Nuvole, senza nuvole

Ore 9.30 a.m.

Nuvole, senza nuvole. Oggi il sole definisce i contorni. Li rende visibili. Anche se non c’è nessuno. La villa è vuota. I bambini a scuola. E le maestre insegnano. Grammatica, storia, geografia. Ci sono solo le nonne ed i neonati. Passeggiano avanti e dietro. Dietro e avanti. Come un intervallo irregolare, si fermano. Parlano con le amiche, fanno finta di salutare le nemiche. Le nemiche chi sono? Quelle che si odiano. O si ammirano per qualcosa. E si odiano perché si ammirano! Quanto è strana e complicata la vita! Entrare nei pensieri degli altri, è così difficile! Difficile fidarsi, capire, interagire. Difficile anche comprendere. Perché dietro visi stanchi, o sereni, o soddisfatti, c’è sempre qualcosa che non va. Un tassello complicato difficile da inserire.

Nuvole, senza nuvole. I bambini piangono. A squarciagola. Non si interrompono. Le nonne sorridono o fanno finta. Schivano le loro nemiche, facendo finta di non vederle. Tornano a casa. Preparano la cena. E aspettano le figlie che tardano ad arrivare.

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Buen@s (inizio 19.10, fine 19.35)

questa mattina, mentre facevo ripetizione di spagnolo, mi sono concentrato sulla descrizione di uno spazio. (Fa freddo questo pomeriggio di novembre. Odora di chiuso nella casa di Roman. Attraverso una finestra senza tende, entra una luce forte, come la luce di uno scenario espressionista. Sono seduti mentre si guardano. Li separa solo un tavolo).

Ho comprato un tappeto e due cuscini per la mia nuova camera. Ho concordato il pezzo del tappeto, che stava già in offerta.Un tappeto blu. Blu come il mare. Blu come gli occhi di qualcuno che si ama. Di qualcuno che fugge. E non riusciamo a prenderlo. Perché forse è distante. Siamo distanti.

Ho mangiato pasta in bianco per depurarmi. Stomaco sottosopra.

Mi sono depurato. E dopo aver atteso un tecnico, che doveva vedermi il piano cottura e che pensavo fosse bono, sono uscito.

Ho fatto questa foto:

Un padre che riprende il figlio da scuola e ci discute. Forse il bimbo non vuole capire e il padre cerca di riportarlo sulla retta via. Una signora con un cappotto nero viene verso di me, mentre l’altra con il cappotto marrone, un cappello e una borsa rossa si reca dalla sua migliore amica. Escono sempre insieme. Le vedo sempre. Fumano e basta. Litigano e discutono. Ma, alla fine sempre insieme le vedi. Siamo in centro storico, il corso. E’ un giorno come tanti. Oggi era sereno. Tutto sembrava tranquillo. Quasi tornati alla normalità.

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Stasera mangio hamburger. Ho dimenticato gli spinaci in studio. Ma, non esco per riprenderli.

Notte,

Em@

105: ubriacogentile

Il diario

L’ubriaco, in realtà, mi aveva seguito perché avevo perso le chiavi sul treno. E voleva restituirmele.

Gli dico grazie, apro il portone, lo chiudo e corro come una matta. Senza un perché. In realtà, la paura mi aveva messo un’ansia tremenda addosso, che dovevo scaricarla in qualche modo.

Apro la casa di Lui. Si chiama Pasqualino. Che cazzo di nome! Ma, gli ho chiesto il nome dopo averlo baciato, in una discoteca romana. Al Qube. Che poi non ci volevo nemmeno andare a quella serata. Perché era di venerdì ed era la serata gay del Muccassassina.

La mia amica mi ha costretto. Mi ha detto Chiara dai andiamo, ci divertiamo, ci facciamo tante risate. E poi ci sono Fabio e Luca (due amici gay della mia amica), che ci tengono tanto a conoscerti.

Alla fine ho ceduto. E ci sono andata.

L’ho incontrato al bagno del secondo piano. Bono da paura. Ma, vestito a modo. Maglietta semplice e jeans chiari. L’ho provato a guardare. Provato, perché già era il quarto tentativo di sguardi in quella serata. Tentativi che erano andati naturalmente a vuoto, visto che era serata gay(a).

Lui stranamente mi riguardava. E mi sono detta tra me e me: “Non può esse”.

Abbiamo pomiciato tutta la serata, ci siamo conosciuti per bene. E ora stiamo insieme da quattro mesi circa. Lui spesso va fuori per lavoro. E io ho le chiavi della sua bella casa. Vengo spesso, soprattutto quando non voglio sentire le mie coinquiline. E quando ho dei giorni no, in cui mi sento una perdente.

Ho oramai 26 anni e sono al secondo anno di scienze infermieristiche.

Chiar@