi e vedrò Mentana, per le notizie. Vedo e sento le notizie, una volta al giorno, per non farmi prendere dal’ansia.

Buona serata!

Em@

#siamotuttisullastessabarca

Musica che ha accompagnato la scrittura di questo post: https://www.youtube.com/watch?v=Hyj_CrvS5-o

Gente confusa #5

Caro diario,

rumori di macchine, misti a cani e a padroni nervosi, si ascoltano dalla finestra. La luce del giorno oramai è scesa. Come le serrande dei negozi, dei bar. Situazione surreale, che esiste. Non solo nella mia mente contorta, ma esiste. Gente sbigottita, confusa. Alcuni corrono da soli, con le cuffie, per allontanarsi dalla paura di una stanza chiusa, di quattro mura. La solitudine fa paura. Più del virus, più della televisione, più della pandemia.

Oggi, il sole caldo avrebbe permesso: passeggiate, chiacchiere e risate. Abbracci, “ciao come stai?”,ci vediamo domani.

Domani sarà uguale, e non si sa per quanto. Ma, questo pomeriggio ho apprezzato: la calma, la lettura, il riposo. Un po’ meno la dolce sinfonia di un cane di nome Pedro, che non smette di dire al mondo: “Ci sono anche io!”

A domani!

Em@

Era nuova #1

Caro diario,

è difficile scrivere qualcosa in quest’era da coronavirus. Paura, non conoscenza, superficialità. Andiamo nel panico!

Il panico mi distoglie dai pensieri di sempre. Chi lo ha generato? I media ed una politica frammentaria.

Vorrei parlare, anzi parlo della fragilità umana.

Fragile uomo seduto su una panchina. Osserva chi passa. Non si avvicina nessuno. Tutti hanno paura degli starnuti. Goccioline, che volano come pugnali. Lavarsi le mani, con insistenza, come in ospedale. Fino a dieci giorni fa, non sapevo cosa significava lavarsele!

Perché tu ti lavavi le mani?

Evitiamo i contatti umani. Baci, abbracci. Cultura.

Sì: stringersi con un abbraccio, con un semplice bacio, con una carezza è qualcosa che ci appartiene. Come l’aria, come il sesso, come l’odore di maschio. Quanto amo annusare il maschio!

Sono le 17:18 ed oggi ho appreso:

  • che la pioggia mi isola, mentre passa l’aggiustatutto che vorrei farmi (scusate la volgarità!);
  • che siamo fragili. Io lo sono, ma molto meno di altre persone. Forse quando si è abituati a sprofondare perennemente, la fragilità altrui sembra maggiore. Più potente, d’impatto;
  • che la mamma di Luca ha un nuovo gattino. E…ora andrò a vederlo!

Ciao caro diario!

Forse a domani!

Em@

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Tutto bene!

Gentile.
Cammino.
Altrove
mi osservano i mostri.
Mostri del mio passato.
Non mi fanno più paura.
Ciao, Mostri!
I Mostri sono odiosi.
Ti annientano.
Odiano.
Sopprimono.
Ti disorientano.
Panico.
Sudore.

Cammino.
Gentile, con tutti.
Ciao, come stai?
Tutto bene!
E tu?

4: Azzurro come il cielo

Sole sole sole.
Oggi c’è il sole. Meno tre al giorno X.
Siamo pronti!
Ahahah.
Mi sembra uno scherzo, ma non lo è.
Scherzo che mi allontana dalla realtà.

Oggi, in giro, gente.
Corri qua, corri là. Ovunque e sempre.
Corri sopra, sotto.
Corri verso il cielo. Magari.
Così immenso. Così bello e calmo.

Le signore si strappano i capelli per fare la fila
dal macellaio.
Si scambiano saluti, a volte, finti.
Auguri! Buone feste! Prima la salute. E poi il resto.
Ma che farsa sono gli auguri, certe volte!

Oggi ho comprato i regali ai nipoti.
Soddisfatto e soddisfatto!
Prezzo accessibile, regali perfetti!

Il sole mi piace.
Oggi.
Delinea contorni
di gente veloce.
Che sfugge alla definizione.
Di sempre.

Gente anonima
si scambia baci.
Abbracci.
Veloci.
Quasi sfuggenti.

E’ quasi Natale!

Oggi mi sento azzurro come il cielo. Punto.