Fuochi

Ci sono delle persone malvagie che appiccano fuochi, trasformando la natura, flora e fauna, in cenere.
Cenere che distrugge storie, abitudini, vite. Vite e persone che non sanno spiegarsi il perché.
Perché si fa un simile gesto? Perché tutto ciò è possibile?
É possibile perché ci sono, purtroppo, persone malvagie, cattive, quasi mai sicure di quello che fanno (molte volte spinte da altri). O sicure di quello che stanno per fare: distruggere, accrescendo enormemente il proprio EGO ed i propri affari.

Stanca

Oggi ho visto una donna stanca. E anche un po’ ansiosa.
Quelle donne che non riescono a stare ferme, pensare. Sedersi
con la famiglia e dire: “Oggi che avete fatto di bello?”
Nei suoi occhi una vita frenetica, stanca. Pulizie la mattina in due famiglie, poi in palestra. Poi casa, figli, marito, cucina e cane.
Viso spento che da anni non si gode una vista panoramica, un
mare in tempesta, una sabbia di settembre.
Anima che non riesce a trovare un equilibrio. Forse.
Forse dentro un male, come un temporale di novembre, che non
smette per giorni.
Non ho saputo dirle nulla. Ho solo ascoltato. E assecondato.
Oggi ho visto una donna ansiosa. E anche un po’ stanca.

Volevo aiutarla, ma non è compito mio.

Io vado in palestra.

QUESTA MATTINA

Aria.

Mattino. Mattina.
La fontana rumoreggia.
Non c’è quasi nessuno.
Vento. Venticello accarezza
il viso. Oramai stanco.
Già stanco alle 8.00.
Gli uccellini cinguettano.
I cani abbaiano.
Le macchine che puliscono lo fanno
fino in fondo.
Un fondo di verità a quest’ora.
Dove tutti stanno per uscire
ed il giorno ancora non inizia.
Un giorno caldo.
Caldo come ieri. Forse domani.
Io vado in palestra.

L’amicizia è…

Buen@s,

Oggi, di ritorno dal tribunale, mi sono fatto una domanda.
Che cos’è, per me, l’amicizia?
Ho risposto, tipo tema delle elementari, nella seguente maniera.
Per me, l’amicizia è:
una pausa di silenzio che non ha bisogno di spiegazioni;
un sorriso inatteso a cui segue una risata fragorosa;
un rincorrersi senza mai prendersi;
una passeggiata tra due amiche di vecchia data, che calpestano il pavimento, distruggendolo, per averlo troppo consumato.
Punto finale.

IMG_20170713_195905_864

Mil besos,

Em@

 

 

Immagine in evidenza:

Il suo unico amico – Briton Rivière

3: Tutto mi sembra diverso

Buenas (ora inizio 18.45, ora fine 19:12),

  • Ho incontrato questo signore, che forse leggeva questa storia o quasi sicuramente, un’altra:

img_20170128_184228_022.jpg

Ho spento le candeline poco fa. Trent’anni. E non pensare di averceli. Fino a quest’età, ho sempre detto, pensato: “Tanto c’è tempo!”

C’è tempo per rimandare, fare dei sacrifici, studiare, leggere, imparare.

C’è tempo per incontrare, forse vedersi per caso in un bar di provincia, conoscersi e dirsi addio.

Dopo aver festeggiato il compleanno, sono uscito. Eri sempre al mio fianco, anche se non c’eri. Non ci sei più. Non ti sei degnata di mandarmi un messaggino. O un whatsapp per questo giorno.

Ma, io mentre passeggiavo ti vedevo. Eri come un’immagine sfocata, che mi parlava. Mi accarezzava, asciugava le lacrime. Faceva finta di ridere con me, anche se forse, anzi ne sono sicuro, non c’era nulla da ridere. Non c’è nulla da ridere.

Una mattina ti sei svegliata, hai messo tutto nella borsa della mandarina duck, e te ne sei andata.

La sera prima nemmeno un cenno di disapprovazione per la nostra relazione, che andava avanti da un anno.

La mattina, quella mattina, ho trovato il nostro letto vuoto. Non c’era nulla di te: nemmeno il profumo che si intersecava nelle coperte di lana, che io scansavo, perché sono allergico.

Quella mattina, sei scomparsa. Ora, ho capito che è per sempre.

Ho trent’anni da un’ora.

E tutto mi sembra diverso,

L.

  • Ho fatto un dolce per il pranzo della domenica. Solo nella mia cucina nuova. Senza cani e persone. Dolce riuscito. Buono e sicuramente nei canoni di chi non vuole prendere troppi chili.
  • Ho passeggiato per mezz’ora. Ora relax. Stasera non cucino. Domani nemmeno.

Buona serata,

Em@

27 settembre: E ora non so che fare.


Buen@s, 

Ho camminato per mesi. Girato posti. Visto ruscelli ed erba sempreverde.
Ho amato senza definizione quattro ragazzi. Non insieme. Uno dopo l’altro.
Ho letto molto, scoperto posti esotici. Monumenti d’incanto. Silenzi che non conoscevo. Mai percepiti.
Ho fatto l’amore in spiaggia, al cinema e al parcheggio del supermercato.
Ho detto ciao, mentre ero in macchina, a sconosciuti. Che stupefatti si chiedevano chi fossi.
Ho assaporato cucine. Gusti nuovi. Gusti che conoscevo, ma completamente diversi.
Non mi sono mai fermato.
Ho sempre reagito ed agito.
E ora che mi trovo davanti alla porta della mia casa di sempre, non riesco a controllare l’equilibrio che mi sono costruito.

Sono fuggito. 

E ora che sono tornato, non so che fare.

Mil besos,

Em@

136: 17 settembre (Ora)

Buen@s,

I pomeriggi in città sono sempre uguali. Corso, gelato alla villa, libro alla panchina della villa. E corso.

I primi pomeriggi prima di tornare a lavoro, il corso è vuoto. Sembra di stare in un posto inesistente senza luce, né gas. Un posto dove le mattonelle antiche ricordano che un tempo, qui, c’era una vita.

Le protagoniste, dei pomeriggi alle 3, sono le badanti.

Precisamente le tre badanti, che tutti i giorni sembrano calpestare una passerella. Bionde, alte e sicure. Sicure di quello che sono, sicure che prima o poi cambieranno vita. Ma, ora, vivono il presente.

Un presente dove si stupiscono di poco. Un complimento detto piano, una frase di cortesia, una borsa comprata al cinese, che tra qualche settimana si romperà.

Le tre amiche, ora, sorridono, ridono. Parlano dei figli lontani, si fanno i complimenti. Che bella che sei oggi, dice una. L’altra non risponde. Perché a loro serve uno sguardo per capirsi. Uno sguardo complice.

Le tre amiche, ora, mangiano il gelato, in una pachina all’ombra. E si scambiano consigli. Consigli su come comportarsi con la Signora. Consigli su dove comprare gli alimenti, trucchi e vestiti non troppo cari.

Le tre amiche sono libere e non devono nascondersi. Perché a loro non importa apparire. A loro importa essere. A loro non importa nascondersi in conformismi borghesi, che lasciano il tempo che trovano.

Tutti i pomeriggi, per il corso e alla villa, ci sono tre amiche bionde.

Non hanno parenti né figli, perché sono rimasti al loro paese. Non hanno case né proprietà, perché accudiscono tre signore anziane in case centrali.

Hanno la concezione del presente.

Che a molti di noi manca.

 

Mil besos,

Em@

134: 15 settembre (Chiamami, cazzo!)

Buen@s,

Una camera vuota. Non c’è nessuno. Ci sono delle scartoffie lasciate dal precedente proprietario, un telefono attaccato alla presa di un muro, quasi cadente. Forse pericoloso.

Questo telefono rosso diventa soggetto di una foto, che ho in mano, fatta dal mio migliore amico per il suo book. Che presenta alle agenzie. Agenzie che quasi mai rispondono, che lasciano sulla scrivania lavori fatti di sudore.

Questo telefono sembra parlare. Ascoltare le voci che un tempo provenivano da lontano. Voci che usavano questo mezzo solo per necessità e non per comunicare sempre e comunque.

Questo telefono sembra quello delle cabine. Che gli amanti utilizzavano di nascosto, perché volevano essere liberi di dirsi amore, ti amo, che bella che eri oggi.

Questo telefono sembra quello delle risposte importanti. Signora, la chiamo per dirle che ha superato il colloquio e da oggi è la nostra nuova segretaria.

Questo telefono per gli altri, invece, è un oggetto che fa da contorno ad un ambiente vuoto, nonostante ne sia il protagonista. Un oggetto senza anima, né parole. Senza attese, né ritorni. Senza adrenalina prima di ricevere una risposta. La risposta.

Ripongo la foto nel book ed esco.

Esco senza dire nulla, mentre un suono mi annuncia che mi è arrivato un messaggio su whatsapp.

Un messaggio di uno, che conosco di vista, che mi deve parlare di un lavoro. Che non chiama perché forse è più semplice così.

Mil besos, 

Em@

135: 14 settembre (Cara zia…)

Buen@s,

                                                                                                                           Pescara, 14 settembre 2000

Cara zia,

qui dalle mie parti, la solita vita. Non mi posso lamentare, perché la monotonia mi rende viva. A differenza, di come la pensano i miei amici. Loro pensano, anzi credono, che solo andando fuori e viaggiando si possa assaporare la vita. Darle un senso.
Io amo viaggiare, come tu ben sai. Ti ricordi la vacanza che abbiamo fatto in Grecia? Che bei momenti e quanta spensieratezza.
Ma, io amo anche vivere la monotonia della mia vita. Alzarmi alla solita ora, fare colazione con il latte parzialmente scremato ed il cacao. Uscire a prendere il giornale. Farmi una passeggiata, prima di andare all’Università. Lo sai quante scoperte mattutine? Tante. Un fiore nuovo, un prato diverso. Un passante mai visto. Che ha sempre qualcosa da raccontare. Ad esempio, oggi ho intravisto un uomo che assomigliava allo zio: alto e prestante, con gli occhiali simili a quelli di Pessoa, e un andamento un po’ curvo. Mi è scesa anche qualche lacrima, perché da quando lo zio è morto, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ci penso sempre e quando vedo qualcosa o qualcuno che mi fa pensare a lui, piango. Lo sai che sono sensibilie, zia! La sensibilità, una brutta e, a volte, bella bestia. Dipende dalla prospettiva da cui la guardi.
Tornando alla monotonia della giornata, ti parlo del mio pomeriggio. Solitamente studio, perché la mattina ho le lezioni. In questo periodo, sto affrontando lo spazio nelle opere di Federico García Lorca. Ed in particolare le mura de La Casa di Bernarda Alba. Mura bianche che isolano le figlie di Bernarda dalla realtà, mura che circoscrivono, che allontanano il fluire naturale della vita.
Come quando hai un blocco interiore e non riesci ad emergere, perché qualcuno o qualcosa, ti impedisce di fare un passo in avanti. Il passo fondamentale che serve per cambiare. Per vivere. Zia, come quando Luca non mi faceva uscire, perché era geloso. E io acconsentivo. Acconsentivo perché non ero forte, non avevo in mezzi per essere la vera me stessa.
Zia, ora ti devo lasciare, perché è quasi l’ora di cena. Devo preparare che papà torna. La mamma tornerà più tardi. Stasera patate al forno e salsicce. Dovrei stare un po’ a dieta, ma stasera faccio uno strappo alla regola.
Zia, ti mando un bacio forte e un abbraccio sentito, la tua nipote pensierosa.

                                                                                                                                     A presto, 

                                                                                                                                            Maria

 

Mil besos, 

Em@

133: 12 settembre

Buen@s,

Persa. Cerco una direzione. Bianco è il colore che vedo. Bianco reale. Non sporco o panna.

Bianco come la neve di dicembre.

La prima neve. Quella che cade incessantemente. E mi isola in una città che non mi appartiene. Non sono me stessa. Non sento vibrare emozioni che vorrei provare a cena, con un bel tipo, mentre ci guardiamo. E io gli dico: “Come sei carino!”

Lui però non mi risponde. Continua a guardarmi negli occhi. Accetta il complimento. E lo ricambia senza parlare.

Bianco come una pagina senza quadretti. Senza righe.

Un bloc-notes bianco, dove ci può disegnare, scrivere appunti. Frasi sospirate. Emozioni che trasformi in parole, che metti in una carta apparentemente uguale. Che d’improvviso diventa tua.

Bianco come un cane bianco.

Che ha paura, di tutto. Tutti. Che si ferma, ovunque. Perché qualsiasi rumore lo distrae. Qualsiasi persona gli mette timore. Poi, però quando gioca con gli altri cani, lo vedi libero. Felice. Con la coda che oscilla. E la fierezza di aver condiviso quell’attimo con i suoi amichetti. Poi, tutto torna uguale, quando lo riporti in strada. La strada che lo riporta a casa. Una casa che gli appartiene, ma che ancora non sente sua.

Persa. Cerco una direzione. Un colore. Qualcosa che renda speciali le mie giornate. Che le renda dinamiche. Vive. Come gli interni degli asili, con immagini tutte colorate. Come il parco giochi della villa, che si riempie di bambini, a qualsiasi ora. A partire dalle 15.30, ora che è iniziata la scuola.

Persa, cerco strade dinamiche, sentieri colmi di erba verde, forni che aprono alle quattro di mattina. Con l’odore del pane, dei dolci, che preannunciano una nuova giornata.

Una giornata particolare.

Forse azzurra, o verde.

Rosa

Mil besos,

Em@