107: Ileana

Il diario

La casa di Pasqualino è troppo pulita per i miei gusti. Non è che io sia sporca. Ma, per essere una casa maschile mi sembra troppo!

Una volta stavo mangiando un gelato e una goccia di panna mi è caduta a terra. Il finimondo. Mai visto una cosa del genere. Chiara sei sempre la solita! Chiara hai 26 anni e fai cadere il gelato a terra!

Nemmeno mi posso mangiare un gelato in santa pace. Che subito vuole avere il controllo di tutto e su tutto. Un po’ fissato ci è, e vi parla una che con la sua futura professione deve tenere tutto pulito.

A me le persone maniache dell’ordine e della pulizia mi fanno venì l’ansia. A volte, ansia da prestazione. Come a casa di mia zia Rossella, dove una domenica, ho vomitato perché il fatto di non sporcare nulla mi aveva scatenato un mal di pancia fisico e psicologico. Che alla fine ho espulso tutto quello che avevo mangiato la sera prima.

Sto seduta sulla poltrona, su cui ho messo una coperta per non sporcarla. Sto mangiando delle patatine e vedendo una replica di “Uomini e Donne”. Non ci trovo niente di demenziale come dicono le mie amiche già laureate e professoresse di sto cazer. A me rilassa, non fa pensare a nulla.

Bussano con insistenza alla porta. Una voce grida e dice: Pachy, Pachy, sono Ileana.

Ma, chi è sta Ileana. Non ne ho mai sentito parlare! Pascal (io lo chiamo così) non mi ha mai detto di avere un’amica che si chiama Ileana.

Non rispondo e faccio finta di nulla.

Pachy, Pachy aprimi per piascere.

Abbasso la tv e finisco di sgranocchiare le patatine.

Il silenzio prende il sopravvento, i quadri sembrano guardarmi e dirmi Chiara ti metti sempre nei guai, i piedi ed il viso vengono coperti da un plaid non troppo lungo.

Una chiave viene messa nella serratura e la porta si apre.

Il cuore batte, sempre più…

Chiar@

 

41: Tre e trentadue

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Per sempre, dicembre 2016

Marta, quella sera di sette anni fa, aveva paura. Lo sciame sismico da un paio di mesi terrorizzava bambini, nonni. Nonne, zie, studenti, studenti fuori corso, Erasmus. Tutti, insomma.
 
Io, quella sera di sette anni fa mangiavo un kebab con il mio coinquilino, con il quale avevo litigato. Litigi inutili. Che avevano trovato un idillio mangiando in un posto pieno di studenti.

Marta in camera era sola. Ma, in casa c’erano la sua coinquilina e il suo ragazzo. Che era rimasto per dare conforto.

Qualche giorno prima, Marta aveva deciso di spostare il letto sotto la trave portante della sua casa, perché aveva paura che l’armadio le cadesse addosso.
Fortunatamente lo fece.

Quella notte del 5 aprile non riuscivo a prendere sonno, perché il litigio era ancora fresco. E avevo deciso di tornare dai miei per non continuare a dire, come Noemi, “Sono solo parole, le nostre”.

Marta si era messa a letto. E osservava il soffitto. Paura, ansia e impotenza erano i suoi pensieri. Il telefono accanto le faceva compagnia, insieme al suo orsacchiotto Teddy, che le aveva regalato sua sorella Melania.

Alle 3.31, quasi 32, del sei aprile, apro gli occhi. Avevo sete. Nel tragitto da camera mia alla cucina, i quadri iniziano a muoversi,  gli oggetti a cadere ed io ad urlare a mia sorella. Che prontamente è scesa dal letto. E insieme siamo usciti fuori.

Alle 3.32 del sei aprile, Marta ha aperto gli occhi. Si è trovata addosso una trave che fortunatamente non le ha danneggiato gli organi vitali.
Fortunatamente qualche giorno prima, Marta, aveva spostato il letto.
E’ rimasta per 22 ore sotto le macerie.

Alle 3.32 del sei aprile L’Aquila è cambiata. Anche se tutto è rimasto fermo. Le locandine dei cinema danno ancora la programmazione di quella settimana, i negozi hanno in vetrina la collezione primavera/estate 2009.

Alle 3.32 di sette anni fa Marta è cambiata. Per sempre.

Buona serata,

Em@