14 ottobre: La prima verità di Simona Vinci

 

vinci
Simona Vinci, La prima verità, Einaudi, 20 euro, vincitrice Premio Strega

 

Le pagine di questo libro mi hanno lasciato qualcosa. Qualcosa di non convenzionale, che fa riflettere su chi siamo. E come ci comportiamo nella vita.

Una vita dove molto spesso il diverso vive ai margini. Fuori dalla tanto agognata normalità.

Cos’è, per me, la normalità? Un accezione che tende solo a definire. Punto. E basta.

In quest’opera, l’io narrante ci porta in un’isola. L’isola di Leros. In Grecia.

Un’isola dove fino a non molto tempo fa c’era un “manicomio”. Un ospedale psichiatrico realmente esistito, dove chi vi abitava era un mero oggetto. Trattato come un oggetto. Senza dignità.

L’isola, per me, è anche una metafora della vita che viviamo. Una realtà dove chi è ai margini non ha diritti. E viene isolato. Dove chi ha problemi psichici, o è nero, o è grasso, o è magro, o è gay, o…, viene sempre circoscritto all’interno di un sistema (muro), che si distanzia dal buonsenso comune.

Un buonsenso statico che ha una matrice strettamente politica e impostata, che considera la differenza come un marchio. Dal quale stare lontani.

L’autrice, Simona Vinci, scrive molto bene. Mettendosi nei panni di più persone. Persone che conosce alla perfezione e che ama profondamente.

Anch’io ho voluto bene alla vincitrice del Premio Campiello perché la sua storia mi ha segnato, mi ha fatto riflettere e mi ha portato a vivere, per più di un attimo, oltre il muro. E dalla parte di chi non ha colpa.

Em@

38: Una mattina…

IMG_20160331_155040
Dormono, Gennaio 2016

Una mattina come tante ti vedi diverso. Diverso da come eri ieri. Da come hai vissuto fino a ieri. Ieri un tempo vicino, così lontano.

In lontananza, scruti quello che hai progettato: le tue aspirazioni, i tuoi sogni, gli obbiettivi raggiunti, quelli abbandonati. Oramai nel dimenticatoio.

In lontananza, ti rivedi giovane e spensierato. I pomeriggi per il corso con la tua amica di sempre, a parlare di vacanze studio. Di Università, della cena da organizzare per il compleanno di Sabrina.

Vedi i piccoli passi che ti hanno permesso di essere come sei ora. Oggi. Rivedi la tua ribellione, le tue risposte dette a caso. La voglia di esserci. Di diventare per forza qualcuno. La voglia di diventare qualcuno, non per te stesso. Ma, per chi ti stava intorno.

In lontananza, ti vedi piccolo. Lo spazio ed il tempo per un attimo diventano fratelli. Fratelli di sangue. Quell’essere piccolo che ora osservi con la lente di ingrandimento, ti fa tanta tenerezza. Ma, ti dà tanta forza. Quella forza che hai ora, grazie a quel piccolo bambino che giocava spensierato in una campagna sempreverde.

Una mattina come tante, ti vedi diverso. Cambiato. Ti guardi allo specchio. Apparentemente sei sempre tu, ma in realtà il tuo viso esprime qualcosa di nuovo, il tuo corpo parla un linguaggio diverso. Diverso da quello di ieri.

Una mattina di marzo, aprile, maggio, di un mese qualunque, ti guardi allo specchio. In te vedi qualcosa di nuovo. Sei cambiato. Sei cresciuto. E l’hai capito.

Buona serata,

Em@

Canzone di sottofondo, mentre scrivevo il post: