Attesa #1

Ci sono persone che amano l’attesa del Natale, le luci, le vetrine addobbate anche male. Purché addobbate.

A queste persone non interessa il giorno 25, troppo impegnativo, per i loro gusti. A loro interessa perdersi nell’aria natalizia, nel freddo e nelle coperte davanti a un film di Natale. A loro interessa il giorno feriale: quello dei preparativi dei dolci, delle decisioni importanti dei menù, dell’avvento di un parente importante che non vede da tempo.

Ci sono persone che amano l’attesa, perché nell’attesa il tempo, forse, si vive di più.

#CaneAbbandonato

#CaneAbbandonato

Vagava solo per il mercato: un cane abbandonato.

Piccolo, marrone e anziano.

Aveva paura. Ed attendeva vicino alla piazza della frutta.

Attendeva in un determinato punto, vagava e tornava nuovamente nello stesso posto.

(Forse qualcuno ha deciso di lasciarlo lì. Proprio lì. E se n’è andato.

E’ andato lontano. Forse a casa, forse a fare compere, ma con un peso addosso.)

Per un po’ gli sono stato vicino. Gli ho messo da mangiare. Ma, non si faceva toccare.

Impaurito tornava in quel posto. Indifeso e spaesato.

Vagava solo per il mercato. Un cane abbandonato. Che aveva paura giustamente di chi si avvicinava. Che giocava, con i cani degli sconosciuti. Che, per fortuna, ora ha trovato ristoro. Per ora in canile, domani forse altrove.

Spero per lui altrove: lontano. Lontano da colui che lo ha abbandonato.

#nerasolitudine

#Nerasolitudine #2

 

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Si fermano vicino alla minuscola casa della signora Di Gregorio.

Una signora, con un cane di nome Lucy.

Le foglie si insediano in vasi ben tenuti e sbirciano dalla finestra cosa succede in casa.

Silenzio e solitudine si incontrano in ogni istante. Ma, sono schiacciati dal cane che fa di tutto per tenere impegnata la minuta signora Di Gregorio.

Che ride, sorride e si arrabbia.

Foglie cadono. Spinte dal vento.

Un vento gelido, che non porta una nera solitudine.

 

Giorno Quarto

Ciao,
come va? Bene, male o normale?
Io, rispondo sempre normale perché mi sembra la risposta giusta, azzeccata. Stare bene è troppo, stare male non è quasi mai vero.
Io sto normale. Perché la normalità non esiste. Quindi in realtà sto bene, secondo il mio punto di vista. La mia normalità diversa.

Ho fatto un patatrac. Comunque, oggi ho continuato ad apprezzare la mia città. Una cittadina, nell’entroterra abruzzese. Abito a Chieti alta,
non Chieti scalo. In realtà sono la stessa città, stesso comune. Ma, due realtà diverse. Per motivi positivi o negativi.

Parlo di Chieti alta, solo per esperienza. E’ una bellissima città, ma una città camomilla come la chiamano i teatini. Non succede mai nulla e quando succede qualcosa, quel qualcosa diventa un fatto di cronaca. Scherzo!!!!

Chieti ha un centro storico bellissimo, antico. Vie caratteristiche e pati di case sensazionali. La scorsa settimana, ho visitato una casa in centro. E ne sono rimasto affascinato. La casa si trova all’interno di una via stretta, apparentemente senza luce, buia.

Entrando da un portone grandissimo, mi sono imbattuto in un corridoio, con mattonelle verdi e bianche, che sprigionava una luce forte ed intensa, proveniente da grandi finestre. L’appartamento era al secondo piano: luminoso, amplio. E aveva un panorama “che te lo dico a fare?”. Da lì, si vedeva il mare e le case, grandi e piccole, facevano da sfondo. Uno sfondo stile Casa della Prateria. Solo stile, però. ;)))

Chieti ha anche molto verde, aria pulita. Amo passeggiare dietro alla Civitella (Anfiteatro Romano) con il mio cane, perché ho la sensazione che la natura, per un pò, si unisca ai miei pensieri.

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Di Chieti, non amo le persone. Alcune sì, intendiamoci. Ma, la mentalità non la sopporto: una mentalità borghese, dove tutti cercano di nascondersi dietro ai ruoli imposti dalla società. Sono tutti personaggi e pensano che essere avvocati, commercialisti, notai, professori, sia l’unico mezzo per esistere. Non sapendo che l’esistenza è essenza, non apparenza.

Come in tutte le cose, anche nelle città, ci sono aspetti che amiamo. Altri un po’ meno. Ma, è proprio nella mediazione che sta la normalità, ritornando alla frase iniziale.

La nostra mediazione, non quella altrui. Perché la normalità assoluta non esiste, quella relativa ci permette, invece, di incastrare pezzi di un puzzle. Che molto spesso, perdiamo per strada.

Un bacio,

Il Vostro Morel

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Giorno Secondo

Ciao. Siamo quasi a Natale. Meno due. Siamo in quel periodo dell’anno in cui i parenti litigano di più. Durante i mesi si ignorano e a Natale fanno finta di condividere qualcosa. Passioni, pensieri, parole, opere e opinioni.

La cosa che odio di più è questo finto perbenismo. Perché uno può benissimo salutarsi. E finisce la storia. Senza scambiarsi effusioni inutili. Che spingono i parenti serpenti ad aumentare quell’odio, che non esiterebbe senza quei minuti di effusione.

Tralasciando questo aspetto, che esiste, voglio parlare di altro. Di quelle persone che incontri, per anni. Sotto casa, al bar, in palestra, al supermercato, al cinema, al mercato. Ovunque. Che per motivi inesistenti non saluti.
In realtà,vorresti sapere tanto. A, volte anche tutto. Con chi sta, con chi va a letto. E’ gay, etero, bisex, trans o trav?

Ti rompi il cervello. E non fai il primo passo, tu, perché provi una sorta di vergogna. Vergogna che nasce da dove? Me lo sapete dire? Bah…

L’altro giorno, andando a consegnare una cosa per conto di un mio amico, mi sono imbattuto in un uomo, che ho visto sempre, in giro. Che ho squadrato, nei minimi dettagli. Che ho considerato sempre rozzo e misterioso. Con il quale ho instaurato un rapporto di sguardi. Di sguardi autentici finti. Perche’ erano autentici solo da parte mia.

Comunque, quell’uomo, da uomo burbero e misterioso e’ diventato gentile, cordiale e simpatico. Questo per farvi capire che a volte ci creiamo delle storie in testa, che prendono altre direzioni quando dobbiamo fare i conti con la realta’.

E a voi è mai capitato?

Un besito,

il Vostro Morel