Il mare che s’intravede…

In macchina, fuori il sole. Il mare non si riconosce. Ma, s’intravede. Forse si vede. Ecco, sì, lo vedo. Ora che non è estate e non c’è nessuno. Ora che i bagnanti mangiano pane e nutella davanti alla televisione. O dormono ancora, tra coperte sgualcite. Per aver fatto un brutto sogno. Una notte di sesso, senza inibizione. Che bello il sesso, al buio. Con uno sconosciuto. Che non conosci. Di lui conosci solo il pisello. Un grande pisello o un pisello grande? Beh dipende. Il sesso è bello anche con chi conosci. Forse più romantico. Il romanticismo cos’è? Una serata a lume di candela, due sguardi che si lasciano coinvolgere dal silenzio, una musica di sottofondo. Poi il sexo: letto, abbracci, baci, amore, tesoro stringimi. Stringimi ancora. E poi…

In macchina, il vento scombinava i capelli ben tirati. Non guidavo, facevo foto. Foto senza precisione. Un albero, la sabbia, uno stabilimento, il cielo, le nuvole. Ed il mare che s’intravede.

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Il mare che s’intravede (Foto: Po Ema)

28 ottobre: Cambio Gestione

Buen@s,

oggi, e per ora, si conclude la mia esperienza con il blog. A volte è meglio prendere le distanze per capire chi si è realmente. E cosa si vuole soprattutto. Non è un addio, ma un arrivederci. Volevo ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che mi hanno supportato.

Il blog non lo chiudo. E tutti i miei articoli rimarranno visibili.

Il mio posto verrà preso da una mia amica, Anna Gasbarri. Simpatica e con due cagnolini, come il sottoscritto. Vi terrò comunque aggiornati, con qualche incursione nel blog, prossimamente.

Anna è una mia amica intima. Ci conosciamo da una vita. Ed abbiamo molto in comune.

Spero che non abbandoniate lei, che ha molto da raccontarvi.

E me.

Mil besos,

Em@

28 settembre: quel fiore che aspettavo…

Buen@s,

Ti ricordi quando mi portavi un fiore per il mio compleanno? I miei compleanni?
Cambiavi fiore ogni volta: rosa, margherita, girasole.
Io lo prendevo e lo curavo. Lo mettevo nell’acqua e rimaneva vivo per qualche giorno.
In quei giorni, lo osservavo e mi dicevo: “Che bel pensiero!”
Lo odoravo ed immaginavo di passare una serata con te. Come due persone che si vogliono bene. E che forse si amano.
Quando i giorni fiorenti terminavano, il fiore lo riponevo in un cassetto.
Ora, ti scrivo, mentre osservo questo cassetto pieno di natura morta.
Perché io e te eravamo come quel fiore.
Stavamo insieme due. Tre giorni.
Giorni idilliaci, senza macchia. Giorni di sorrisi e sguardi complici.
Dopo quei giorni, il nostro amore appassiva come quel fiore che mi regalavi.
Perché tu tornavi da tua moglie ed io seduta in poltrona, aspettando una chiamata.


E senza dire mai nulla.


Perché ti amavo e ti amo ancora.

Elsa.


Mil besos,

Em@

Giorno Quarto

Ciao,
come va? Bene, male o normale?
Io, rispondo sempre normale perché mi sembra la risposta giusta, azzeccata. Stare bene è troppo, stare male non è quasi mai vero.
Io sto normale. Perché la normalità non esiste. Quindi in realtà sto bene, secondo il mio punto di vista. La mia normalità diversa.

Ho fatto un patatrac. Comunque, oggi ho continuato ad apprezzare la mia città. Una cittadina, nell’entroterra abruzzese. Abito a Chieti alta,
non Chieti scalo. In realtà sono la stessa città, stesso comune. Ma, due realtà diverse. Per motivi positivi o negativi.

Parlo di Chieti alta, solo per esperienza. E’ una bellissima città, ma una città camomilla come la chiamano i teatini. Non succede mai nulla e quando succede qualcosa, quel qualcosa diventa un fatto di cronaca. Scherzo!!!!

Chieti ha un centro storico bellissimo, antico. Vie caratteristiche e pati di case sensazionali. La scorsa settimana, ho visitato una casa in centro. E ne sono rimasto affascinato. La casa si trova all’interno di una via stretta, apparentemente senza luce, buia.

Entrando da un portone grandissimo, mi sono imbattuto in un corridoio, con mattonelle verdi e bianche, che sprigionava una luce forte ed intensa, proveniente da grandi finestre. L’appartamento era al secondo piano: luminoso, amplio. E aveva un panorama “che te lo dico a fare?”. Da lì, si vedeva il mare e le case, grandi e piccole, facevano da sfondo. Uno sfondo stile Casa della Prateria. Solo stile, però. ;)))

Chieti ha anche molto verde, aria pulita. Amo passeggiare dietro alla Civitella (Anfiteatro Romano) con il mio cane, perché ho la sensazione che la natura, per un pò, si unisca ai miei pensieri.

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Di Chieti, non amo le persone. Alcune sì, intendiamoci. Ma, la mentalità non la sopporto: una mentalità borghese, dove tutti cercano di nascondersi dietro ai ruoli imposti dalla società. Sono tutti personaggi e pensano che essere avvocati, commercialisti, notai, professori, sia l’unico mezzo per esistere. Non sapendo che l’esistenza è essenza, non apparenza.

Come in tutte le cose, anche nelle città, ci sono aspetti che amiamo. Altri un po’ meno. Ma, è proprio nella mediazione che sta la normalità, ritornando alla frase iniziale.

La nostra mediazione, non quella altrui. Perché la normalità assoluta non esiste, quella relativa ci permette, invece, di incastrare pezzi di un puzzle. Che molto spesso, perdiamo per strada.

Un bacio,

Il Vostro Morel

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