1: Commesso in prova

Siamo quasi a Natale. Ed io ho l’ansia.
Il Natale, fino a quando ero piccolo, mi piaceva. Ora no.
Diverse sono le motivazioni, che non spiegherò qui. Perché lunghe e per nulla divertenti.

Da oggi, e durante le feste, scriverò.
Lo farò perché devo rialzarmi da questo stato di nebbia. Come è il tempo di oggi.
Sarò più libero, meno artefatto. Meno articolato.
Sarò diretto.

Una sorta di diario che spero mi aiuterà ad essere più socievole.
Voglio esserlo, cazzo!
Non socievole, come i socievoli. Ma, quasi socievole.

D’indole sono asociale. Per il contesto e per carattere.
Anche se non disdegno una conversazione e un caffé preso insieme.

A volte, mi immagino sorridente, divertito e spensierato, in un centro commerciale pieno di gente.
Gente che compra regali e che non ha voglia di tornare a casa, perché il caos gli mette il mal di testa.

Non arriverò mai a essere un “centrocommercialista” (scusate il neologismo! Ma, ci sta!).
Non ci proverò nemmeno. Ma, vorrei essere per 5 minuti, un commesso che fa pacchetti.
E vedere che effetto mi fa: il caldo, le richieste e la gente che sorride.

Oggi mi sento un commesso in prova!

Ema

Col sole in fronte

Passeggi col sole in fronte.
Caldo.
Quasi delimita i tuoi contorni.

Col sole
gli stati d’animo
fibrillano.
Le amicizie
si rinforzano.
Le donne si
svestono.

Gli uomini,
quelli sicuri
del proprio
ego,
evidenziano
un pacco niente male.

beach blur clouds dawn
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22 agosto: Valore

Sole, passabile.
Caldo, passabile.
Siamo al 22 agosto. Quasi settembre.
Settembre dove inizia e rinizia tutto.
Cambio, io, ne sono sicuro.
Annoiato dietro a una cosa che non ha un fine.
Stressato. Demotivato. Appeso a un filo.
Oggi, ripensavo a quando stavo in Erasmus. Nella residenza Estelan.
E c’era un ragazzo, un certo Paolo del Nord. Osannato, amato, richiesto.
Tutti gli davano un valore, che forse aveva o non aveva. Ma, pur sempre un valore.
E, in lui, questo valore era evidente. Lo riconosco persino io. A distanza di anni.
Questo valore era come una luce che gli si posizionava dietro, avanti, negli occhi.
La stessa luce degli influencer famosi di oggi, che ricevono like senza motivo. Con motivo.
Con followers comprati. O solo perché ci credono.
Il valore può essere collegato a credere fermamente in se stessi?
Forse sì, forse no.
Fatto sta che troppe volte diamo troppa importanza a qualcosa e/o qualcuno,
perdendo di vista quello che siamo e il valore che abbiamo.
Bah! Boh!
Buona serata pensante,
Em@

16 agosto: Altrimenti divento un’illusione

Ritornato, mai andato lontano.

Scrivere è una libertà. A volte, troppo lontana dalla realtà. Caos, necessità, macchine che passano. Brum, brum!

Meglio scrivere o vivere?

Meglio vivere per apprezzare quello che si ha. Il tempo, una foglia bagnata. La rugiada. Uno sguardo felino che mi fa solo tenerezza!

Scrivere, però, ti fa andare oltre. Troppo oltre. Lontano. Troppo lontano. A volte, metto un punto. Il punto della scrittura. Una pausa, perché non mi riconosco. Anzi,  mi (ri)conosco troppo.

Conosco chi sono, chi vorrei essere, quello che potrei diventare.

Quando scrivo, sono io tridimensionale.

Quando vivo, sono io attuale.

Scrivo e vivo con la consapevolezza che devo vivere per poter scrivere.

E non scrivere per vivere.

Altrimenti divento un’illusione.

person in vehicle writing in paper
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Come un insetto o una foglia.

Credere e/è perseverare.
Lottare fino all’infinito per quello che si vuole.
Determinazione, lotta con se stessi.
Con un mondo, a volte, crudele.

Macchine si perdono nel buio di settembre.
Un buio che si vede ancora.

Siamo come queste macchine.
Abbiamo bisogno sempre di luce.
Estasi perenne. Forza vitale continua.

Ma…siamo solo un fiore bianco
diventato blu a causa della sera.

Fiore strappato da un vento non troppo forte
che, facilmente, ci ricorda che siamo NATURA.
Come un insetto o una foglia.

blooming blur close up daisy
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Vai!

Il silenzio è atroce come il vento che sbatte finestre di raccordo.
Raccordo anulare. Macchine girano. Vagano.
Mai si fermano. Attendono.

Attendere il mare. Aspettarlo.
Vederlo da lontano. Scendere in spiaggia e guardare
madri obese e non curanti che urlano.
Grida di attenzione o disattenzione.
Grida isteriche di un rapporto anale.
Puro istinto piacevole che scompare nel vuoto, quando tutto finisce.
A differenza di quello vaginale,
dove bambini nascono.
Creando storie nuove.
Storie di ieri. Di oggi.
E di domani.

Vai!

Come coriandoli a febbraio

autumn moments (2)

Amo questo inverno. Sorvola anime distol(r)te da un buio che disorienta.
Sono anime che camminano. Sfiorano. Toccano. E si guardano allo specchio: “Oh! Come sono bella!”; “Sembro una modella!”.

Conduco la macchina, mentre fuori piove. Non c’è nessuno per strada. Una fontana che continua a piangere. Anche se piove. Piove da ieri e non smette.
Ora, sono a casa. Sento questa lluvia. Rimbomba sui tetti del quartiere.
Dalla finestra, vedo me stesso, che guarda quest’acqua.
Che cade, cade, cade, cade, e ancora cade. Giù.
Come coriandoli a febbraio.

Amo quest’inverno.
Forse odio la pioggia che si infiltra nelle pezze dei vestiti.
E…non mi fa respirare.

Scrivere

 

Scrivere genera attimi, che non abbiamo mai vissuto. Incontrato. Sono attimi che cerchiamo di capire, che scorrono veloci. A volte, afferrati da un piccolo ricordo, fermo. Impassibile. Che vogliamo delineare, toccare, considerare. Covare.
Per giorni, non ho scritto. Ho vissuto il giorno che si sveglia, il dentista, il postino che suona alla porta. Ho mangiato, fatto attenzione ad un dente, che si sta spezzando. Andato in palestra, dormito, riposato. Amato il cane. Fatto stretching, chiamato Mattia al telefono. Dormito. Ho letto anche poco, poche pagine. Distorte forse da pensieri che generavano ansie sconosciute. Ora conosciute, buttate via come una carta nella pattumiera. Arrotolata, con forza. E magicamente inserita all’interno di un aggeggio di plastica, che dovrebbe contenerla.
Non ho scritto, letto. Ho vissuto, riso e sorriso. Ma, una parte di me si è sentita vuota. Perché amo dire, raccontare, forse conciliare anche il sonno. Amo leggere storie che non vivrò mai. E che forse assaporerò davanti a una bistecca, forse no.
Non vivo per scrivere. Né per leggere. Ma, vivo anche per essere me stesso. O qualcun altro.

Nota bene: il sito avrà un altro nome. E si chiamerà semplicemente Em@, come il sottoscritto! In evidenza, naturalmente, Pedro e Bianca, i miei due cani!

Colori

Coloro questo mondo. Ogni giorno. Che nasce. Cresce. E purtroppo muore.
Foglie cadono dagli alberi anche a 18 gradi. Anche se molte di loro sono già scomparse.
Scomparse come la figlia di Romina Power che non ha avuto una degna sepoltura. Sepolta in qualche angolo di mondo, di mare forse, come quelli che vivono per strada. Senza nome. Né cognome.
Cognomi importanti a che servono? Solo a dire io sono figlio di, sono importante.
Io, sono, importante, per me stesso. Perché ho voglia di capire chi sono. O sono stato.
Essere stato significa amarsi.
Amare senza danneggiare.
Danneggiare altri, cose, animali.
Amo i miei cani, anche se Pedro ieri si è comportato male. Malissimo direi.