132: 11 settembre

Buenas,

11 settembre 2001

Non accendo mai la televisione a quest’ora. Quando si ha un bambino appena nato, da cullare, da accudire, fargli da mangiare, la televisione è l’ultimo dei tuoi problemi.

Di solito, sola, in questa casa di campagna, nei momenti di relax, mi metto fuori a vedere i gatti che litigano. Fuego cerca sempre di rubare il giochino di Blanca, che con grazia accarezza un topo di peluche.

Mi rilassa vederli. Mi rilassa la natura. Gli alberi che ondeggiano. Oggi c’è un leggero venticello. Piacevole. Non fa caldo, né fresco. Le galline al solito posto, l’orto fermo. Mio marito, prima di andare a lavoro, cura questo quadrato di verde pieno di zucchine, pomodori e piselli.

Io faccio la mamma ed è un duro lavoro.

Durante la giornata, mia madre, Assunta, mi chiama più di una volta, con un Alcatel di ultima generazione, che ha pagato un bel po’. E lei si vanta di questo acquisto. “Bianca se vuoi te ne compro uno anche a te” “Vai in giro sempre da sola e se ti succede qualcosa con il bambino, come fai, come fate?”

Ogni volta le dico che non mi serve un telefono e che ho il fisso. Quello basta ed avanza.

Rientro dentro e Blanca mi segue. Mi siedo sulla poltrona e accendo con il mio sedere, per sbaglio, la televisione.

Un aereo si è scontrato contro una torre. Penso che sia un film, ma poi scopro che non lo è.

Imperterrita, davanti a tutti i canali, non riesco a credere a quello che sta succedendo.

Un altro aereo, in diretta, colpisce un’ altra torre.

Imperterrita, inizio ad agitarmi. Non visivamente.

Emotivamente, non ho mai vissuto una strage di questi livelli, in prima persona. Ho sentito parlare di guerra, “grazie” a mio nonno. Di campi di concentramento. Di uomini e donne che venivano uccisi solo perché erano ebrei, omosessuali, zingari.

Emotivamente rintronata, spengo la tv. Guardo mia figlia, che piange perché deve fare la poppata.

L’appoggio al seno. Sento la sua piccola bocca che sfiora la mia mammella.

Guardo fuori.

Gli alberi ondeggiano, altri gatti litigano, il sole con i suoi raggi colpisce case chiuse a chiave.

Guardo fuori.

E non so che fare. Per la prima volta.

Mil besos,

Em@

90: Una po’ di me #13

IMG_20160611_192857
Legame artistico, Teatro Marrucino, oggi, Chieti

11 giugno

Buenas,

mi sono appena docciato ed il sabato anche la doccia ha un valore diverso. Diverso da giorni intensi, o quasi, che mi hanno portato a sentire i soliti discorsi di Luca, riguardo: la casa nuova. Una casa dove forse a breve andremo ad abitare, vicino a quella di ora, ma con giardino annesso. Perché il cane ha bisogno di spazio. E io pure, perché vorrei una sistemazione più consona alle mie esigenze individualistiche; un luogo ideale dove invitare chi voglio, dove starmene per i cazzi miei e dove gestire un bagno individuale, al fine di non stare a litigare tutte le mattine per chi si deve lavare prima. Giusto, no?

Oggi, qui, bella giornata, anche se adesso le nuvole stanno coprendo il cielo.

Stamattina, ho incontrato per caso una mia amica, che ha da poco partorito. Abbiamo passeggiato, per le vie del borgo, anche se il caldo si stava facendo sentire. Parlando, mi diceva che da quando ha partorito si sente meglio. Si sente una donna diversa. Oramai ha un legame indissolubile con suo figlio. Un legame, che le permette di capire il linguaggio non verbale del pargolo. Un linguaggio fatto di pianti, silenzi, preoccupazioni, notti insonni. Notti a tirarsi il latte, mentre il giorno nuovo spunta. E le persone, al di fuori di questo legame, iniziano a stirarsi sul letto, aspettando con ansia la sveglia. Una sveglia, che molte volte, si vorrebbe spegnere. Per via degli impegni giornalieri, che ci allontanano (a volte volentieri) dalla riflessiva notte.

Dopo aver abbandonato la mia amica Claudia, sono andato a fare la spesa. E mentre chiedevo due mele al fruttivendolo ripensavo al concetto di legame. Non voglio essere troppo filosofico (o romantico) ma, il legame che si crea tra mamma e figlio è unico. Un rapporto che con gli anni si trasforma, ma resta quel filo teso fino all’infinito, che (spero) non si spezzi mai. Un filo fatto di gioie, dolori, condivisioni, preoccupazioni, pianti, sorrisi, abbracci, carezze, amore. Un filo che se viene tagliato (qualsiasi sia la motivazione) porterà a un dolore immenso. Disperazione. Pianti a dirotto, notti gelide nonostante il caldo, vestiti neri in una giornata di primavera.

Dopo aver ripreso le due mele (generalmente, compro anche altro. Mi sembro quelle vecchiette che comprano una mela e ti chiedono pure lo sconto perché costa troppo!) sono tornato a casa, ho mangiato, e ho visto un film su youtube, uno dei capolavori del neoralismo, Umberto D..

A giorni ve ne parlerò. Perché è un film che mi ha molto toccato soprattutto per l’aspetto esistenziale e per il legame (restando in tema) tra Umberto, un pensionato, ed il suo cane. Un legame che salva la vita al protagonista.

Beh, ora vi lascio con la parola del giorno che è legame.

Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo.
(Banana Yoshimoto)

Vi lascio anche con una foto che mi ha fatto molto sorridere. Anche qui si parla di legame. Che purtroppo, a me non interessa! ahahahah.

Buona serata,

Em@

IMG_20160611_193029
A chi piace la figa faccia una riga