Le nostre pagine

Pagine si riempiono, lasciando segni.
Storie che ci toccano, ci appartengono.
Pensieri… prima di quelle pagine.
Amori non corrisposti, silenzi cifrati. Litigi perenni.

Pagine, quelle pagine.
Siamo noi che camminiamo felici o infelici, cercando una spiegazione.
Senza pensare, a volte. Giocando con le parole, che si allineano.
Appaiono, si scansano.
E poi…si uniscono.
Creando pensieri, frasi, licenze poetiche.

Anche se sono solo pagine,
ci siamo NOI lì.
Noi che immaginiamo, creiamo, ascoltiamo.

Le nostre pagine.

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News

Buonasera o buenas!

Sono tornato, solo per scrivere qualche parola, perché le ultime due settimane sono stato un po’ impegnato. E non ho avuto il tempo materiale per sedermi,riflettere e poi scrivere.

Ho pensato che, da questa settimana e ogni fine settimana, scriverò un post a settimana, dove racconterò un po’ di cose della settimana (scusate per l’uso della parola “settimana”, ma rende molto. No?)

Inoltre, come potete osservare al lato del blog, ho inserito i riferimenti della mia pagina facebook dei libri. Questa settimana ho iniziato di nuovo a postare, perché mi sento motivato. Che mi sta succedendo, non lo so!

Chiunque voglia iscriversi, lo ringrazio in anticipo.

Ora vado a cena, prima devono mangiare le bestie. E poi il sottoscritto. Anche se dovrebbe essere il contrario. No?

Vi saluto,

Mil besos,

Em@

 

14 ottobre: La prima verità di Simona Vinci

 

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Simona Vinci, La prima verità, Einaudi, 20 euro, vincitrice Premio Strega

 

Le pagine di questo libro mi hanno lasciato qualcosa. Qualcosa di non convenzionale, che fa riflettere su chi siamo. E come ci comportiamo nella vita.

Una vita dove molto spesso il diverso vive ai margini. Fuori dalla tanto agognata normalità.

Cos’è, per me, la normalità? Un accezione che tende solo a definire. Punto. E basta.

In quest’opera, l’io narrante ci porta in un’isola. L’isola di Leros. In Grecia.

Un’isola dove fino a non molto tempo fa c’era un “manicomio”. Un ospedale psichiatrico realmente esistito, dove chi vi abitava era un mero oggetto. Trattato come un oggetto. Senza dignità.

L’isola, per me, è anche una metafora della vita che viviamo. Una realtà dove chi è ai margini non ha diritti. E viene isolato. Dove chi ha problemi psichici, o è nero, o è grasso, o è magro, o è gay, o…, viene sempre circoscritto all’interno di un sistema (muro), che si distanzia dal buonsenso comune.

Un buonsenso statico che ha una matrice strettamente politica e impostata, che considera la differenza come un marchio. Dal quale stare lontani.

L’autrice, Simona Vinci, scrive molto bene. Mettendosi nei panni di più persone. Persone che conosce alla perfezione e che ama profondamente.

Anch’io ho voluto bene alla vincitrice del Premio Campiello perché la sua storia mi ha segnato, mi ha fatto riflettere e mi ha portato a vivere, per più di un attimo, oltre il muro. E dalla parte di chi non ha colpa.

Em@

7 ottobre: bianco ospedale

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Caro Diario, da oggi ti chiamerò Lorenzo, come il protagonista del libro che sto leggendo.

E poi, Lorenzo è un nome così moderno. Non credi?

Oggi piove. E fa freschetto.

Ho voglia di stare sotto le coperte e dormire. Dormire e non pensare!

La mia vicina di banco, Valeria, è da un paio di giorni che non viene a scuola. L’ho chiamata a casa e la madre mi ha detto che l’hanno portata all’ospedale.

Mi ha detto, inoltre, di stare tranquillo che non è nulla di grave.

Domani andrò a trovarla, anche se gli ospedali mi mettono paura.

L’odore di pulito, il bianco delle coperte e il senso di precarietà, mi mettono tanta tristezza. Molta tristezza!

Mi devo far forza e non pensare.

Quando ho paura, cerco di respirare profondamente e farmi scivolare di dosso quei mostri che, molte volte, mi annebbiano la vista.

Mostri che costruiscono barriere, che quasi sempre impediscono il mio passaggio.

Caro Lorenzo, ti lascio.

A domani,

marco.

1 ottobre: Libro della settimana: L’imperfetta di Carmela Scotti

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Buen@s,

“Ci sono dolori che nessuna erba del campo può guarire. Io sono nata da una radice di dolore, la felicità non so com’è fatta, se ha faccia, mani o bocca per parlare. Ci sono dolori che non si rompono, che sono duri più delle montagne, e se incontrassero la felicità, la schiaccerebbero come una formica.” (Cit. L’imperfetta di Carmela Scotti)

Se volete avere qualche informazione in più sul libro, di seguito vi metto il link della mia prima recensione sul mio blog di libri.

https://libridiemanuele.wordpress.com/2016/10/01/1-libro-della-settimana-limperfetta-di-carmela-scotti/

Grazie a tutti.

Mil besos, 

Em@

30 settembre: Buio

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Buen@s,

Non ho paura del buio reale. Quello che riscontri di sera, quando il sole inizia a calare.

Io, di notte, dormo. E anche se dovessi alzarmi, non mi lascio trasportare da quel bastardo che rende la notte, per alcuni, gelida. Mi sono sempre chiesto chi fosse quel bastardo, e forse sono riuscito a trovare la risposta.

Vi spiego.

Quel bastardo si insedia nelle persone anche di giorno.

Quando felice vai a fare la spesa al supermercato e poi ti rendi conto che non hai comprato quella cosa che ti serviva. Rientri, ed esci nuovamente. Mentre ti rechi verso la macchina, felice di tornare a casa, ecco che un cane ti fa cadere a terra. Di corsa al pronto soccorso. Ambulanza chiamata dagli altri acquirenti. E per fortuna hai una prognosi di un mese.

Quel bastardo si nasconde nei giardini pubblici, mentre bambini giocano felici. Improvvisamente distratti da un uomo nero, che promette loro le caramelle. Un uomo nero e buio di cui non vediamo mai il viso. Nemmeno i bimbi si ricordano com’è fatto. Un uomo nero che offre caramelle in cambio di prestazioni sessuali. Per fortuna, le mamme ansiose, molte volte si accorgono di questa figura losca. E denunciano l’accaduto o non fanno andare più i bambini al parco.

Quel bastardo si nasconde nei rapporti non consenzienti. Nelle case di professoresse, che pensano di andare a dormire, come tutti i giorni alla stessa ora. Professoresse che non hanno mai fatto del male a nessuno. Che subiscono, perché loro si fanno scivolare tutto addosso.

E una sera qualunque, di un giorno qualunque, un marito per nulla contento e molto autoritario le fa andare direttamente al campo santo, senza che nessuno possa sentire quell’urlo di disperazione. Un urlo di addio alla vita.

Il buio si insedia in angoli nascosti. Angoli luminosi, che risplendono in case di ricchi, poveri. Patrizi o plebei.

Il buio stravolge le cose, aleggia nell’aria e colpisce chi vuole lui.

Mil besos, 

Em@

137:18 settembre (Libro: Il treno dell’ultima notte di Dacia Maraini)

Buen@s,

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Libro: Il treno dell’Ultima Notte di Dacia Maraini, Burbig(Rizzoli) edizione, 12 euro, 429 pp.

Ho appena finito di leggere, Il treno dell’ultima notte, di Dacia Maraini. Eh, che dire?

Dico solo che la Maraini, per me, è una delle scrittrici più brave che abbiamo. Un’autrice che entra nella storia, studiando in maniera minuziosa tutti i personaggi e situazioni che nascono dalla sua penna.

Ho letto questo libro, mettendoci appositamente più del dovuto. Perché ci sono storie che hanno bisogno di riflessione per essere capite, che hanno bisogno di un tempo personale per essere digerite.

La storia che l’autrice ci propone è una storia forte. Amara, una ragazza ventottenne di Firenze, decide di prendere un treno ed andare alla ricerca di Emanuele, il suo ragazzino ai tempi dell’adolescenza. Un ragazzino, (ora) uomo, che ha sempre amato.

Emanuele, di famiglia ebrea, scrive lettere alla giovane Amara, per raccontarle cosa sta succedendo a lui e la sua famiglia, nel periodo in cui i nazisti obbligavano gli ebrei a vivere nei ghetti. E poi la conseguente deportazione nei campi di concentramento.

I temi di questo romanzo sono molti e, tra questi, i più importanti sono:

Il viaggio.

Amara intraprende questo viaggio verso Vienna per sapere se Emanuele è morto o no. Un viaggio interiore e reale, che la spinge a cambiare. A vedere lati del suo carattere, che non ha mai preso in considerazione.

In questo viaggio, sul treno, conosce l’uomo delle gazzelle. Un uomo che l’aiuterà a ricercare Emanuele. Un uomo che diventerà molto importante per la giovane giornalista.

Il treno, in questo libro, diventa un simbolo. Simbolo che rimanda anche alle povere persone, che ammassate come animali, venivano portate nei campi dell’orrore. Campi in cui si concentrava la loro fine.

La storia.

La Maraini ha studiato. E non sono di certo io che devo dirlo. Ma, in questo libro vi è uno studio approfondito di tutto ciò che viene narrato: il ghetto di Łódź, il campo di concentramento di Auschwitz, la rivolta di Budapest del 1956. E tanto altro…

Per quanto riguarda lo stile, la Maraini è maestra di stile. Usa la corrispondenza epistolare, come espediente narrativo, per rendere la storia più completa. E la narrazione meno pesante.

Amo la Maraini, perché entra nella storia, come nessun’altro sa fare. Nulla è lasciato al caso, nulla è scontato.

Voto: 9

Mil besos,

Em@

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66: L’addio di Antonio Moresco

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Il secondo libro, candidato al Premio Strega 2016, di cui vi parlo oggi, è L’addio di Antonio Moresco. Edito da Giunti, 274 pagine, costo: 15 euro.

 E’ un libro ben scritto, non immediato, di difficile collocazione editoriale: a metà strada tra un giallo e un romanzo filosofico. Faticoso da leggere per chi, come il sottoscritto, è abituato a letture diverse. Letture meno impegnate, meno difficili da decifrare. Sicuramente, è un’opera ben strutturata; un’opera che ha molto da raccontare. Un racconto celato, che molte volte purtroppo rimane tale.

Le tre parole, o coppie di parole, utili per “analizzare” l’opera sono le seguenti:

Dualismo cosmico: il protagonista D’Arco, dopo essere stato ucciso, si ritrova nella città dei morti. Una città, simile a quella dei vivi, dove la vita scorre, dove le persone passeggiano tranquillamente per strada. D’Arco si pone interrogativi profondi riguardo alle due realtà. Interrogativi che non trovano una soluzione, poiché in entrambi i mondi ci sono i difetti e i pregi. Inoltre, il protagonista non riesce a capire quale delle due città venga prima: pensieri esistenziali che non trovano, però, una risposta.

Giallo: apparentemente il romanzo appartiene al genere narrativo del giallo, poiché D’Arco, poliziotto investigativo, dopo essere stato ucciso, viene mandato nella città dei morti. Lì sente dei canti di bambini che provengono dai grattacieli. E non riesce a capire dove queste povere creature si trovano. E perché piangono. Il suo capo, della città dei morti, lo spedisce nella città dei vivi perché è lì che potrebbe trovare la soluzione all’arcano.

Punto Interrogativo: è un libro che non so “valutarlo” appieno. Se da un lato, apprezzo la straordinaria complessità dell’opera, dall’altro non so che scrivere. Non riesco a capire se mi ha lasciato qualcosa o non mi ha lasciato nulla. La storia non mi ha fatto sognare, riflettere o pensare. Mi ha trasportato fino alla fine sì, ma con un punto interrogativo. Forse in quel punto interrogativo si trova il messaggio dell’autore?

Titolo: L’addio

Lo scrittore saluta i lettori con questo romanzo. Un romanzo d’addio. Dalla sua scelta, deriva il titolo.

Stile:

Romanzo ben scritto, frasi semplici, periodi brevi. Presenti parti descrittive e argomentative (domande esistenziali del protagonista) che molte volte rallentano la narrazione. Narrazione difficile, che non arriva a una conclusione vera e propria. O ci arriva e il sottoscritto non l’ha capita. Decifrata.

 Voto: 6 soggettivo / 8 oggettivo: 7

 

Buona giornata,

Em@

 

Questo post compare anche nel sito della Libreria di Chieti, con la quale sto collaborando.