Casa Gialla

Abito in una casa gialla.
Oggi ho un mal di testa tremendo, forse per via di questo vento fresco. Forse perché questa mattina non ho messo la sciarpa. E soffro di cervicale.
Non amo particolarmente agosto. Prima del 15, in particolare.
Le città non turistiche si svuotano, i negozi chiudono e le tre parole “chiuso per ferie” diventano un must. Ovunque ti giri, le trovi.
Dicevo: odio questo periodo perché due sono le cose: o fai qualcosa o non fai nulla. Ed io, che non sono particolarmente socievole, opto per la seconda opzione. Mi pesa un po’. Rimanere da sola ingigantisce tutto ed il nervosismo prende il sopravvento. Quindi penso di leggere un po’ e fare delle passeggiate. Per scaricare l’adrenalina e rimettermi un po’ in forma. Anche se non ne è ho la necessità. Ma, l’attività fisica serve sempre. No?
Abito in una casa gialla. Ho un gatto di nome Simo (perché il mio primo ragazzo si chiamava Simone). La casa è spaziosa, nonostante abbia solo un salotto-cucina, una camera ed un bagno.

Kiss,
Giovanna

Simone 

Anche in Cilento
fa caldo.
In Salento, forse di più.

Simone
sogna
un amore
a forma
di cuore.
Quello delle vetrine
il 14 febbraio.
Quello degli amanti
in una panchina
fuori mano.
“Dai su!”
si ripete ogni
volta.
Ogni volta
che si sente
solo. E
guarda fuori.

“Vieni a fare
la spesa, senza
telefono però!”
Gli dice la mamma
ogni giorno.
“NO, NO, NO!”
Simone ribatte.

Ricerca
l’amore in quel
telefono
fuori
controllo.
Senza
sapere
NADA
di fuori.

Quel fuori
che a molti
fa paura.

Cazzo!

L’amicizia è…

Buen@s,

Oggi, di ritorno dal tribunale, mi sono fatto una domanda.
Che cos’è, per me, l’amicizia?
Ho risposto, tipo tema delle elementari, nella seguente maniera.
Per me, l’amicizia è:
una pausa di silenzio che non ha bisogno di spiegazioni;
un sorriso inatteso a cui segue una risata fragorosa;
un rincorrersi senza mai prendersi;
una passeggiata tra due amiche di vecchia data, che calpestano il pavimento, distruggendolo, per averlo troppo consumato.
Punto finale.

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Mil besos,

Em@

 

 

Immagine in evidenza:

Il suo unico amico – Briton Rivière

Ho perso il mio amore

 

Oggi ho visto una signora piangere. Seduta, ai bordi di una panchina capiente. Aveva gli occhiali e mascherava bene le lacrime. Che pochi vedevano, che io vedevo. Aveva più o meno quarantasette anni. Un’età strana, ma pur sempre un’età. Ho pensato subito a un amore lasciato, a una vita fatta per rendere felice colui o colei, che oggi non c’è più.

L’amore si perde. Ma, si ritrova. Nei piccoli gesti, nelle conversazioni di sempre. Negli abbracci dati violentemente. Nelle sere d’estate, mentre si guardano le stelle.

Il vero amore si ritrova. In forma diversa. Con una consapevolezza diversa. Senza aspettarsi nulla. Senza desiderare coperte bianche e fiori sparsi. Forse si ritrova un giorno in supermercato, quando abbiamo smesso di volerlo.

In una sera al calcetto, quando il calcetto è un gioco che abbiamo sempre odiato.

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3: Tutto mi sembra diverso

Buenas (ora inizio 18.45, ora fine 19:12),

  • Ho incontrato questo signore, che forse leggeva questa storia o quasi sicuramente, un’altra:

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Ho spento le candeline poco fa. Trent’anni. E non pensare di averceli. Fino a quest’età, ho sempre detto, pensato: “Tanto c’è tempo!”

C’è tempo per rimandare, fare dei sacrifici, studiare, leggere, imparare.

C’è tempo per incontrare, forse vedersi per caso in un bar di provincia, conoscersi e dirsi addio.

Dopo aver festeggiato il compleanno, sono uscito. Eri sempre al mio fianco, anche se non c’eri. Non ci sei più. Non ti sei degnata di mandarmi un messaggino. O un whatsapp per questo giorno.

Ma, io mentre passeggiavo ti vedevo. Eri come un’immagine sfocata, che mi parlava. Mi accarezzava, asciugava le lacrime. Faceva finta di ridere con me, anche se forse, anzi ne sono sicuro, non c’era nulla da ridere. Non c’è nulla da ridere.

Una mattina ti sei svegliata, hai messo tutto nella borsa della mandarina duck, e te ne sei andata.

La sera prima nemmeno un cenno di disapprovazione per la nostra relazione, che andava avanti da un anno.

La mattina, quella mattina, ho trovato il nostro letto vuoto. Non c’era nulla di te: nemmeno il profumo che si intersecava nelle coperte di lana, che io scansavo, perché sono allergico.

Quella mattina, sei scomparsa. Ora, ho capito che è per sempre.

Ho trent’anni da un’ora.

E tutto mi sembra diverso,

L.

  • Ho fatto un dolce per il pranzo della domenica. Solo nella mia cucina nuova. Senza cani e persone. Dolce riuscito. Buono e sicuramente nei canoni di chi non vuole prendere troppi chili.
  • Ho passeggiato per mezz’ora. Ora relax. Stasera non cucino. Domani nemmeno.

Buona serata,

Em@

#Attraversando gli anni

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Chieti, l’altro ieri.

 

Nevica da giorni. Interrottamente. Fuori case si intravedono. Solo l’immaginazione può portarmi a capire che cosa succede oltre le finestre. Forse bambini giocano, cambiando l’ordine dei soprammobili. Forse genitori, insofferenti, gridano e sgridano perché la neve rende nervosi.

La tua coperta è ancora sul tuo letto. La neve non l’ha sgualcita. Forse l’ha fatta diventare più umida. Per via di questo freddo interiore e reale, che mi tormenta. Tormenta il mio stato d’animo da quando hai lasciato questa terra. Da quando, quella mattina mi hai detto: “Ci vediamo dopo!”

Ma, non sei più tornato.

Eri felice quel giorno. Era agosto.

Avevi una camicia a righe, perché avevi una riunione importante. Avevi voglia di dire la tua. Ti eri preparato un bel discorso, che avevi preparato nei dettagli. Eri un perfezionista. Lo so, lo sapevo. Lo sapevi.

Quella mattina, avevi lasciato il caffè, come fai sempre. E avevi dato due morsi alla torta al cioccolato. Che ti avevo preparato con tanto amore. Anche perché eravamo appena sposati. E ti amavo, come non ho mai amato nessuno. Nessuna.

Ti amavo perché eri altruista. Eri testardo, come me. Eri ansioso, come me. Ma, a differenza mia, ti alzavi ogni mattina e cercavi di allontanare quel mostro nero, che conoscevamo entrambi. Quel mostro nero che ogni tanto appariva e lasciava cadere a terra posate. Senza un perché.

Quella mattina, ci siamo allontanati per sempre. Il destino ha voluto così. Senza darmi la possibilità di attraversare gli anni insieme. Quegli anni che avrebbero potuto darci un bambino, una casa bella e nuova, un posto nel mondo diverso.

Nevica da giorni. E il tuo letto è rimasto intatto. Perché dicevi sempre che per dormire avevi bisogno di una camera singola. Una camera dove pensare, riflettere e riposare.

Una camera da dove avresti potuto vedere fiocchi di neve, che cadono come lacrime versate in continuazione.

Ann@

Un bacio,

Em@

#L’unica cosa da fare

Dormo. Faccio finta.

Diecimila pensieri si addensano in un cervello forse spento da anni.

L’ho tradito e non so come cambiare la situazione.

Intanto le nostre schiene si toccano. Percepisco il suo respiro, che si fa più intenso ad una certa ora della notte. Notte che ostacola la mia azione perché non so che fare.

Faccio finta di dormire. E’ quasi mattina.

Lui è quasi sveglio. Si avvicina. Vorrebbe toccarmi, accarezzarmi. Fare l’amore. Lo scanso perché mi sento sporca. Ho fatto una cosa che volevo. Ma, non dovevo fare.

Si alza, per andare a lavoro. Con calma, senza rumore. Rumori.

Esce di casa ed io sono ancora a letto. Girandomi da una parte all’altra. Scoprendomi e ricoprendomi.

Mi alzo, mi vesto ed esco.

Fuori fa freddo. Due ragazzi, che entrano alla seconda ora, si baciano.

Cammino per la città, senza direzione. Non ho un lavoro e mi sento in colpa.

Mi siedo su una panchina, vicino a una fontana. Mangio un cornetto alla crema, chiamo il mio amante, vado a casa sua. Gli dico che è finita. E’ stata una debolezza.

Torno a casa, cucino, mangio. E aspetto Lui per dirgli la verità.

L’unica cosa da fare.

3 gradi e tanto amore

Sceso dal pullman osservo una madre e due figlie, visibilmente forti.
Erano con me sul mezzo, poco prima: la mamma, non vedente, una delle due figlie non vedente, l’altra vedente.
Camminano come se non avessero un problema reale, ridono senza sapere se domani è un giorno diverso. Sono goffe e sempre pronte a prendersi in giro.
La mamma accompagna le figlie a scuola, in questa giornata fredda di dicembre. 3 gradi e tanto amore.

Nuovi giorni

Ore 14.40

La giornata appare fresca. Non fredda. Sono seduta alla villa e riposo. Dopo giorni indaffarati, terremoti e ansie varie.
Anche io sono di Chieti, come Em@, e qui la scossa si è sentita distintamente.
Paura e panico che ancora oggi non riesco a razionalizzare, nonostante non sia nella zona dell’epicentro.
Ieri mattina iniziava la mia pausa di riflessione. Dopo aver lasciato il mio fidanzato ed aver fatto i bagagli ed essere tornata a casa dei miei. Una scelta sofferta, ma sentita. Quando due litigano sempre, e per ogni motivo, si deve mettere un punto ed iniziare di nuovo.
Dopo il ponte dovrò cercare una casa e spero che le cose vadano per il verso giusto. O almeno ci spero.
Ora mi godo questo lunedì di apparente calma, sperando che la terra ci lasci in pace, per un po’.
All’orizzonte, un cielo limpido e una famiglia di donne, che gioca a farsi i selfie.

Un saluto,
Anna.