133: 12 settembre

Buen@s,

Persa. Cerco una direzione. Bianco è il colore che vedo. Bianco reale. Non sporco o panna.

Bianco come la neve di dicembre.

La prima neve. Quella che cade incessantemente. E mi isola in una città che non mi appartiene. Non sono me stessa. Non sento vibrare emozioni che vorrei provare a cena, con un bel tipo, mentre ci guardiamo. E io gli dico: “Come sei carino!”

Lui però non mi risponde. Continua a guardarmi negli occhi. Accetta il complimento. E lo ricambia senza parlare.

Bianco come una pagina senza quadretti. Senza righe.

Un bloc-notes bianco, dove ci può disegnare, scrivere appunti. Frasi sospirate. Emozioni che trasformi in parole, che metti in una carta apparentemente uguale. Che d’improvviso diventa tua.

Bianco come un cane bianco.

Che ha paura, di tutto. Tutti. Che si ferma, ovunque. Perché qualsiasi rumore lo distrae. Qualsiasi persona gli mette timore. Poi, però quando gioca con gli altri cani, lo vedi libero. Felice. Con la coda che oscilla. E la fierezza di aver condiviso quell’attimo con i suoi amichetti. Poi, tutto torna uguale, quando lo riporti in strada. La strada che lo riporta a casa. Una casa che gli appartiene, ma che ancora non sente sua.

Persa. Cerco una direzione. Un colore. Qualcosa che renda speciali le mie giornate. Che le renda dinamiche. Vive. Come gli interni degli asili, con immagini tutte colorate. Come il parco giochi della villa, che si riempie di bambini, a qualsiasi ora. A partire dalle 15.30, ora che è iniziata la scuola.

Persa, cerco strade dinamiche, sentieri colmi di erba verde, forni che aprono alle quattro di mattina. Con l’odore del pane, dei dolci, che preannunciano una nuova giornata.

Una giornata particolare.

Forse azzurra, o verde.

Rosa

Mil besos,

Em@

98: Un po’ di me #16

 

hoy

 

Buenas,

l’altro ieri ho scritto un post sulle case abbandonate. Case che amo, non perché vorrei viverci. Le amo perché mi danno un senso di distacco dalla realtà. Non depressione, intendiamoci. Ma, distacco.

Il distacco che mi permette di riposare e tornare alla realtà di tutti i giorni, di poter fare le cose che amo, di uscire tranquillamente con il cane e fare una passeggiata, senza il pensiero di dover alzarmi la mattina e rinchiudermi in una scuola calda, dove persone con egocentriche personalità dialogano, quasi sempre, senza capirsi.

Vi avevo detto circa un mese fa dell’esperienza che avrei fatto, come commissario esterno degli esami di stato. Ebbene è stata un’esperienza bella, che avrei dovuto raccontarvi. Ma, il tempo non me lo ha permesso. Il tempo è stato talmente veloce, che tornavo a casa, mangiavo e riposavo. Per stare non dico in forma, ma quasi, il giorno successivo.

Quel tempo veloce, mi ha scioccato però. Non essendo abituato a ritmi e a situazioni che non mi appartenevano. Arrivato alla fine, ovvero ieri, ci mancava poco che mi venisse un collasso.

Oggi, sto di nuovo qui, scrivendo. E mi sono reso conto che scrivere mi dà tanto. Mi permette di andare oltre il tempo e lo spazio e di focalizzarmi su vicende che non ho mai vissuto. E che forse, in futuro non vivrò.

Qui, oggi fa caldo. Temperature superano i 35 gradi. Sono tornato in studio, e qui si sta freschi. Per fortuna. I palazzi antichi isolano dal caldo. Wow.

Pedro sta a casa. Ora riposa! I giorni che non ci sono stato, ogni volta che uscivo, piangeva come un umano. Ha mangiato di meno e ha avuto anche un’infiammazione all’occhio. Pobrecito! Ora che sono a casa, è tornato quello di sempre: allegro, coccolone e rompicoglions!

Vi lascio con questa frase di Oscar Wilde, che mi piace tanto:

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
(Oscar Wilde)

 

Buon pomeriggio caliente,

Em@