Se è possibile, si fa.

Se è possibile, si fa.
Fare quello che si vuole.
Danzare, giocare, gridare, amare.
Amare fino in fondo come nei film.

Ma quell’amore esiste veramente?
O è solo una finzione?
Attenzione profonda di
gesti, parole dette piano.
Sguardi profondi, immensi.
Che travalicano gli occhi.
Colpiscono il cuore.
Anche se è rotto.

Se è possibile, si fa.
Anche quando tutto è perso.
Hai fatto tardi al cinema.
Un appuntamento perso.
Una convocazione rifiutata.

C’è sempre un’occasione.
Persa, no. Persa prima.
Ora si guarda avanti.

Verso il sole dei giorni
che amplifica le emozioni.
Delinea gonne troppo corte.
Gambe piene di cellulite.

photography of woman wearing hooded jean jacket
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Punto (.)

Solo, osservo, questo sole per nulla forte.
Aria fresca. Due signori che parlano. Le case delineate.

(Forse a Beirut qualcuno dice e pensa qualcos’altro. Sicuramente.)

La diversità è un contraddittorio perenne.
Blu. Nero. Verde. Giallo. Rosa. Azzurro.
Persino Bianco.

Bianco Natale, lontano per il momento.
Vicino a me, c’è un gatto che veglia, vigila, attento, i figli.

Sogno case normali, diversamente uguali.
Case accese. Di discorsi, abbracci, litigi.
Case imperfette, dove bene e male si distanziano.
Interagiscono. Si intersecano.

Bene!Per oggi è tutto!
Wow! Che bello finire!
Finire è un punto (.) fermo.

Ma…poi…tutto inizia.
Di nuovo!

10 parole: sole, bene, solo, fresco, wow, contraddittorio, sogno, Beirut, veglia, giù.

wood light vacation picnic
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Giocare

autumn moments (3)

Giocare quando si era piccoli. Vedevi solo il pallone. Che rotolava, senza direzione. Correvi, per non perderlo di vista.
Giocare tra sabbia e ombrelloni. Eravamo scavatori nati. Nati per costruire castelli, case nuove, diverse dalla realtà. Quanto amo la fantasia!
Giocare tra coperte sgualcite. Guardarsi, annusarsi, sperimentare un corpo, che abbiamo voglia di percepire. Con tutti i sensi. Compresa l’anima, che si nasconde. E che esce in quei momenti. Quanto godo!
Giocare suonando i campanelli. Che adrenalina, che si perdeva nel vento. Troppa velocità per allontanarsi, e non farsi scoprire.
Giocare ascoltando le pietre che cadono, i rami, che sorretti dal vento scivolano, a volte. A terra.
Quanto è difficile la terra. Alzarsi, camminare, ritrovarsi. Conoscersi. Di nuovo amarsi. Allontanare la monotonia.
Quanto è difficile essere, senza apparire. Nascondersi perché non si vuole per forza una conferma. Confermi?
Amo ancora giocare, sul balcone della nonna, che mi chiama e mi dice: “Ema, è pronta la merenda!”

 

La ruota gira #10

Ci sono persone che non lavorano. Non hanno uno stipendio, non hanno una casa. Molte volte, nemmeno da mangiare. Molte volte, con una famiglia alle spalle.

Per il contesto sociale, sono esseri umani privi di identità. Identità sociale.

Oltre ad essere martoriati da una vita per nulla rosea, sono persone che non esistono agli occhi degli altri. Persone a cui, molto spesso, non è concesso di festeggiare. Persone che non possono decidere, né dimostrare quanto valgono. A cui, quasi sempre, non viene data una possibilità.

Ci sono persone che non lavorano.

Ma, la ruota gira!

Ognuno ha un suo sasso! Cazzo!

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Sasso.

Un sasso per terra. Che sposto. Che sto spostando adesso. Adesso che fuori c’è il sole. Le nuvole sono partite.

Questo sasso è così liscio, piccolo. Che lo butto oltre il lago. Un lago calmo, dove famiglie fanno finta di volersi bene: panino, baci e abbracci.

Questo sasso lanciato, così, per caso, a caso, non trova pace. Non crea cerchi concentrici in acqua. È volato via. Non si ritrova. Guardo ovunque. Su, giù. Non c’è (Dove sei?).

Forse è dentro di me. Di te.

Ognuno ha un sasso. Sassodipendenza. Una dipendenza che esclude chiunque. Chiunque voglia avvicinarsi.

Sasso. Peso. Grasso. Nero. Scale di grigio.

Ho visto un sasso per terra. Ora, Bianca, il mio cane, lo prende in bocca. Ci gioca.

Forse si romperà i denti per quanto è duro.

Cazzo!

Casa Gialla

Abito in una casa gialla.
Oggi ho un mal di testa tremendo, forse per via di questo vento fresco. Forse perché questa mattina non ho messo la sciarpa. E soffro di cervicale.
Non amo particolarmente agosto. Prima del 15, in particolare.
Le città non turistiche si svuotano, i negozi chiudono e le tre parole “chiuso per ferie” diventano un must. Ovunque ti giri, le trovi.
Dicevo: odio questo periodo perché due sono le cose: o fai qualcosa o non fai nulla. Ed io, che non sono particolarmente socievole, opto per la seconda opzione. Mi pesa un po’. Rimanere da sola ingigantisce tutto ed il nervosismo prende il sopravvento. Quindi penso di leggere un po’ e fare delle passeggiate. Per scaricare l’adrenalina e rimettermi un po’ in forma. Anche se non ne è ho la necessità. Ma, l’attività fisica serve sempre. No?
Abito in una casa gialla. Ho un gatto di nome Simo (perché il mio primo ragazzo si chiamava Simone). La casa è spaziosa, nonostante abbia solo un salotto-cucina, una camera ed un bagno.

Kiss,
Giovanna

Le parole non dette

E’ il non detto, non espresso: quello che avremmo voluto dire, che sappiamo come dire e che non diciamo (cit.)

Leggevo queste parole, questa mattina, mentre il sole si faceva vedere e gridava, anche se da lontano: ” Ci sono anche io!”

Queste parole mi hanno colpito subito perché vorremmo dire parecchie cose. E molte volte ci stiamo zitti perché abbiamo paura, non abbiamo il coraggio. Forse abbiamo paura delle azioni a seguire, di cosa accadrà, forse, poi.

Io ho da dire parecchie cose. Ma, ci sono cose che non dico perché la situazione non me lo permette. Altrimenti, dovrei fare le valigie ed andarmene.

Alcune volte, per me, le parole non dette servono a mediare le situazioni. I legami di coppia, i rapporti non facili tra colleghi di lavoro.

Altre volte, mi rendo conto che quelle parole che ho da dire devono uscire per forza. In qualche modo. Come le parole che scrivo, quelle che pronuncio in casi di ingiustizie. O quando qualcuno mi passa davanti alle poste. E pensa di fare il furbo.

Il non detto, non espresso, non sempre è da dire. O esprimere.

Almeno per me.

Buona serata o notte,

Em@

87: Un po’ di me #11

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Imperfetta imperfezione, Chieti, oggi

8 giugno , ore 18.30

Buenas,

Pedro è accanto a me che dorme. Sto scrivendo dal cellulare e tra poco andrò a preparare la cena. Anche se non so cosa cucinare. Vedremo!

Siamo usciti, poco fa, per la solita passeggiata pomeridiana e come due sorelle assenti, dopo aver camminato, ci siamo seduti. Vicino a una signora, che attonita mi guardava. Ci guardava.

Siamo rimasti un po’ a guardare (non come la signora) chi passava. E ci siamo imbattuti, tra i tanti, con un ragazzo, alto e bono. E senza peli. Tutto liscio.

Questo bel fusto non faceva altro che guardarsi in ogni vetrina. Vetrine che in realtà non esaltavano la sua figura. Poi, per fortuna, ne incontra una con gli specchi e lì trova il suo godimento più estremo. Rappresentato da una permanenza di cinque minuti, mentre gente continuava a passare. E lui si aggiustava quel ciuffo, che in realtà volevo aggiustargli io.

Poi c’ho ripensato e mi sono detto tra me e me che non mi avrebbe mai permesso di fare quel gesto, nemmeno se fossi stata  Pamela Anderson, ai tempi di Baywatch.

Questo per dire che l’estetica per me non rappresenta tutto. Mi spiego: l’aspetto visivo  è fondamentale, sì. Ma, non necessariamente quelli boni oggettivamente mi piacciono. Oltre a essere un tipo, il mio tipo ideale deve avere delle doti nascoste che non sto qui a raccontarvi. Oltre alle doti nascoste, deve tenermi testa. Non deve essere un ministro della pubblica istruzione, avvocato o commercialista che usa il pezzo di carta (la laurea) pure per andare al bagno. Deve essere uno senza problemi, con storie alle spalle tranquille. Senza tragedie e situazioni con ex che non gli permettono di andare oltre la siepe.

Tornando alla poltrona, che accoglie il mio fisico oramai stanco, volevo mostrarvi un dolce commerciale, che non so se si vende altrove. Si tratta de “Il Piacere”, che si produce a Moscufo, vicino a Pescara. Ha due varianti: Nutella e frutti rossi. Stamane prima di andare dal dentista, ne ho comprato uno e ora ve lo mostro (mi sento come quelle youtuber che fanno le televendite sui prodotti che acquistano o sui libri, che non leggono mai. Pieta!)

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La parola del giorno è pazzia. Il mio tipo ideale deve essere folle come Holden (recensione de Il Giovane Holden, se volete leggerla, e’ presente nella categoria classici) che fa queste domande, a cui nessuno sa mai dare una risposta:

“Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?”

Pedro si è appena svegliato, io mi vesto per casa e vado a preparare la cena.

Buona serata!
Em@