Amiche per sempre

Oggi in palestra ho assistito a una conversazione tra due signore. Che amorevolmente si scambiavano frasi, emozioni e anche problemi. Non si sono dette nulla di che. Ma, la loro intenzione superava una frase di convenienza, una frase ad effetto.
Curavano inconsapevolmente e con minuziosità le parole da dire, i gesti da fare, i progetti da vivere insieme.
Erano autentiche. E innamorate della loro amicizia. Erano immerse nella loro unione, che un po’ le ho invidiate…

amiche

20 settembre: Onde 

​Buen@s,

Le onde sono già a riva.
Scomparse.
Tu sei seduto sulla sabbia, mentre nuvole diventano nere.
Le osservi, pregando loro di non trasformarsi in pioggia.
Acqua che potrebbe disturbare la conversazione con la tipa, che ti piace, che frequenti da qualche settimana.
Il vento, leggero e quasi fresco, ti aiuta a chiederle: “Senti freddo? Se vuoi ti scaldo io!”
Subito, ti rendi conto che hai detto una cosa scontata, che hai ascoltato oggi pomeriggio a un’esterna di “Uomini e Donne”.
Ma, è ciò che veramente volevi. Un abbraccio. Il suo abbraccio. Sentirla tua, odorare la sua pelle, ascoltare il battito del suo cuore. Il suo respiro. Respirare insieme per qualche secondo. Attimo.
Lei scansa le tue braccia. Ti dice che si frequenta con un altro. Tu pensavi, credevi di farcela questa volta a presentare la tua lei ai tuoi genitori.
E invece no! 
Le onde sono già a riva.
Scomparse.
Lei si allontana.
Tu continui a guardare le onde all’orizzonte.
Inizia a piovere.
Le tue lacrime si confondono con quella pioggia incessante. Rumorosa.
Rumorosa come il tuo cuore, ogni volta che viene infranto. 💔💔💔


Mil besos,

Em@

107: Ileana

Il diario

La casa di Pasqualino è troppo pulita per i miei gusti. Non è che io sia sporca. Ma, per essere una casa maschile mi sembra troppo!

Una volta stavo mangiando un gelato e una goccia di panna mi è caduta a terra. Il finimondo. Mai visto una cosa del genere. Chiara sei sempre la solita! Chiara hai 26 anni e fai cadere il gelato a terra!

Nemmeno mi posso mangiare un gelato in santa pace. Che subito vuole avere il controllo di tutto e su tutto. Un po’ fissato ci è, e vi parla una che con la sua futura professione deve tenere tutto pulito.

A me le persone maniache dell’ordine e della pulizia mi fanno venì l’ansia. A volte, ansia da prestazione. Come a casa di mia zia Rossella, dove una domenica, ho vomitato perché il fatto di non sporcare nulla mi aveva scatenato un mal di pancia fisico e psicologico. Che alla fine ho espulso tutto quello che avevo mangiato la sera prima.

Sto seduta sulla poltrona, su cui ho messo una coperta per non sporcarla. Sto mangiando delle patatine e vedendo una replica di “Uomini e Donne”. Non ci trovo niente di demenziale come dicono le mie amiche già laureate e professoresse di sto cazer. A me rilassa, non fa pensare a nulla.

Bussano con insistenza alla porta. Una voce grida e dice: Pachy, Pachy, sono Ileana.

Ma, chi è sta Ileana. Non ne ho mai sentito parlare! Pascal (io lo chiamo così) non mi ha mai detto di avere un’amica che si chiama Ileana.

Non rispondo e faccio finta di nulla.

Pachy, Pachy aprimi per piascere.

Abbasso la tv e finisco di sgranocchiare le patatine.

Il silenzio prende il sopravvento, i quadri sembrano guardarmi e dirmi Chiara ti metti sempre nei guai, i piedi ed il viso vengono coperti da un plaid non troppo lungo.

Una chiave viene messa nella serratura e la porta si apre.

Il cuore batte, sempre più…

Chiar@

 

42: Immagino mia nonna

 

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Cuori, dicembre 2015

 

Mia nonna, quando ero piccolo mi comprava una barretta di cioccolato. Ogni settimana me ne comprava una. Non vedevo l’ora di riceverla. Scendevo dal bussino giallo e lei con una mano mostrava quella barretta, che per me era un regalo vero. Sentito.

 

Mia nonna, quando mia mamma è stata in America, mi aveva voluto con sé. Per circa un mese. Mi pettinava, mi cantava le canzoni, mi faceva mangiare come se non ci fosse un domani. Vedevamo le telenovelas e parlavamo di Topazio e Gianluigi.

 

Mia nonna era l’ultima di quattro fratelli. Era l’unica che per un periodo si è occupata di Esterina, sua mamma. Una donna colta, austera e dominante. Severa. Esterina nascondeva i cioccolatini nel suo baule marrone e non li offriva a nessuno.

 

Mia nonna era ribelle. Voleva fare la tronista di “Uomini e Donne”. Beveva il caffè con la panna da cucina. E puliva in maniera ossessiva vetri, piastrelle e pavimenti. Cuciva, mentre vedeva Emilio Fede alla televisione.

 

Mia nonna, al matrimonio di mio fratello, l’11 dicembre 2011, era rimasta affascinata dalle vetrine di Pescara, dalle luci di Natale, dalla città sempre in movimento. Il contrario del paese in cui viveva. Un posto anonimo d’inverno.

 

Mia nonna, a maggio 2012, scopre la sua malattia. Non subito, però. Ricordo quel rossetto rosso, il primo giorno d’ospedale. La voglia di combattere lo sconosciuto. L’ignoto.

 

Mia nonna, alla fine di giugno del 2012, mi chiama. Mentre ero all’università e rileggevo la mia tesi, che avrei discusso il 24 luglio. Mi dice: “Sto morendo!”

 

Mia nonna, muore il 31 luglio del 2012. Non sono andato al suo funerale. Non ho avuto il coraggio!

 

Di lei mi restano le immagini. Ricordi preziosi che non dimenticherò mai. Amuleti che porterò sempre nel mio cuore.

 

Buona serata,

Em@

 

Canzone di sottofondo: 

Giorno Quarto

Ciao,
come va? Bene, male o normale?
Io, rispondo sempre normale perché mi sembra la risposta giusta, azzeccata. Stare bene è troppo, stare male non è quasi mai vero.
Io sto normale. Perché la normalità non esiste. Quindi in realtà sto bene, secondo il mio punto di vista. La mia normalità diversa.

Ho fatto un patatrac. Comunque, oggi ho continuato ad apprezzare la mia città. Una cittadina, nell’entroterra abruzzese. Abito a Chieti alta,
non Chieti scalo. In realtà sono la stessa città, stesso comune. Ma, due realtà diverse. Per motivi positivi o negativi.

Parlo di Chieti alta, solo per esperienza. E’ una bellissima città, ma una città camomilla come la chiamano i teatini. Non succede mai nulla e quando succede qualcosa, quel qualcosa diventa un fatto di cronaca. Scherzo!!!!

Chieti ha un centro storico bellissimo, antico. Vie caratteristiche e pati di case sensazionali. La scorsa settimana, ho visitato una casa in centro. E ne sono rimasto affascinato. La casa si trova all’interno di una via stretta, apparentemente senza luce, buia.

Entrando da un portone grandissimo, mi sono imbattuto in un corridoio, con mattonelle verdi e bianche, che sprigionava una luce forte ed intensa, proveniente da grandi finestre. L’appartamento era al secondo piano: luminoso, amplio. E aveva un panorama “che te lo dico a fare?”. Da lì, si vedeva il mare e le case, grandi e piccole, facevano da sfondo. Uno sfondo stile Casa della Prateria. Solo stile, però. ;)))

Chieti ha anche molto verde, aria pulita. Amo passeggiare dietro alla Civitella (Anfiteatro Romano) con il mio cane, perché ho la sensazione che la natura, per un pò, si unisca ai miei pensieri.

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Di Chieti, non amo le persone. Alcune sì, intendiamoci. Ma, la mentalità non la sopporto: una mentalità borghese, dove tutti cercano di nascondersi dietro ai ruoli imposti dalla società. Sono tutti personaggi e pensano che essere avvocati, commercialisti, notai, professori, sia l’unico mezzo per esistere. Non sapendo che l’esistenza è essenza, non apparenza.

Come in tutte le cose, anche nelle città, ci sono aspetti che amiamo. Altri un po’ meno. Ma, è proprio nella mediazione che sta la normalità, ritornando alla frase iniziale.

La nostra mediazione, non quella altrui. Perché la normalità assoluta non esiste, quella relativa ci permette, invece, di incastrare pezzi di un puzzle. Che molto spesso, perdiamo per strada.

Un bacio,

Il Vostro Morel

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