La nevicata del 2017

Neve.
Bianca.
A tratti confortevole. A tratti deprimente.
Ti imponi con insistenza da giorni.
Come se avessi voglia di farmela pagare.
Che ti ho fatto? Io nulla.

Neve.
Che addobbi le case a festa. E le rendi sempre natalizie. Oramai è due natali che vivo in due settimane. E non ne posso più.
Ora. È troppo.

Neve.
Ho sentito che domani torni. Con il tuo fare elegante ed insistente. E non lasci gente passeggiare tranquillamente, negozi guadagnare. Persone, vivere.

Neve.
Ieri siamo andati anche al Tg.
Al tg1. Non sei contenta?
Questa notte vuoi tornare, per presenziare domani al telegiornale spagnolo o francese?

Neve.
Mi hai rotto.
Ti odio.
Come quel ragazzo che desidero tanto e non mi calcola. Perché a lui piace il mio migliore amico. E me lo ha pure detto.

Neve.
Odi et amo.
Ora ti odio.
E lo sai bene.

79: Un po’ di me #4

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Buenas,

come state? Da oggi cambio registro:):):). Nel senso che vorrei gestire il blog come una vera e propria pagina di diario. Dove giornalmente vi racconto parti di me, prendendo in considerazione quegli aspetti della giornata che mi hanno fatto riflettere, pensare e/o sorridere.

Scrivo questo perché il blog è un mezzo che evolve giornalmente, dove l’aspetto della persona che lo scrive viene fuori in ogni caso. E dove la giornata che si racconta è parte viva, non come accade con una poesia o racconto.

Continuerò a scrivere racconti e recensioni di libri, ma non come parti staccate da ciò che sono. Li scriverò perché mi rappresentano e perché sono inseriti nella mia vita.

E poi, come mi avete anche suggerito, è bello conoscere aspetti della vita di colui o colei che scrive (in) un blog che seguite.

Tornando a noi. Pedro oggi ha fatto il bravo e ha mangiato tutto (sembro un po’ una bimbominkia parlando così). Ha fatto le due solite passeggiate con il sottoscritto. E ora dorme beato sul mio letto. Ma, poi andrà al letto di Luca e dormira’ con lui. Perché Pedro dorme con Luca. Sembrano innamorati (ahhaha). Dorme dalla parte dell’armadio, perché si sente più sicuro, rispetto alla parte della porta.

Io, ora mi sto vedendo “Chi l’ha visto?”. Non è una cosa da poco. Perché è la mia trasmissione preferita da quando ero piccolo. Amo soprattutto la costruzione dei servizi. Uno degli inviati è di Chieti e ogni volta che lo incontro vorrei chiedergli informazioni sui casi. Ma, passerei per stalker e questo screditerebbe la mia fama di bravo ragazzo. Che, realmente e in verità, sono. 😇😇😇😇😇😇😇

Oggi ho riflettuto molto e ho visto documentari su youtube riguardo ai campi di concentramento, dopo aver finito di leggere “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin (la recensione la trovate sulla categoria Premio Strega, se non l’avete letta e la volete leggere).
Nelle immagini video, ho visto uomini che non riuscivano a camminare per la troppa magrezza, visi assenti. Assenza derivata da una condizione fisica e interiore. Assenza che nasce da un dolore estremo, che non riuscirei nemmeno ad immaginare. A percepire.

Ora vi lascio che ho male a un dito. Me lo sono quasi frantumato con il minipimer per fare una salsa tonnata.

Ricetta:
Scatoletta di tonno senza olio/ confezione di yogurt greco bianco/ due acciughe/ capperi quanto basta.
Amalgamare il tutto con il minipimer a immersione.

Ah dimenticavo la parola del giorno, che oggi è “ricordo“.

Il ricordo è quella parte di noi che, anche se la vogliamo rimuovere, resta. Restano le immagini, le emozioni, le paure, i dolori. Resta ciò che siamo e che, ora, fa parte di noi, nel bene e nel male.

Notte, 🎇🎇🎇🎇

Em@

27: Luoghi di Transito

sedia

Andavo spesso a Roma per l’Università. Davo gli esami da non frequentante. Quasi sempre prendevo l’autobus e ovviamente scendevo alla stazione.

La stazione come luogo di transito: un luogo indefinito con un bar, dei bagni, un edicola, un chiosco di panini, chioschi di biglietterie.

Gente diversa con bambini che piangevano, mamme che salutavano, nonne con un’unica stampella che attendevano i figli alla stazione, dopo mesi di villeggiatura a Pescara.

In quel luogo di transito percepivo emozioni irreali e riuscivo ad immedesimarmi nelle realtà altrui. O almeno ci provavo. Sorridevo dopo un incontro tra madre e figlio, mi scendeva una lacrima quando un marito salutava la moglie perché andava lontano per lavoro, ascoltavo storie all’insaputa dei protagonisti, che mi permettevano di riflettere su questioni fino ad allora non considerate.

In quel luogo di transito passavano persone che non avrei più rivisto, realtà mai sperimentate e che sperimentavo in un attimo, sensazioni che si trasformavano in verità perché diventavano verità immediate. E non solo percepite.

I luoghi di transito, come le stazioni e gli aeroporti, sono frangenti di vita che sfuggono alla riflessione duratura e ci fanno per un attimo essere come personaggi di libri.

Buona serata,

Em@