#storiediieri

74: Storie di ieri #1

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In una villa, Laghetto della Villa di Chieti, ieri

Una volta a settimana (sempre se faccio in tempo!) posterò racconti degli anni passati, che conservo in quaderni e penne usb.

#1 (racconto scritto il 24 settembre 2014)

In una camera

La camera di Lorenzo era vuota. Non c’era una foto, né un libro che cadeva da una sedia. Dalla morte di Grazia, aveva tolto tutto. Solo le mura bianche e la scrivania di legno, lo aiutavano a non pensare. Le foto erano state strappate, con forza. Gettate come una pallina di carta bianca.

Il suo letto era di legno. Materasso comodo. Cuscino ortopedico perché soffriva di cervicale.

Quando entrai, mi fece accomodare su una poltrona marrone. Lucida e senza graffi, nonostante avesse un gatto tra i piedi.

«Vuoi qualcosa da bere» – mi disse.

«Un succo di frutta» – gli risposi.

«Te lo vado a prendere subito. Intanto, scegli un disco. Quello che preferisci.»

Di dischi ne aveva tanti. Tutti messi in ordine alfabetico. Forse nel tempo che era stato a casa, solo, la sua ossessione di perfezione era aumentata.

Scelsi Left of the middle di Natalie Imbruglia. Misi la prima traccia: Torn. E improvvisamente quel vuoto bianco di quella camera si trasformò nei colori dell’arcobaleno. Tutti e sette.

Lorenzo tornò dalla cucina e si sedette sul letto, mentre io ballavo. Avevo gli occhi chiusi. Mi perdevo nella canzone. Non nelle parole. Mi perdevo nella musica.

Quando finì la traccia, vidi Lorenzo che mi guardava. In una maniera diversa dalle solite.

«Lo sai che quando balli, sembri un altro» – mi disse.

«Sono sempre io» – gli risposi.

«Sei più libero. Più attraente. Hai qualcosa che mi piace. Anche se sono etero.»

«Se sei etero, non possono piacerti i froci come me!»

«E chi lo dice! Non ho una definizione. Tendenzialmente sono etero, ma se mi piace una situazione non mi faccio diecimila problemi. E ci sto.»

«E allora baciami. Ho una gran voglia di sapere come sono le tue labbra…» – conclusi io.

Non so come mi uscirono quelle parole. Ma, anch’io ero diverso in quella camera. Mi sentivo me stesso. Non mi dovevo nascondere. Non avrei mai immaginato di pronunciarle. Mai.

«Sei il Diavolo Tentatore!» – mi disse.

Si alzò da quel letto e venne verso di me. Mi accarezzò il viso e mi baciò. Furono minuti interminabili. Chiusi gli occhi. Pensai a quella lingua tanto desiderata. A quella pelle che sapeva di maschio. Di vissuto.

Dopo, ci sedemmo sul letto. E ci continuammo a guardare e a baciare. Non andammo oltre, perché non volevo. Anche se lo desideravo. Volevo aspettare. Preservare il desiderio. E così feci.

Uscii da quelle mura bianche, leggermente nere, perché il sole stava scendendo. Gli diedi un bacio e gli dissi: “Ti desideravo da sempre”. Lui mi rispose: “Anche io”.

Buona serata,

Em@

 

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