17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

99: Treno

scontro_treni_2004-1000x600
Foto presa dal web, puglia

Immagini e situazioni sono una mezcla tra fantasia e realtà

Una mattina di luglio. Fuori fa caldo, troppo caldo. Attendo il treno. Ricevo una chiamata. Rispondo. Vado in bagno e litigo. Litigo con lei, che ieri mi ha lasciato. Lasciato solo, a piangere, in una scuola calda, senza insegnanti. Piena di bidelli, che leggono il giornale. A volte, anche libri. Libri comprati in mercatini di piazza.

Esco dal bagno, il treno è partito. Il mio migliore amico non mi ha aspettato. Mi ha lasciato un messaggio su whatsapp: “Prendo il treno, ci vediamo al bar oggi!”

Il treno! Oramai è una abitudine, una parte di me. Da quando cinque anni fa ho iniziato le superiori, lo prendo tutti i giorni. Giorni diversi, a causa del tempo diverso: pioggia, sole, neve (quando nevica!). Giorni diversi, a causa di gente diversa. Gente che si alza presto per andare a lavorare, che va in Ospedale per una visita importante. Che si sposta per fare una piccola gita. Come il bimbo, che ho visto questa mattina, che non vedeva l’ora di scoprire una città nuova e di mangiarsi un gelato in una gelateria nuova, con la sua nonnina, suo esempio. La sua sicurezza.

Sul treno leggo molto. Mi perdo nelle storie, nelle vite altrui. In attimi, che non vivrò mai. In secondi, che non mi apparterranno.

Sul treno osservo molto: il viso di una studentessa, che chiama contenta sua mamma, per aver superato il suo ultimo esame; la coppia che scoppia, che si ama, che si lascia. E poi si bacia nuovamente. Perdendosi in occhi profondi, che non sanno dire di no; la professoressa che corregge i compiti, posa gli occhiali da vista sul sedile, guarda fuori, sorride, riprende gli occhiali, e continua a correggere.

Una mattina di luglio, il 12 luglio, tutto è cambiato. Sono vivo per miracolo. Grazie a una telefonata. Il mio migliore amico è morto, così come sono morte altre persone. Persone come me, come te. Che avevano tanti sogni, progetti da realizzare. Abbracci da donare, baci da dare. Emozioni da vivere…

 

Buona giornata,

Em@