Mediamente secondo. Il secondo.

Notte. Si avvicina. Le streghe arriveranno? O è una credenza popolare. Dolcetto o scherzetto. Scherzetto. Anche se non so far ridere. Scherzare dipende. Dalle persone, da chi mi sta intorno. Intorno in questa notte di stelle. Stelle che si intravedono. Non so contarle. Anzi sì. Faccio finta. A volte, faccio finta di essere qualcuno che non sono. Che ci vuole? Indossi una parrucca. Un cappello che ti copre il viso. E vai in giro. In giro, in libertà. Senza definizione. Perché si deve definire qualcosa o qualcuno? Quando questi qualcosa o qualcuno sono belli o brutti? C’è anche il medio. Il secondo, il terzo. Non mi sento primo, né ultimo. Oggi, e sempre, sono medio. Mediamente secondo. Il secondo.

Nuovi giorni

Ore 14.40

La giornata appare fresca. Non fredda. Sono seduta alla villa e riposo. Dopo giorni indaffarati, terremoti e ansie varie.
Anche io sono di Chieti, come Em@, e qui la scossa si è sentita distintamente.
Paura e panico che ancora oggi non riesco a razionalizzare, nonostante non sia nella zona dell’epicentro.
Ieri mattina iniziava la mia pausa di riflessione. Dopo aver lasciato il mio fidanzato ed aver fatto i bagagli ed essere tornata a casa dei miei. Una scelta sofferta, ma sentita. Quando due litigano sempre, e per ogni motivo, si deve mettere un punto ed iniziare di nuovo.
Dopo il ponte dovrò cercare una casa e spero che le cose vadano per il verso giusto. O almeno ci spero.
Ora mi godo questo lunedì di apparente calma, sperando che la terra ci lasci in pace, per un po’.
All’orizzonte, un cielo limpido e una famiglia di donne, che gioca a farsi i selfie.

Un saluto,
Anna.

104: SonoChiara

Il diario

Sono sul treno che mi porta a casa. Sola, anzi un mezzo ubriaco mi si è messo davanti. E cerca di dirmi qualcosa. Non lo ascolto. E poi perché dovrei ascoltarlo? Non sono una psicologa, né una psichiatra. Non analizzo nessuno, chiaro! Mi hanno sempre considerata l’amica che capisce, ascolta, che c’è sempre quando si piange. Quando si ride, dopo aver pianto. Mi sono rotta il cazzo di essere l’analista della situazione. Ci sono tanti professionisti che fanno bene il loro lavoro.

E poi perché dovrei farlo io? Io che sono una mezza disoccupata, senza un lavoro fisso, una vita sociale, una definizione sociale. Io che modestamente capisco più degli altri, mi ritrovo vittima di un sistema che ha orari, concetti prestabiliti, leggi. Leggi che ripetutamente leggo e non capisco mai di cosa parlino. Bah.

Questo ubriaco, che trovo anche carino, cerca di dirmi qualcosa. E io non voglio ascoltarlo. Non voglio sentire pure la sua vita, i suoi problemi, l’alcol. La moglie incinta disoccupata, il bambino con un handicap, la mamma malata da tempo.

Mi soffermo sulle pagine bianche del mio diario. Pagine bianche che fino a ieri non ho toccato. Ora voglio riempirle, voglio darmi una possibilità. Voglio dire a tutti chi sono io. Anche se sinceramente già lo so. Non mi serve il consenso altrui. Ma, per vivere serve esistere e non rinchiudersi in una campana di vetro, dove vorrei essere diventa un mantra.

Voglio gridare al mondo, che ho tutte le possibilità per essere una vincente. Una donna che può essere soddisfatta. Deve esserlo! Per forza.

L’ubriaco scende alla mia fermata, mi segue. Corro, lui non riesce a reggere il mio ritmo. Ridimensiono il passo, pericolo scampato. Continuo a camminare, verso casa. Casa di lui, che oggi non c’è.

Davanti al portone mi ritrovo l’ubriaco. Che cerca di dirmi qualcosa.

Chiar@

31: Succede nelle circostanze

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Immobile, dicembre 2015

 

Gli attentati ci mostrano maggiormente quanto siano fondamentali le circostanze. Circostanze che cambiano la vita di una persona. In meglio. In peggio.

Succede che una mattina ti alzi, bevi il caffè, ti prepari, ricevi una telefonata di lavoro e stai al telefono più del dovuto. Poi, vedi l’orologio e ti rendi conto che è tardi. Scendi di corsa e non fai in tempo a prendere la metro. Solo dopo vieni a sapere che di quella metro sono rimasti brandelli di corpo, cenere e fumo.

Succede che una mattina ti alzi, bevi il caffè, ti prepari come al solito. Scendi di casa e prendi la solita metro, che passa al solito orario. Quella metro tanto confortevole, quasi familiare, diventa il luogo della tua sciagura.

Succede che la vita in un attimo prende una direzione diversa rispetto a quello che ci immaginiamo. Rispetto ai nostri obiettivi, sogni. Alle nostre realtà quotidiane che giornalmente dobbiamo incastrare. Quasi per forza.

Succede che quando queste cose accadono, i litigi quotidiani, il vestito nuovo, la casa con parquet annesso sono il NULLA.

Succede sempre che le circostanze stravolgono il nostro percorso. In meglio. In peggio. E noi immobili guardiamo quel che succede, perché non ci possiamo fare nulla.

Purtroppo.

Un beso,

Em@

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