Domande

Buen@s,

​Quanti figli hai? E quanti nipoti hai? E quando ti laurei? E quanti esami ti mancano? Perché hai fatto l’Università?  (Sapevo che stavi fuori). E quanto tempo ci sei stato? E perché sei così dimagrito? Ti trovo ingrassato? (Ma, se mi hai visto una volta in vita tua. Come fai a dirlo, che sono ingrassato!)

Dove abiti? Con chi abiti? Quanto paghi d’affitto? Che macchina hai? (Io non ce l’ho, me la faccio prestare!)
Queste sì che sono domande! Domande a cui sempre rispondi inventando la risposta. Risposta mai sincera, quasi sempre enfatizzata. Colorita o esagerata.
Che dite? (Se non mi rispondete, capisco. Io raramente rispondo).

Mil besos,

Em@

Suonando musica.

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La suonatrice di chitarra, Jan Vermeer, 1672

 

Buen@s,

ascolto musica. Musica rilassante, quella che non mi permette di pensare. Inoltrarmi. In pensieri che non mi appartengono. Anzi, forse sì. Ma, quei pensieri hanno bisogno di un interruttore qualche volta, no?

Ultimamente, da qualche mese a questa parte, non ho pensieri difficili. Dilemmi insormontabili. Visioni distorte. Capisco chi non dorme a causa di quel flusso mentale e indecifrabile, che ogni giorno o sera, quando è buio, riaffiora. Viene fuori.

Quel flusso che ti bussa alla porta, e tu non vuoi aprire. Ma, non aprendo starai sempre con la tensione che quell’essere indefinito, prima o poi, entri.

Meglio farlo entrare prima e liberarsi di quella paura. Che conosco bene. E che rende le notti insonni. Le mattine d’estate offuscate ancora da più da una cappa di umidità. Che non ha via d’uscita.

La musica, quella rilassante, è come la scrittura: depurativa, silenziosa, fortemente vitale.

Anche oggi fa caldo, domani sarà lo stesso.

Mil besos,

Em@

24 settembre: Il libro della settimana (Una storia quasi solo d’amore di Paolo Di Paolo)

Buen@s,

oggi vi lascio con una videorecensione fatta dal sottoscritto.

Mi scuso anticipatamente per l’immagine, ma trasportando il video su youtube ha perso la qualità. Sicuramente la prossima volta lo registrerò di giorno e davanti alla luce del sole.

Il libro della settimana è “Una storia quasi solo d’amore” di Paolo Di Paolo.

Mil besos, 

Em@

21 settembre: d’improvviso

Buenas,

D’improvviso
qualcosa mi ha fatto cambiare.
Qualcosa che non so definire. 
Una non definizione che ha voluto del tempo per potersi concretizzare.


D’improvviso
ho aperto la porta della mia camera.
Dopo notti insonni e mattine passate
a guardare un soffitto bianco leggermente scrostato.


D’improvviso
ho fatto colazione per una settimana di fila.
Poi ho continuato, perché mi sono reso conto che da questi momenti si deve ripartire. 


D’improvviso
ho preso l’autobus senza paura di svenire.
Ho preso il cellulare ed ho chiamato una mia amica. Abbiamo fatto colazione al bar. Abbiamo riso come due matte. 
E non ho pensato a nulla.


D’improvviso
ho vissuto il momento, 
ho apprezzato l’attimo ed 
ho baciato con intensità il mio ex ragazzo che ho incontrato per caso.


D’improvviso
ho REAGITO,
ma senza improvvisare.


Mil besos,

Em@

136: 17 settembre (Ora)

Buen@s,

I pomeriggi in città sono sempre uguali. Corso, gelato alla villa, libro alla panchina della villa. E corso.

I primi pomeriggi prima di tornare a lavoro, il corso è vuoto. Sembra di stare in un posto inesistente senza luce, né gas. Un posto dove le mattonelle antiche ricordano che un tempo, qui, c’era una vita.

Le protagoniste, dei pomeriggi alle 3, sono le badanti.

Precisamente le tre badanti, che tutti i giorni sembrano calpestare una passerella. Bionde, alte e sicure. Sicure di quello che sono, sicure che prima o poi cambieranno vita. Ma, ora, vivono il presente.

Un presente dove si stupiscono di poco. Un complimento detto piano, una frase di cortesia, una borsa comprata al cinese, che tra qualche settimana si romperà.

Le tre amiche, ora, sorridono, ridono. Parlano dei figli lontani, si fanno i complimenti. Che bella che sei oggi, dice una. L’altra non risponde. Perché a loro serve uno sguardo per capirsi. Uno sguardo complice.

Le tre amiche, ora, mangiano il gelato, in una pachina all’ombra. E si scambiano consigli. Consigli su come comportarsi con la Signora. Consigli su dove comprare gli alimenti, trucchi e vestiti non troppo cari.

Le tre amiche sono libere e non devono nascondersi. Perché a loro non importa apparire. A loro importa essere. A loro non importa nascondersi in conformismi borghesi, che lasciano il tempo che trovano.

Tutti i pomeriggi, per il corso e alla villa, ci sono tre amiche bionde.

Non hanno parenti né figli, perché sono rimasti al loro paese. Non hanno case né proprietà, perché accudiscono tre signore anziane in case centrali.

Hanno la concezione del presente.

Che a molti di noi manca.

 

Mil besos,

Em@

131: 10 settembre 

Buenas,

mentre scrivo, sono seduto su una panchina. Verde.

All’orizzonte un panorama diverso da quelli che ammiro giornalmente.

È un panorama che appartiene a una via parallela. Via anonima di sera. Per mancanza di gente. Via parzialmente viva di giorno, perché due scuole importanti la caratterizzano.

In questa via trovo la mia pace. Mentre una ragazza suona il piano. Suoni che provengono da una finestra di un palazzo parzialmente abitato. Palazzo di città che ha una dimensione sociale diversa rispetto a qualche tempo fa.

In questa via, di pomeriggio, di rado, passano macchine. Il bar all’angolo è chiuso. Apre solo di mattina, quando studenti disattenti chiedono un caffé. Quando una docente già stressata chiede un cappuccino di soia con cannella, con un po’ di cacao e un fernet, per svegliarsi.

In questa via, le poche persiane aperte vengono chiuse nel momento in cui qualche straniero calpesta il cemento di una strada non perfetta.

Le poche persone che la abitano, scrutano ciò che accade da una persiana socchiusa. Con tono inquisitorio e di appartenenza.

Ci sono delle vie, delle strade, che non hanno nulla di particolare, agli occhi degli altri.

Ma, ai tuoi occhi, racchiudono qualcosa di magico.

Un particolare che ti ricorda la tua infanzia, una realtà di periferia che non assapori sempre.

Ci sono delle vie che ti rendono sereno, senza fare nulla.

Mil besos,
Em@

125: 4 settembre

Buenas,

le luci della domenica sera prendono vigore, ora, che è settembre.

Fino a qualche settimana fa, le luci della domenica lasciavano spazio ai litigi per senza motivo, a un aperitivo in allegria, a una cena estiva organizzata con tanta disciplina. Per fare bella figura.

Le luci della domenica, ora che è settembre, mi mettono un po’ di tristezza, nonostante sia contento che i giorni riprendono il loro percorso naturale, la loro reale estensione.

Estensione che riporta i bambini a scuola, i grandi a lavoro, le ragazze per il corso a essere più vestite. Meno sfacciate.

Le luci della domenica mi ricordano quando andavo al liceo. E la pancia, già alle quattro di pomeriggio, iniziava a brontolare. Farsi sentire.

Le luci della domenica si spengono già quando è lunedì.

Lunedì che ci rimette all’ordine, facendoci dimenticare la leggera malinconia, che provo guardando le luci della domenica.

Mil besos,

Em@

 

122: Primo Settembre 

Buenas,

sono stato assente per un paio di giorni, perché non avevo voglia di far nulla, tantomeno di scrivere. In questo frangente vuoto, mi sono esaurito. Anche se ho capito che non posso fare a meno di raccontarmi. Raccontare. Perché la scrittura mi rende vivo. Vivo negli attimi bui della vita. Vivo e basta.

Ho deciso che da oggi, e per tutto il mese di settembre, scriverò sempre. Un post al giorno. Tranne in casi eccezionali, dove gli avvenimenti prenderanno il sopravvento. Ma, questo non lo so ancora.

Scriverò usando il “format” “Un po’ di me”. Dentro il quale metterò storie, emozioni, sensazioni che giornalmente assaporo. Che giornalmente mi danno una scossa, per allontanarmi dalla stasi. Che a volte mi logora.

Il post uscirà o la mattina o la sera. A seconda degli impegni, visto che ho riniziato a lavorare e a leggere a pieno ritmo.

Lo so che leggere non è un lavoro, ma per me è un impegno quotidiano. Per voi lo è?

Vi lascio! Dicendovi che a breve mi trasferiro’ e che vi racconterò anche questa experiencia.

Mil besos 😚,

Em@

113: Al lavoratore, vero esempio, vero eroe

Il diario (2)

Gli uomini e le donne che lavorano, la mattina, quando si alzano, non pensano.
Pensano, in realtà, ma sono talmente presi dai preparativi, la colazione e il pranzo al sacco, che aspettano di prendere la macchina, l’autobus o il treno per ascoltare la propria testa.

Quando sono sul mezzo di trasposto, brandelli di giornate precedenti si inseriscono nei loro pensieri.
Il bimbo che non va bene a scuola, la mamma che sta male, il parente che è stato lasciato il giorno prima del matrimonio perché la sposa non provava niente. Niente amore, niente di niente.
 
Durante la giornata, chi lavora seriamente – come il muratore bono che da un mese è diventato il mio vicino – esegue tutte le sue mansioni sotto il sole, la pioggia, il vento. Distraendosi poco.
Poco volte ho visto una dedizione simile, un amore per quello che si fa.

Alle 17, più o meno, quasi tutti i lavoratori tornano a casa. Riprendono il mezzo.

Ora i pensieri lasciano spazio alla stanchezza e alla voglia di farsi una doccia. Di non fare nulla.
Anche se molti di loro devono riprendere il bimbo dalla nonna, fare la spesa e cucinare. Andare dal medico e uscire con un amico, al quale si è detto di no parecchie volte.

Alle 23, più o meno, tutti i lavoratori si mettono al letto. Alcuni si lasciano prendere dai mostri della notte, dimenticando per sempre il sonno.
Altri – come forse il muratore che conosco – posano la testa sul cuscino.

Ed è già domani.

Em@

98: Un po’ di me #16

 

hoy

 

Buenas,

l’altro ieri ho scritto un post sulle case abbandonate. Case che amo, non perché vorrei viverci. Le amo perché mi danno un senso di distacco dalla realtà. Non depressione, intendiamoci. Ma, distacco.

Il distacco che mi permette di riposare e tornare alla realtà di tutti i giorni, di poter fare le cose che amo, di uscire tranquillamente con il cane e fare una passeggiata, senza il pensiero di dover alzarmi la mattina e rinchiudermi in una scuola calda, dove persone con egocentriche personalità dialogano, quasi sempre, senza capirsi.

Vi avevo detto circa un mese fa dell’esperienza che avrei fatto, come commissario esterno degli esami di stato. Ebbene è stata un’esperienza bella, che avrei dovuto raccontarvi. Ma, il tempo non me lo ha permesso. Il tempo è stato talmente veloce, che tornavo a casa, mangiavo e riposavo. Per stare non dico in forma, ma quasi, il giorno successivo.

Quel tempo veloce, mi ha scioccato però. Non essendo abituato a ritmi e a situazioni che non mi appartenevano. Arrivato alla fine, ovvero ieri, ci mancava poco che mi venisse un collasso.

Oggi, sto di nuovo qui, scrivendo. E mi sono reso conto che scrivere mi dà tanto. Mi permette di andare oltre il tempo e lo spazio e di focalizzarmi su vicende che non ho mai vissuto. E che forse, in futuro non vivrò.

Qui, oggi fa caldo. Temperature superano i 35 gradi. Sono tornato in studio, e qui si sta freschi. Per fortuna. I palazzi antichi isolano dal caldo. Wow.

Pedro sta a casa. Ora riposa! I giorni che non ci sono stato, ogni volta che uscivo, piangeva come un umano. Ha mangiato di meno e ha avuto anche un’infiammazione all’occhio. Pobrecito! Ora che sono a casa, è tornato quello di sempre: allegro, coccolone e rompicoglions!

Vi lascio con questa frase di Oscar Wilde, che mi piace tanto:

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto.
(Oscar Wilde)

 

Buon pomeriggio caliente,

Em@