83: Un po’ di me #8

5 giugno

IMG_20160605_194845
La Chiesa di Lucia, oggi pomeriggio, Chieti

Buenas,

la domenica sta volgendo al termine. Giorno della settimana, che placa animi frenetici di mamme che vanno a riprendere i figli a scuola. Giorno della settimana, che molti passano in poltrone comode, tra coperte e familiari che si vedono e sorridono. Si scambiano consigli e informazioni su ciò che è successo in settimana. Anche se questa idea di familiarità, accompagnata da dolci importanti e forse troppo nutrienti, si ha nel periodo invernale, autunnale.

Io, la domenica, quasi sempre, la passo da mia madre, a Manoppello. Vicino a Chieti (come già forse vi avevo detto). Manoppello è un paese dell’entroterra abruzzese, che fino a qualche tempo fa consigliavo anche per vivere. Ora, le cose sono cambiate. Da quando i centri commerciali hanno preso il sopravvento, i piccoli centri sono decaduti. I negozi chiusi. Rimangono solo bar e luoghi di incontro, che permettono alle persone che ci abitano di avere una vita sociale.

Io, ricordo con piacere la mia infanzia e adolescenza in paese.

Ho iniziato ad uscire da solo, sin da quando avevo dieci anni. Mi divertivo, ci si divertiva con poco. Si perlustravano zone di campagna mai prese in considerazione, si correva tra le scale dei vicoli. Vicoli che avevano sempre un fascino diverso, ogni volta che ci passavi. Guardavo dalle finestre, per scoprire cosa c’era al di là delle case. Perché le case del centro storico avevano e hanno un loro fascino. Ricordo che la nonna di una mia amica aveva cinque salotti, che si susseguivano. Ognuno adibito a un’occasione diversa. C’era quello rosso, ad esempio, che aveva un’entrata da un vicolo e che era il luogo dove i nipoti della signora facevano merenda e colazione.

Il ritorno da Manoppio, come lo chiamo io, lo faccio sempre in autobus. Come l’andata. L’autobus, per me, è un mezzo dove si incrociano storie. Realtà che non si conoscono e che condividono in quei venti minuti, qualcosa. Uno sguardo, un sorriso, un saluto. Anche un silenzio di non conoscenza. Ad esempio all’andata, siamo sempre in quattro: io, una signora con trucco e parrucco perfettamente alla moda, un uomo alto che legge sempre il giornale ed un uomo con la parrucca nera, che solitamente guarda fuori. A volte, sale un ragazzo biondo rumeno, che raggiunge la sua ragazza a Brecciarola, una frazione di Chieti.

Noi, ci vediamo quasi ogni domenica alle 10.10, e per venti minuti. Ma, non ci salutiamo mai. Il nostro silenzio è un silenzio condiviso che ci unisce e forse, se ci incontrassimo fuori, si trasformerebbe in una voce di saluto. Forse.

Pedro e Luca sono appena usciti, e sta iniziando anche a piovere. Sono contento se inizia un’acquazzone perché ha tre ombrelli (🌂🌂🌂) all’entrata e mai una volta che ne prende uno. Poi, rientra e si lamenta che si è bagnato. E si lamenta che poi si ammala.

Pedro🐶, povera stella🎇, rientrerà zuppo. Verrà da me, facendo orme ovunque. Implorandomi, con i suoi occhi pietosi (esiste, non come petaloso), di essere asciugato con l’asciugacapelli.

Vi lascio, come sempre, con la palabra del día (parola del giorno) che è CASA ( 🏡)

La casa è quella parte di noi che ci accompagna, in ogni luogo, e ci fa sentire forti nonostante le difficoltà.

Buona serata,

Em@ 🙋🙋

Sette: Sull’autobus

image

Ci sono dei posti, delle strade, delle situazioni in cui ti senti a tuo agio. Stai bene. Senza dire una parola. Stai bene. Senza spiegarti il perché.

E’ proprio in quei posti dove le idee prendono forma, dove il tuo yo prende il sopravvento. Lasciando il “noi” fuori.

Il mio posto preferito è l’autobus. Un posto neutro, come lo chiamo io. Un posto in cui vedi gente che non conosci, a cui non devi dimostrare nulla. Gente anonima, che ha storie proprie. Ma non te ne frega un cazzo delle loro storie.
Puoi immaginarti cosa fanno. Ma, poi ognuno va per la sua strada. Una strada diversa dalla tua.
Sull’autobus, osservi fuori. Paesaggi sempre simili, se fai lo stesso tragitto. Ma, mai uguali. Oggi piove, domani c’è il sole, di sera vedi i negozi chiudere. Di giorno vedi il fruttivendolo aprire.

Sull’autobus, passano storie, vite diverse. Amori che nascono. Telefonate che fanno piangere. Ma, tu stai lì. Immobile e seduto, a volte. Pensando ai tuoi progetti immediati o prossimi. Pensando a te stesso. Per un momento. A quello che vuoi. Lasciando da parte il tuo yo personaggio, che forse per gli altri ha qualcosa da dimostrare.

Buona serata.