32: Particolare

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Una vista particolare, gennaio 2016

 

Lui mangia una mela. Raro trovare un ragazzo o una ragazza con una mela in mano! Oggi vanno di moda le Red Bull. Ieri le birre.

Comunque, lui mangia una mela seduto su una panchina verde, vicino alla scuola che frequenta. Oggi è uscito prima ed aspetta lei.

Il lui che mangia la mela dà un morso alla volta. Naturalmente. Ma, è calmo, quasi il contrario di un ragazzo di 18 anni. Calmo come le persona calme che vivono la vita senza immergersi nei perché che molte volte uccidono.

E’ ora. Suona la campanella.

Lei esce. Accanto, una sua amica: bella, alta, con il taglio rasato che portava Emma Marrone quando vinse Sanremo.

Lei, niente di che. Carina, occhiali da vista, all’apparenza particolare.

Particolare come un occhio imperfetto, particolare come una giornata estiva nel bel mezzo dell’inverno.

Particolare come indossa quei jeans, quegli occhiali da vista comuni.

Particolare è quel neo evidente spiaccicato su una fronte senza rughe. Una fronte bianca come Biancaneve.

Lui continua a mangiare la mela e guarda lei come se avesse visto Madonna o La Madonna.

Lui la guarda ancora. Lei si avvicina. Lui getta la mela quasi finita. Lei lo bacia. Lui la bacia. Se ne vanno.

Se ne vanno, seguendo un passo particolare. Particolarmente bello.

Buona serata,

Em@

27: Luoghi di Transito

sedia

Andavo spesso a Roma per l’Università. Davo gli esami da non frequentante. Quasi sempre prendevo l’autobus e ovviamente scendevo alla stazione.

La stazione come luogo di transito: un luogo indefinito con un bar, dei bagni, un edicola, un chiosco di panini, chioschi di biglietterie.

Gente diversa con bambini che piangevano, mamme che salutavano, nonne con un’unica stampella che attendevano i figli alla stazione, dopo mesi di villeggiatura a Pescara.

In quel luogo di transito percepivo emozioni irreali e riuscivo ad immedesimarmi nelle realtà altrui. O almeno ci provavo. Sorridevo dopo un incontro tra madre e figlio, mi scendeva una lacrima quando un marito salutava la moglie perché andava lontano per lavoro, ascoltavo storie all’insaputa dei protagonisti, che mi permettevano di riflettere su questioni fino ad allora non considerate.

In quel luogo di transito passavano persone che non avrei più rivisto, realtà mai sperimentate e che sperimentavo in un attimo, sensazioni che si trasformavano in verità perché diventavano verità immediate. E non solo percepite.

I luoghi di transito, come le stazioni e gli aeroporti, sono frangenti di vita che sfuggono alla riflessione duratura e ci fanno per un attimo essere come personaggi di libri.

Buona serata,

Em@