Suonando musica.

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La suonatrice di chitarra, Jan Vermeer, 1672

 

Buen@s,

ascolto musica. Musica rilassante, quella che non mi permette di pensare. Inoltrarmi. In pensieri che non mi appartengono. Anzi, forse sì. Ma, quei pensieri hanno bisogno di un interruttore qualche volta, no?

Ultimamente, da qualche mese a questa parte, non ho pensieri difficili. Dilemmi insormontabili. Visioni distorte. Capisco chi non dorme a causa di quel flusso mentale e indecifrabile, che ogni giorno o sera, quando è buio, riaffiora. Viene fuori.

Quel flusso che ti bussa alla porta, e tu non vuoi aprire. Ma, non aprendo starai sempre con la tensione che quell’essere indefinito, prima o poi, entri.

Meglio farlo entrare prima e liberarsi di quella paura. Che conosco bene. E che rende le notti insonni. Le mattine d’estate offuscate ancora da più da una cappa di umidità. Che non ha via d’uscita.

La musica, quella rilassante, è come la scrittura: depurativa, silenziosa, fortemente vitale.

Anche oggi fa caldo, domani sarà lo stesso.

Mil besos,

Em@

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Buen@s (inizio 19.10, fine 19.35)

questa mattina, mentre facevo ripetizione di spagnolo, mi sono concentrato sulla descrizione di uno spazio. (Fa freddo questo pomeriggio di novembre. Odora di chiuso nella casa di Roman. Attraverso una finestra senza tende, entra una luce forte, come la luce di uno scenario espressionista. Sono seduti mentre si guardano. Li separa solo un tavolo).

Ho comprato un tappeto e due cuscini per la mia nuova camera. Ho concordato il pezzo del tappeto, che stava già in offerta.Un tappeto blu. Blu come il mare. Blu come gli occhi di qualcuno che si ama. Di qualcuno che fugge. E non riusciamo a prenderlo. Perché forse è distante. Siamo distanti.

Ho mangiato pasta in bianco per depurarmi. Stomaco sottosopra.

Mi sono depurato. E dopo aver atteso un tecnico, che doveva vedermi il piano cottura e che pensavo fosse bono, sono uscito.

Ho fatto questa foto:

Un padre che riprende il figlio da scuola e ci discute. Forse il bimbo non vuole capire e il padre cerca di riportarlo sulla retta via. Una signora con un cappotto nero viene verso di me, mentre l’altra con il cappotto marrone, un cappello e una borsa rossa si reca dalla sua migliore amica. Escono sempre insieme. Le vedo sempre. Fumano e basta. Litigano e discutono. Ma, alla fine sempre insieme le vedi. Siamo in centro storico, il corso. E’ un giorno come tanti. Oggi era sereno. Tutto sembrava tranquillo. Quasi tornati alla normalità.

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Stasera mangio hamburger. Ho dimenticato gli spinaci in studio. Ma, non esco per riprenderli.

Notte,

Em@