16 agosto: Altrimenti divento un’illusione

Ritornato, mai andato lontano.

Scrivere è una libertà. A volte, troppo lontana dalla realtà. Caos, necessità, macchine che passano. Brum, brum!

Meglio scrivere o vivere?

Meglio vivere per apprezzare quello che si ha. Il tempo, una foglia bagnata. La rugiada. Uno sguardo felino che mi fa solo tenerezza!

Scrivere, però, ti fa andare oltre. Troppo oltre. Lontano. Troppo lontano. A volte, metto un punto. Il punto della scrittura. Una pausa, perché non mi riconosco. Anzi,  mi (ri)conosco troppo.

Conosco chi sono, chi vorrei essere, quello che potrei diventare.

Quando scrivo, sono io tridimensionale.

Quando vivo, sono io attuale.

Scrivo e vivo con la consapevolezza che devo vivere per poter scrivere.

E non scrivere per vivere.

Altrimenti divento un’illusione.

person in vehicle writing in paper
Photo by Phan-Van Masanobu Thai-Binh on Pexels.com

Non mi stupisco più di nulla

Pioggia, ha smesso. Ora.
Ho sentito belare una vecchia pecorella.
Bee, bee.
Beh! Mi sono detto tra me e me.
In piena città, dove potrebbe stare una pecorella?

Rumori di metropolitane, scroscio di acqua piovana. Rosso di macchine grandi.
Che non mi vedono. Vanno troppo veloci!
Come impazzite.

Un bicchiere sul tavolo della mia scrivania,che ondeggia.
Come scosso da un terremoto di magnitudo 3.8.
Una bottiglia semi-aperta,
che resta immobile. Ed è anche più leggera del bicchiere.
Com’è possibile?

Mi affaccio alla finestra e vedo un bimbo.
Accompagnato da una mamma. Forse non la sua.
Fa la cacca vicino a un albero.
Come fosse un cane.

Pioggia, di nuovo.
Non mi stupisco più di nulla.
La cacca è ancora lì.
Oramai poltiglia.

10 parole: belare, beh, scroscio, bicchiere, bottiglia, pioggia, bimbo, acqua, rosso, rumori.

flying people fly levitate
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Sono scelte difficili

Ha scelto di vivere appieno quel sabato pomeriggio. Lontano da occhi indiscreti, visioni di ombre perenni.
Seduta davanti alla vetrina di un bar, ha mangiato un cornetto calorico. Burro in quantità. Marmellata inesistente. Armonia di sapori in quella mente sempre stressata. Immagini di nerchie giganti che l’hanno fatta bagnare. Da quando/quanto tempo non le succedeva?
Per un po’, ha esitato ad alzarsi, vergognosa di quei pensieri così intimi.
E’ uscita verso direzioni di sempre.
Ha salutato un conoscente rispondendogli: “E’ vero! Sono scelte difficili!”

bacon rosemart
Photo by Madison Inouye on Pexels.com

 

E’ (u)na parol(a)

A volte, sento Buio.
Intorno e dentro.
Dentro case chiuse,
asfissianti, senza
finestre. Né aria.

Silenzi nei ricordi
di un tempo di risate.
Mare. Montagna.
E anche poltrone estive.
Quando gli amici erano
altrove. E, io, lì, in casa.

Casa senza rumori.
Calura insistente. Verità
evidente. Palese. Toccante.
Agghiacciante. Vacillante.

Deserto che faceva
paura. Non come
oggi, che ho radici
stabili. In disequilibrio perenne, sì.
Radici che non si perdono
in autostrade piene
di macchine al sole. Che mi fanno
solo vomitare (bleah!).

Vieni con me, mio
io eternamente grato
e ingrato. Andiamo
lontano. Salutiamo
tutti con un BYE BYE.

Solo due parole!
E’ (u)na parol(a).

gray trunk green leaf tree beside body of water

Col sole

Questa notte il cielo è blu.
Blu notte. Notte di
stelle che illuminano, altrove, vite di altri.

Lontano, qualcuno mangia,
vede la tv, fa un bisogno
in un bagno distrutto. Distrutto da guerre.
Come terribili tuoni che svegliano un bambino.
Che corre subito dalla mamma.

Mamma!Mamma ho paura!

Ho paura degli spari, voglio
fare la ninna, sapere perché qualcuno muore.

Tesoro, non so risponderti.
Ti bacio. Lo vuoi un bacio?
Vai a letto! Subito! Veloce!
Non farmi arrabbiare.

Appare un’ombra, vicino al letto.
Aleggia in casa da un po’.
E’ la notte che fa paura.
Ai grandi.
Ai piccoli, che aspettano domani
per ridere.
Col sole.

Libre

 

I rumori sono interrotti
da un freddo che avanza.
Avvinghiati, prima, in
mani capienti di uomini obesi.

Ahi! Non credo di essere
libero. Di poter disegnare,
accarezzare. Amare. Baciare.

Che vuoi? Mi guardi?
Ti trapano il cervello, se non
la smetti. Vai via!

Sono libero, con il sole
che mi accompagna, in
passeggiate stancanti.
La casa è accogliente.
Mia nonna, ora morta, cucina
per tutti.

Divoro di bene
chiunque mi si avvicini.
Sogno montagne
per gridare:
“Ci sono anch’ioooooooooooooo!”

 

 

E interrompe le cose

Veloci passano i giorni.
Uh che bello! Uh che brutto!
Blu, questo cuore, che
divora scenari
impossibili.
Bello, sei, come i giorni
di marzo. Giorni che, a intermittenza, si accendono.
Spengono.
Segui la tua verità.
Mentre, incerto, esplori possibili relazioni.
Oggi, ti senti nero.
Come i silenzi in metro. Metro strapiene di uomini sudati.
Creatività portami via!
Verso il giallo del sole che scotta,
il mare d’estate alle cinque.
Mentre, la tua amica, si perde tra i boschi.
Tra uomini veri, virilmente sconvolti
da quel BUUUU in lontananza.
Che brucia le case…e interrompe le cose.

Troppo rumore per nulla

Una goccia scivola giù da una pianta non proprio bella.
Come una lacrima su un viso anonimo.
Il nero di quel viso, invece, dimostra verità.
Vero fiore immerso in un mondo artificiale.
Bene è valutare tu che non hai nulla? Perché tanto non avrai nulla?

Resto a guardare fuori. Il sole e il vento danzano, accompagnati dal cinguettio di uccelli invisibili che fanno rumore.
A volte, troppo, rumore, per nulla.

È ora di andare!

C’è tempo. Il tempo per capire? Forse.
Il tempo è inesorabile.
Profumi di primavera sfiorano il gelo interiore. Quello che ti blocca in giro. E non sai cosa fare…
I silenzi di una bambina dicono molto. A, volte qualcosa che non va.
È bello non capire! Rimanere ancora bambini e non fare delle scelte.
Scelte estreme, che trasformano l’io in noi. Scelte che ti dicono: “Sai forse sei diventato grande!”;
“Sai! È ora di andare!”

Primo passo, ok!

Vengo verso di te e ti abbraccio (2)

Ehi tu! Sole sempre più.
Forse domani il tempo cambierà. Cambieranno i destini, gli incontri prestabiliti.
Su, dai! Un incontro fallito porta forse a un nuovo incontro?
L’amore è nell’aria.
Già si sentono le mimose.
I piselli si intravedono nei pantaloni della tuta (Che ossessione!).
Io, mi guardo allo specchio e mi dico: “No, no, non sono io!”
Poi, aggiungo: “Sì, sono io!”
Forse, appena cambiato. E con la voglia di volermi bene.
Primo passo, ok!