17 ottobre: Gemma

A Gemma, una mia cara amica.

 

Ti ho conosciuto al mercato. Vendevi solo la verdura, per la precisione. A volte, anche fiori. Soprattutto nella stagione primaverile quando, tu, Gemma germogliavi.

Te ne sei andata in un anno. Un tumore ai polmoni ti ha portato via. Lontano da me.

Il nostro era un rapporto genuino, familiare. Nonostante non avessimo legami di sangue.

Mi domandavi come stavo e se qualcosa mi rendeva cupo, te ne accorgevi subito.

Eri allegra. Animavi il mercato. Con le tue risate spropositate e le tue conversazioni su Amici, Il Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Pomeriggio 5 e La Vita in Diretta.

Ti piaceva ballare e fare commedia. E ogni volta che ti vedevo fumare, ti sgridavo. Ma, tu, prontamente mi rispondevi che prima o poi tutti dobbiamo morire.

Ti voglio ricordare in una giornata qualunque autunnale, mentre tornata dal mercato, ti rinchiudevi in casa. Ti piaceva la vita domestica! Me lo dicevi sempre.

Ti voglio ricordare come se ti vedessi dalla finestra. Da fuori verso dentro. Ci sei tu che metti nel forno il pollo con le patate. Mentre le tue due televisioni ti raccontano cosa sta succedendo per il mondo. Tra poco tornerà tuo marito e mangerete alle sei e trenta. Per la precisione.

Te ne sei andata, questa mattina, alle 9.00, proprio quando passavo al mercato e ti dicevo: “Ciao Gemma! Come stai?”

E tu mi rispondevi: “Se mi vedi, vuol dire che sto bene!”

Tvb.

Em@

 

96: Essere


Seduto su uno scalino guardo una donna che passa. Passa senza guardare nessuno. Ha una gonna blu, scarpe bianche alla moda. E una collana comprata con i soldi, che poco prima era andata a ritirare al bancomat.

Incontra le sue amiche. Appare sorridente. Alla mano. La raggiungo. Perché tra le sue amiche c’è una che conosco e che non rivedevo da tempo. La voglio conoscere.

Ci parlo. Mi parla solo di apparenza. E ci sta. Perché viviamo in superficie. In un luogo dove io sono quello che sembro. Dove io sono maschera di me stesso. 

Stufo a causa della conversazione, torno allo scalino, guardando le amiche che discutono. Continuano a farlo per tutto il giorno, e anche l’indomani. Rimango ad osservarle. Non cambia niente. 

Cambiano i vestiti, le acconciature, i formalismi. I rossetti, gli anelli e gli occhiali da sole. Cambiano le amiche, ma lei resta lì. La donna con la gonna blu ha paura di non riuscire a incastrare i suoi tempi. E rimane a parlare…anche di notte. Rimane sola perché ha paura di guardarsi allo specchio e dire a se stessa che qualcosa non va. 
Buona serata,

Em@ 

90: Una po’ di me #13

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Legame artistico, Teatro Marrucino, oggi, Chieti

11 giugno

Buenas,

mi sono appena docciato ed il sabato anche la doccia ha un valore diverso. Diverso da giorni intensi, o quasi, che mi hanno portato a sentire i soliti discorsi di Luca, riguardo: la casa nuova. Una casa dove forse a breve andremo ad abitare, vicino a quella di ora, ma con giardino annesso. Perché il cane ha bisogno di spazio. E io pure, perché vorrei una sistemazione più consona alle mie esigenze individualistiche; un luogo ideale dove invitare chi voglio, dove starmene per i cazzi miei e dove gestire un bagno individuale, al fine di non stare a litigare tutte le mattine per chi si deve lavare prima. Giusto, no?

Oggi, qui, bella giornata, anche se adesso le nuvole stanno coprendo il cielo.

Stamattina, ho incontrato per caso una mia amica, che ha da poco partorito. Abbiamo passeggiato, per le vie del borgo, anche se il caldo si stava facendo sentire. Parlando, mi diceva che da quando ha partorito si sente meglio. Si sente una donna diversa. Oramai ha un legame indissolubile con suo figlio. Un legame, che le permette di capire il linguaggio non verbale del pargolo. Un linguaggio fatto di pianti, silenzi, preoccupazioni, notti insonni. Notti a tirarsi il latte, mentre il giorno nuovo spunta. E le persone, al di fuori di questo legame, iniziano a stirarsi sul letto, aspettando con ansia la sveglia. Una sveglia, che molte volte, si vorrebbe spegnere. Per via degli impegni giornalieri, che ci allontanano (a volte volentieri) dalla riflessiva notte.

Dopo aver abbandonato la mia amica Claudia, sono andato a fare la spesa. E mentre chiedevo due mele al fruttivendolo ripensavo al concetto di legame. Non voglio essere troppo filosofico (o romantico) ma, il legame che si crea tra mamma e figlio è unico. Un rapporto che con gli anni si trasforma, ma resta quel filo teso fino all’infinito, che (spero) non si spezzi mai. Un filo fatto di gioie, dolori, condivisioni, preoccupazioni, pianti, sorrisi, abbracci, carezze, amore. Un filo che se viene tagliato (qualsiasi sia la motivazione) porterà a un dolore immenso. Disperazione. Pianti a dirotto, notti gelide nonostante il caldo, vestiti neri in una giornata di primavera.

Dopo aver ripreso le due mele (generalmente, compro anche altro. Mi sembro quelle vecchiette che comprano una mela e ti chiedono pure lo sconto perché costa troppo!) sono tornato a casa, ho mangiato, e ho visto un film su youtube, uno dei capolavori del neoralismo, Umberto D..

A giorni ve ne parlerò. Perché è un film che mi ha molto toccato soprattutto per l’aspetto esistenziale e per il legame (restando in tema) tra Umberto, un pensionato, ed il suo cane. Un legame che salva la vita al protagonista.

Beh, ora vi lascio con la parola del giorno che è legame.

Se anche solo per un istante pensavo di essere strana, gli occhi di mia madre mi guardavano da sopra gli occhiali, e come due puntine da disegno mi fissavano saldamente al mio posto nel mondo.
(Banana Yoshimoto)

Vi lascio anche con una foto che mi ha fatto molto sorridere. Anche qui si parla di legame. Che purtroppo, a me non interessa! ahahahah.

Buona serata,

Em@

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A chi piace la figa faccia una riga

62: Quando meno te lo aspetti

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Foto presa dal web

Fatti, situazione e persone sono fantasie del sottoscritto

Quella mattina di settembre, non vedeva l’ora di andare a scuola. Era entusiasta. Da quando aveva lasciato la vecchia scuola, era diventata un’altra persona.

Si era alzata all’alba per prepararsi, definire quei capelli crespi e gustarsi la colazione, preparata amorevolmente da una madre chioccia.

Aveva giocato con il fratellino, disturbandolo mentre guardava i cartoni animati, e aveva persino rifatto il letto, mettendoci cura e amore.

Aveva ricevuto un whatsapp dal suo nuovo ragazzo, che le dava appuntamento alle 8.00, davanti al Liceo Classico D’Annunzio di Pescara.

Simo, presa dall’ansia, dopo quel messaggio, chiese al padre di portarla prontamente a scuola. Il padre, quel giorno, non era di strada, ma poteva accompagnarla vicino all’edicola. Non molto distante dall’edificio scolastico.

Simona, per gli amici Simo, accettò il passaggio del giovane uomo.

La sfortuna volle che la macchina si fermò davanti al Cinema Massimo, che era a circa 25 minuti dalla scuola.

Simo, presa dal panico, scese dalla macchina, senza salutare il padre, sbattendo forte lo sportello della Citroën nera. Doveva arrivare in tempo al suo appuntamento, perché per le adolescenti l’amore viene prima di tutto e tutti.

Erano le 7.20 e Simo sapeva che vicino alla pizzeria all’angolo, al lato del Cinema, c’era la fermata del 3. La zona la conosceva abbastanza bene poiché ci abitava Selenia, una sua amica di yoga. Anche se Simona aveva frequentato quel corso solo per due volte, a causa degli attacchi di panico che le venivano quando faceva la posizione del morto.

Erano le 7.25 e Simona sapeva che tra cinque minuti sarebbe arrivato il 3. Era contenta perché, traffico permettendo, sarebbe arrivata in orario all’appuntamento. Avrebbe visto il suo ragazzo e l’adrenalina si sarebbe trasformata in love, puro love.

Alle 7.30, Simona salì sull’autobus. Corse per prendere il posto, perché l’autobus era pieno. Non fu curiosa come al solito, perché la sua mente era impegnata a pensare a cosa dire al suo boyfriend. Non guardò da nessuna parte, perché voleva arrivare calma all’incontro. Si mise le cuffiette e chiuse gli occhi.

Arrivata a metà strada, mentre il semaforo era rosso, si girò verso il bar per rendere elastico il suo collo. Seduto su un motorino nero, c’era il suo ragazzo che baciava con insistenza e impeto la sua amica Selenia, una sua amica di yoga. Che Simona aveva visto per due volte, in una palestra quasi deserta.

Simona, per gli amici Simo, quella mattina di settembre non andò a scuola. Tornò a casa e si mise a piangere su quel letto rifatto circa un’ora prima.

Buona serata,

Em@

57: Il caso?

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Spagna del Nord, Foto tratta dal web

Tratto da una storia vera

Alla mia amica LuzDivina

L’aeroporto di Madrid è pieno.

Gente che va avanti e indietro senza direzione, perché non sa dove andare.

Una mamma seduta su una panchina sfoglia Hola. Sembra molto interessata, anche se non conosce alla perfezione le vicende della figlia della Reina Sofía.

Ludivine V., una ragazza francese, aspetta il suo volo per Bilbao. Ha 28 anni e deve svolgere un periodo di lavoro in una Ong, che si trova a Logroño, nella provincia di La Rioja. Ludivine è bionda, alta, con delle scarpe rotte da un paio di giorni. Da quando è partita da Lille non ha avuto il tempo di comprarne un altro paio, perché non ha trovato un negozio economico.

L’aeroporto di Madrid è pieno.

Gente che compra nei negozi, negozi non eccessivamente pieni. Ma, ben forniti. Forniti di articoli di ultima generazione, di profumi firmati, firmati come sono firmate le catene di ristoranti che si vedono ovunque.

Un manager di Bruxelles sorseggia un caffè americano, pensando al fatto che non riesce più a fare una vita frenetica, per via dei cinque voli settimanali che prende, per via di impegni eccessivamente importanti che non riesce a gestire.

Emanuele P, un ragazzo italiano, aspetta il suo volo per Bilbao. Ha 28 anni e deve svolgere un periodo di lavoro in una Ong, che si trova a Logroño, nella provincia di La Rioja. Emanuele è alto, castano. Indossa una tuta e un paio di tennis che ha comprato su Amazon. Si trova vicino a Ludivine, pur non conoscendola.

Emanuele P. e Ludivine V. aspettano insieme il volo per Bilbao delle 16.30. Iniziano a parlare, in francese, del più e del meno. Della destinazione di lei, del viaggio di lui. Scoprono, mentre si accingono a fare la fila per l’imbarco, che lavoreranno nella stessa Ong di Logroño.

I due ragazzi, arrivati a Bilbao, prendono un autobus direzione Logroño. Sono accolti alla stazione dalla responsabile della Ong, Alba Moreno, che li accompagna nella loro casa. In Calle Jorge Vigón, 10.

Dopo un mese, Emanuele P. e Ludivine V. hanno scoperto di essere nati lo stesso giorno, dello stesso anno. Anche se a migliaia di chilometri di distanza.

Dopo sette mesi, Emanuele P. e Ludivine V. si sono salutati all’aeroporto di Bilbao. Non si sono detti addio, ma arrivederci. Si sono abbracciati e hanno versato una lacrima. Una sola.

Hanno capito che il caso li ha fatti incontrare e l’amicizia fraterna li farà riunire. A breve!

Buon fine settimana,

Em@