Incubo blu

autumn moments (7)

Il sole sta per uscire. Per fortuna, no?
Non è vero che sul tavolo ci sono i piselli primavera?
O i piselli, in primavera, giocano a essere vigorosi in mutande sudate?
I giorni passano, i rumori della signora del piano di sopra rendono il mio sonno un incubo. Incubo blu.
Sento, dalla finestra, provenire suoni, ed immagino un signore con gli occhiali e pantaloni di velluto dire: “Ciao! Come stai?”
Io, bene! Almeno per adesso.

Blu

Blu come il cielo di questa mattina.
A passeggio con i cani. Mi sono divertito!
Nuvole non c’erano.
Nemmeno i silenzi.
Questa sera, prima di rientrare, campane risuonavano ancora canti di festa.
Oggi, giocano ancora queste benedette campane!
Domani torneranno a vivere
solo la domenica.
Quando tutti riposano ed il cielo
sarà Blu. Ne sono sicuro!

53: Non sono solo colori

Untitled design (1)

 

Seduto davanti a un computer, posto su una scrivania di legno, situata in un ufficio di ultima generazione, di una multinazionale parigina, Fabio cerca di concludere il suo lavoro.

Non ci riesce perché da qualche giorno la sua mente vaga.

Ha un compagno con il quale si trova bene, due cagnolini che lo aspettano ed una casa vicino alla linea 12 della metropolitana.

Il suo ufficio è tutto colorato. Per lui i colori sono stati sempre fondamentali, perché riempiono le sue giornate tristi lontano da casa. Lontano dall’Italia.

Le pareti del suo studio sono verdi. Verde pastello, in onore della sua infanzia. Un’infanzia passata in campagna, tra cugini e fratelli. Tra nonne che stendevano lenzuola al sole e mamme che preferivano restare a casa ad accudire i figli.

Un acquario piccolo, con un solo pesce rosso, è posto vicino alla finestra.

Il blu dell’acquario gli ricorda il mare, naturalmente. Le corse libere sulla sabbia che all’ora di pranzo bruciava. La voglia di essere quello che realmente era e che non poteva essere. Forse quel pesce rosso nell’acqua è lui ribelle. Rosso ribelle. Un ribelle passionale, per intenderci.

Poi, c’è un tappeto nero al centro dell’ufficio. Nero orco. Che fa paura. Fabio ha sempre paura, nonostante i risultati ottenuti, nonostante alcuni sogni realizzati. Ha paura che qualcosa di brutto accada. Paura di non farcela e la voglia suicida di controllare tutto. Fino all’esasperazione.

Infine, di fronte alla sua scrivania, c’è un quadro in onore di un suo amico. Un amico di infanzia, che andava a scuola senza matite perché i genitori non avevano soldi.

Mentre i compagni di classe sfoggiavano penne colorate con glitter, matite rigorosamente appuntite, a volte solo per averne altre, il suo amichetto non aveva nulla. Solo una matita rossa e blu, che curava in maniera ossessiva. Che riponeva in un astuccio di plastica vuoto.

Seduto davanti a un computer, posto su una scrivania di legno, situata in un ufficio di ultima generazione, con pareti verde pastello, all’interno del quale ci sono un acquario piccolo con un pesce rosso, un tappeto nero al centro, un quadro intitolato “Non sono solo colori”, Fabio cerca di concludere un lavoro.

Non ci riesce perché da qualche giorno un suo amico d’infanzia, che aveva solo una matita, all’interno di un astuccio di plastica vuoto, gli ha scritto una lettera, nella quale gli ha confessato tutto il suo amore.

Fabio non sa cosa fare, nonostante provi qualcosa.

 

Buon fine settimana,

Em@