Quando qualcuno passa…

Rumori di macchine: sono le 3 di pomeriggio. Ma, si sentono in lontananza.

Una macchina al lato della mia panchina sembra morta. È grigia. Vecchia.

Bianca è la casa di fronte. Senza personalità. Costruita a blocchi negli anni ’70. Quando forse c’era ancora voglia di costruire. Costruire e non distruggere. Come oggi. O lasciare all’abbandono.
Le finestre sono chiuse. Chiuse da tempo. Come quelle che vedi lungomare d’inverno. E che sai torneranno a vivere d’estate.

Gli autobus gialli continuano a passare. Non come l’ora di punta. Ma, si sa questo avviene in tutte le città. Soprattutto di sabato, quando il silenzio cala sul giorno.

Un uomo nero, vestito di nero, con occhiali neri e scarpe nere, passeggia. E parla con la sua amante al telefono. Non capendo che a quest’ora le sue parole sono più incisive. Per nulla scontate. Più forti, anche se dette sottovoce. Per non farsi sentire.

Una ragazza di nome Azzurra parla anche lei al telefono. Ma, con la madre. Che la sgrida per non so quale motivo.

Una campana suona tre volte.
Sono le tre.
Las tres de la tarde.
Il silenzio si nasconde nell’ombra e si trasforma in rumore, quando qualcuno passa.

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26 settembre (ora inizio 18.23, ora fine 18.35)

Una stanza della mia casa ha la muffa.Facile toglierla, anche se non mi sembra giusto che ci sia, visto che abito in questo posto da un mese. Più o meno. La muffa mi fa schifo. Più di una cacca del cane, che oramai raccolgo volentieri.

Oggi, non ho fatto la passeggiata lunga perché dovevo scannerizzare dei documenti. Nel mentre (non mi piacciono molto queste due parole insieme!), ho ascoltato un’intervista dove uno scrittore spagnolo diceva che oggi vale più il corpo fotografato di un selfie, che il corpo che viviamo tutti i giorni: quello che ci accompagna al lavoro, a prendere un caffé, discutere con un’amica del più e del meno.

Bianca, ora miagola, nonostante sia un cane. Vorrei staccare la spina e mandarla a fanculo. Insieme a Pedro. Staccare la spina e iniziare di nuovo. A tutti capita di voler essere trasparente almeno per qualche giorno? Di togliersi di dosso i problemi di sempre. Non definitivamente. Almeno per un po’.

Stasera mangio un rustico. Ricetta della nonna. Adesso ascolto un po’ di musica, vedo un programma spagnolo, per tenere aggiornata la lingua, e poi farò il rustico. Pasta e condimento preparati in anticipo, per rilassarmi un poco ahora.

La tragedia di Rigopiano (distante 20 minuti da casa) mi ha scosso. In un attimo tutto finisce. Siamo come un soffio senza valore. Oppure siamo qualcuno che ha un valore prima del soffio?

Buona serata,

Em@

Spero di ritornare.

Buenas,

buon anno a tutti. Da un po’ che la mia incostanza ha preso il sopravvento. Ma, ho traslocato. Ed il trasloco non è una cosa semplice. L’ho fatto durante le vacanze di Natale, e quindi niente riposo.

Inoltre, la neve ci ha messo il carico. E da due giorni che nuvole bianche buttano giù pezzi di neve. Che ora non sopporto più. Adesso, il sereno ha un po’ reso quieta la situazione. Ma, dubito che duri.

La neve, inoltre, ha fatto cadere un albero del giardino. E un pino di proprietà comunale, che ha quasi distrutto l’altra parte di giardino. Ma, per fortuna siamo tutti sani e salvi. Compresi i cani, che amano il bianco della neve. Amano perdersi, e nascondersi. Nascondersi, fino a scomparire. Poi, tocca a me ritrovarli!

Vorrei iniziare a riscrivere il blog, trovando una chiave di lettura diversa, pur mantenendo fede a quello che sono.

Spero di ritornare.

Em@

100: Un po’ di me #17

Buenas,
oggi mi prometto che scriverò tutti i giorni, almeno fino a settembre. È vero anche che non devo scrivere sempre e per forza, ma è anche vero che scrivere per me è anche equilibrio. Forma de ser.

Oggi, qui, di nuovo caldo. Domani lo sarà ancora ed io continuero’ con le mie lezioni di yoga personali e solitarie, che mi permetteranno almeno di sconfiggere il senso di calor, che mi rende nervoso.
Io e il caldo: opposti che non si attraggono. Non vado nemmeno al mare. Ci vado solo in villeggiatura (se ci vado), sapendo che non devo prendere macchina o mezzo. Perché io sono di comodo, diciamocelo! 😉 ❤

Pedro è uscito con Luca.
A settembre andremo a casa nuova e la scorsa settimana ho litigato pure per la cucina. Cucina scelta da Luc e l’architetto commerciante affarista, che è riuscito con la sua favella a far spendere parecchi soldi, per una cosa si’ bella e di design, che sinceramente trovo poco comoda. Comunque i soldi li ha spesi lui, cavoli suoi. Anche se credo che, quando si sceglie di condividere qualcosa, entrambi, indipendentemente dal dinero, devono scegliere. O almeno si devono mediare le opinioni, quasi sempre diverse, nel mio caso.

La serata avanza, e il clima estivo pure. Io preferisco l’inverno, ma le serate estive mi riportano al senso di libertà dell’adolescenza. A quando tutto era possibile, i problemi erano superflui e il giorno dopo non si andava a scuola. Yuppy.

Vi lascio con una foto, scattata adesso dalla mia finestra.

Un beso e buona serata

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Em@

83: Un po’ di me #8

5 giugno

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La Chiesa di Lucia, oggi pomeriggio, Chieti

Buenas,

la domenica sta volgendo al termine. Giorno della settimana, che placa animi frenetici di mamme che vanno a riprendere i figli a scuola. Giorno della settimana, che molti passano in poltrone comode, tra coperte e familiari che si vedono e sorridono. Si scambiano consigli e informazioni su ciò che è successo in settimana. Anche se questa idea di familiarità, accompagnata da dolci importanti e forse troppo nutrienti, si ha nel periodo invernale, autunnale.

Io, la domenica, quasi sempre, la passo da mia madre, a Manoppello. Vicino a Chieti (come già forse vi avevo detto). Manoppello è un paese dell’entroterra abruzzese, che fino a qualche tempo fa consigliavo anche per vivere. Ora, le cose sono cambiate. Da quando i centri commerciali hanno preso il sopravvento, i piccoli centri sono decaduti. I negozi chiusi. Rimangono solo bar e luoghi di incontro, che permettono alle persone che ci abitano di avere una vita sociale.

Io, ricordo con piacere la mia infanzia e adolescenza in paese.

Ho iniziato ad uscire da solo, sin da quando avevo dieci anni. Mi divertivo, ci si divertiva con poco. Si perlustravano zone di campagna mai prese in considerazione, si correva tra le scale dei vicoli. Vicoli che avevano sempre un fascino diverso, ogni volta che ci passavi. Guardavo dalle finestre, per scoprire cosa c’era al di là delle case. Perché le case del centro storico avevano e hanno un loro fascino. Ricordo che la nonna di una mia amica aveva cinque salotti, che si susseguivano. Ognuno adibito a un’occasione diversa. C’era quello rosso, ad esempio, che aveva un’entrata da un vicolo e che era il luogo dove i nipoti della signora facevano merenda e colazione.

Il ritorno da Manoppio, come lo chiamo io, lo faccio sempre in autobus. Come l’andata. L’autobus, per me, è un mezzo dove si incrociano storie. Realtà che non si conoscono e che condividono in quei venti minuti, qualcosa. Uno sguardo, un sorriso, un saluto. Anche un silenzio di non conoscenza. Ad esempio all’andata, siamo sempre in quattro: io, una signora con trucco e parrucco perfettamente alla moda, un uomo alto che legge sempre il giornale ed un uomo con la parrucca nera, che solitamente guarda fuori. A volte, sale un ragazzo biondo rumeno, che raggiunge la sua ragazza a Brecciarola, una frazione di Chieti.

Noi, ci vediamo quasi ogni domenica alle 10.10, e per venti minuti. Ma, non ci salutiamo mai. Il nostro silenzio è un silenzio condiviso che ci unisce e forse, se ci incontrassimo fuori, si trasformerebbe in una voce di saluto. Forse.

Pedro e Luca sono appena usciti, e sta iniziando anche a piovere. Sono contento se inizia un’acquazzone perché ha tre ombrelli (🌂🌂🌂) all’entrata e mai una volta che ne prende uno. Poi, rientra e si lamenta che si è bagnato. E si lamenta che poi si ammala.

Pedro🐶, povera stella🎇, rientrerà zuppo. Verrà da me, facendo orme ovunque. Implorandomi, con i suoi occhi pietosi (esiste, non come petaloso), di essere asciugato con l’asciugacapelli.

Vi lascio, come sempre, con la palabra del día (parola del giorno) che è CASA ( 🏡)

La casa è quella parte di noi che ci accompagna, in ogni luogo, e ci fa sentire forti nonostante le difficoltà.

Buona serata,

Em@ 🙋🙋

35: Mi emoziono

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Manoppello, marzo 2016

Amo quei visi soddisfatti. Seriamente. Quelli di uno studente che si è appena laureato. Di una donna che ha appena dato alla luce un bambino. Di un papà che  vede la figlia sposarsi.
In quei visi trovo la verità, la genuina emozione.
Emozionarsi per una cosa. Senza filtri e congetture. Emozionarsi per una cosa realmente sentita.
Ogni volta che torno dai miei, nella mia cameretta, ritrovo quell’emozione.
Ripenso a com’ero. A chi ero. E a cosa pensavo. Ripenso alle passeggiate con la mia amica Manuela, alle ansie di un’imminente interrogazione. Agli amori mai detti e a quelli consumati di nascosto. Ripenso ai periodi no e alla voglia di andare fuori. Uscire anche per poco da una realtà che mi stava un po’ stretta.
Ogni volta che torno dai miei mi emoziono. Guardo il panorama di una campagna apparentemente uguale. Uguale a quello che ero. Diversa da quella che sono.

Buona Pasqua.

Em@.