Aprile quasi maggio

Come un’idea che scorre, veloce.

Sono nato ad Aprile. Un mese, una parola.

Qualcosa che mi rappresenta, forse mi appartiene.

Aprile che bel nome!

Vigoroso e dolce allo stesso tempo.  E’ quasi maggio. Forse amo più maggio!

Sono nato alla fine di aprile e mi sento Maggio. Mi sento l’estate che arriva. Mi sento come un ragazzo che si toglie il maglione di felpa. Quello che ha rubato a suo fratello, che ancora non ritrova.

Mi sento come il primo sole d’estate, che scotta, ma è piacevole. Che ruba l’ombra a due amici che si amano dietro alla chiesa. Una chiesa.

Sono, forse, Maggio. Nato alla fine di Aprile.

Per la precisione: il 25

pusheen25

56: Matrimonio Silenzioso

IMG_20160428_164449
Silencio, por favor, Aprile 2016

 

 

Silvia ed Enrico sono sposati da cinque anni. Anni di silenzi, anni di ricordi vissuti. Ricordi passati.

Tra di loro, mai un ti voglio bene, un come stai bene. A volte, gesti di consenso quando parenti si intrufolano nella loro ampia casa. Ampia, ma vuota. Vuota e sterile.

Tra di loro, frasi di circostanza, un buongiorno di circostanza per placare l’aggressività evidente di entrambi.
Mai una coccola, mai una carezza.

Enrico e Silvia vivono con l’orologio al polso. Che scandisce i tempi della cena, della nanna, della levataccia mattutina di lui, della spesa di lei, del pranzo in solitudine di lei, dell’attesa di lei che aspetta lui, guardando le lancette. Che vanno a una velocità ridotta, mentre Silvia continua a guardarle. Con insistenza.

Il loro è un matrimonio combinato. Cose di altri tempi. Realtà che esistono ancora. Lei, appena sedicenne è uscita di casa. Ha provato a scappare, ma l’hanno subito ritrovata.
Lui, ventenne di ricca famiglia contadina. Brutto, buono e fuori forma.

Il loro è stato un matrimonio combinato, con tanto di ricevimento e festa di paese. Con tanto di ballerini di danza classica, che in fila e sulle punte, accoglievano l’entrata di lei in chiesa.

Il loro è un matrimonio silenzioso. Che circoscrive sentimenti in due interiorità fortemente sgretolate.

Un matrimonio silenzioso che sa di nero, di buio, di notte senza stelle. Che sa di uomo che sceglie di buttarsi dal quinto piano di un palazzo quasi nuovo, perché non riesce a pagare i debiti. E non sa come fare.

Un beso, 

Em@

 

46: Storie di tutti i giorni

 

 

 

IMG_20160412_170505.jpg
Storie sfocate, dicembre 2015

 

 

Una donna ha appena acceso il suo telefono. Da ieri sera che non vede le sue notifiche su facebook. Si è addormentata, mentre vedeva “L’isola dei famosi” su una poltrona arancione scomoda. Ma, quella poltrona fa le veci di un ansiolitico potente.

Un ragazzo ripassa la lezione. Tra meno di venti minuti, ha l’interrogazione di geografia. Ci va volontario. E non vuole fare brutta figura. Questa mattina si è alzato alle quattro per ripassare. E continua a farlo. Senza sosta. Ha mangiato mezzo cornetto, si è lavato ed è uscito senza salutare.

Una coppia giovane si accarezza. Lei dice a lui non ti preoccupare. E viceversa. Non possono avere figli ed oggi hanno un appuntamento con un primario importante. Un’eccellenza. Lei appare sicura, ma non lo è. Si è guardata allo specchio dieci volte da ieri sera, mentre lui dormiva. Si guardava e si chiedeva: “Ma, perché a me?” Non si è mai riuscita a dare una risposta.

Emma mi ha tenuto il posto sull’autobus. Era pieno. Ci siamo conosciuti lì. Lei lavora da un parrucchiere ed abita in un paesino. Non ha pause nel suo lavoro e viene pagata una miseria.

Ogni volta che prendo l’autobus, o sono in giro, o sono in un centro commerciale, o sono dal dentista, incontro storie. A volte, non le vedo per preservare la mia sensibilità. A volte, rifletto e cerco di capire cosa si nasconda dietro a una corazza. Dietro a un rossetto rosso e dei capelli disordinati.

Le persone camminano. Urlano, ridono. Si baciano sulle panchine. Si prendono un caffè. Portano a spasso il cane. Litigano, sgridano i figli troppo maleducati.

Ma, dietro alle persone ci sono le loro storie. Che noi non conosciamo. Non sappiamo, purtroppo o per fortuna, cosa hanno subito nella loro vita. O quali sono le loro gioie.

Ogni giorno, quando parliamo con le persone facciamo un passo indietro prima di dare una sentenza.

Perché dietro alle persone ci sono le loro storie. Che noi non conosciamo. Storie di vita, che vanno rispettate. E non giudicate.

Buona serata,

Em@

Brano consigliato:

43: Nebbia

 

IMG_20160407_095655
Verso scuola, aprile 2016

 

Chieti Scalo, ore 8.00

La nebbia. Stamattina c’è nebbia. Strano per un città come la mia. Le cose cambiano e forse cambiano anche qui.

Un uomo tiene pulito un cortile di cemento di città. E il fumo della sua sigaretta si perde tra la nebbia. Una nebbia che confonde. Visto che il cielo non si sa di che colore è. Una nebbia che delimita, che ci rende chiusi in una coltre che non ci appartiene.

La nebbia non mi appartiene. Mi isola come la neve. Rende la mia mente più preoccupata, a causa di pensieri che nascono così. All’improvviso.

La nebbia non la associo a nessun ricordo. E voi?

La nebbia chiude le strade. Le rende preoccupanti. Le fa diventare luogo di brutte notizie. Rincorre macchine e le prende con sé.

L’uomo del cortile è tornato verso di me. Con la sua sigaretta che sa di nebbia. Nebbia sporca che si perde nell’ambiente. Un ambiente ora diverso, a causa di ragazzi che vanno a scuola.

Ragazzi di vita, che hanno molto da raccontare. Dire. Fare. Baciare.

Canzone di sottofondo: 

Nosaj Thing, Fog, Youtube